Per capire la vastità del problema dobbiamo pensare che nel mondo, ogni ora, una donna in gravidanza viene abusata.

In Italia, per molto tempo, vi è stato una sorta di negazione del problema della violenza contro le donne, sia da un punto di vista istituzionale che sociale. Le percosse le minacce i ricatti gli insulti le privazioni economiche ai danni della moglie o dei figli venivano considerati normali conflitti familiari se non addirittura mezzi di giusta correzione, riprovevoli solo se in eccesso, ma pur sempre considerati fatti privati. Quindi spesso gli episodi di violenza domestica rimanevano nascosti tra le pieghe di una vita quotidiana spesso considerata a torto nella “normalità”.
Da rilevare che, fino al 1996, i reati per violenza carnale erano rubricati come “atti contro la morale “ e non delitti contro la persona, solo nell’ultimo decennio il problema della violenza sulle donne è stato riconosciuto universalmente come un problema di salute pubblica ed ha ricevuto una maggiore attenzione da parte di prestigiosi organismi internazionali, che con il loro attivismo hanno contribuito a riconoscerne la gravità e le conseguenze in molti casi drammatiche sulla salute delle donne.
Per capire la vastità del problema dobbiamo pensare che nel mondo, ogni ora, una donna in gravidanza viene abusata. Un mito diffuso è che la gravidanza risulti in qualche modo protettiva nei confronti della violenza e dei maltrattamenti. Sembra invece che la violenza non risparmia la donna neppure durante questa fase della vita e anzi può cominciare ad inasprirsi proprio in quel periodo. La gravidanza nella nostra società rappresenta un terreno privato e “sacrale”, all’interno del quale introdurre un argomento sgradevole come la violenza appare un atto stonato, intrusivo e dissacratorio, ma le donne continuano a morire e nella maggior parte dei casi per mano dei loro compagni. Ma perché tanta violenza contro le donne?
Tra i motivi ricorrenti in letteratura per spiegare i comportamenti violenti del partner (futuro padre) rivolti alla donna (futura madre) vi è quello dell’aumento di stress che la gravidanza della partner comporta per l’uomo. La gravidanza, per certi uomini, sarebbe fonte di stress e di frustrazione che si traduce in violenze sulla fonte di disagio percepita: la madre e il nascituro. Molto raramente si tratta di episodi isolati, il più delle volte sono invece aggressioni che si ripetono almeno due volte nel corso della gravidanza (60%) o anche più spesso (15%). L’incertezza riguardante la propria paternità, potrebbe essere un punto di partenza per tentare di capire il manifestarsi di comportamenti violenti in gravidanza.
La donna, per evidenti motivi legati alla sua biologia, sa sempre con assoluta certezza che il figlio è suo, l’uomo invece, per via del meccanismo stesso della fecondazione e della riproduzione, non può essere assolutamente certo di essere il padre biologico. Ciò spiegherebbe anche l’incidenza molto maggiore della gelosia sessuale negli uomini, riscontrata in tutte le culture. I racconti delle donne maltrattate fanno infatti spesso riferimento all’estrema gelosia sessuale mostrata dai partners maltrattanti e l’estrema gelosia sessuale è un tratto comune agli uomini che uccidono la proprie mogli.
Paola

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