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Le province

di Lorenzo Borla | 16 Febbraio 2014

C’è chi pensa che l’abolizione sia un vulnus alla democrazia; e adduce che il resto d’Europa ha più livelli assembleari. Ma i virtuosi paesi presi a modello seguono una regola ben precisa, che si chiama Rasoio di Okkam: <Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem>.

taglio-provinceAfferma il Sole24Ore: <Per le province è tutto da rifare. Per quanto riguarda l’accorpamento – con conseguente riduzione del numero delle amministrazioni – e il trasferimento delle funzioni a regioni e comuni – compreso il passaggio di personale, patrimonio, risorse (poche) e debiti (molti) – si è ritornati al punto di partenza. Il lavoro fin qui svolto – e sfociato in un decreto legge del governo Monti del 2012 che tagliava quasi la metà delle province – si è, infatti, bruscamente interrotto>. Ora, la sorte delle province probabilmente interessa soprattutto a chi ci lavora, compresa la parte istituzionale (presidente, assessori, consiglieri). Esse sono state da sempre utilizzate dai partiti per collocare i propri funzionari in ascesa (vedi Renzi) oppure solo bisognosi di un reddito. Di soppressione delle province si parlò già al momento della istituzione delle regioni, alla fine degli anni ’60, e probabilmente ce n’erano buone ragioni: ma prevalse come al solito, non “la democrazia”, ma la fame di posti pubblici, e non se ne parlò più.  Il tema tuttavia è tornato di moda, per approdare finalmente a un decreto. Quel decreto che, come si è visto, è fermo al palo. Tuttavia c’è chi pensa – essenzialmente la sinistra radicale, che del volgare argomento “riduzione della spesa” non vuole sentir parlare – che l’abolizione sia un vulnus alla democrazia; e adduce che il resto d’Europa ha più livelli assembleari: dunque, perché non dovremmo averli anche noi? D’altronde il resto d’Europa non ha il bicameralismo perfetto, ma la proposta di trasformazione del Senato in qualcos’altro, agli stessi pensatori non gli va bene. D’altro canto il resto d’Europa non ha le preferenze, ma a quegli stessi pensatori, le liste bloccate non gli vanno bene. Il tema richiederebbe una lunga trattazione. Possiamo limitarci a dire che i virtuosi e pragmatici paesi del Nord Europa, sempre presi a modello, forse hanno più livelli assembleari (ma non è detto). Seguono però una regola ben precisa, che si chiama Rasoio di Okkam: <Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem>. Tutto il contrario che da noi.

Pubblicato in : Primo piano

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