Sono politicamente lontano mille anni luce da Corradino Mineo. Lo stimo professionalmente ed è un giudizio non superficiale essendo maturato dopo alcune decine di anni di comune giornalismo radiotelevisivo alla RAI. E lo stimo per il coraggio e la forza dimostrati nell’opporsi ad alcune delle più sciagurate iniziative che si devono all’attuale maggioranza ed al “patto del Nazareno”, in primo luogo la riforma elettorale e le riforme costituzionali.
Penso che abbia commesso, nei confronti di Renzi e della innominata signora “forte e bella” che lo condizionerebbe, uno di quei fallacci di reazione che, nel calcio, sono tipici di quei calciatori che stanno subendo dalla squadra avversaria una supremazia che non dà scampo. L’ha data di fuori: non ci sono dubbi e non ci sono giustificazioni. Nemmeno quella di essere stato frainteso. Difficile che sia vero, perché proprio il mestiere a lungo praticato gli ha insegnato il modo di dire esplicitamente con chiarezza e quello di dire senza dire, di dire alludendo e di dire ambiguamente per tenersi sempre aperta una via di fuga.
Detto questo con chiarezza, con altrettanta chiarezza non voglio unirmi al coro indistinto degli odierni lapidatori di Mineo. Perché fra costoro ci sono quelli che vorrebbero fargli pagare non le parole inopportune sulla presunta e allusiva sudditanza di Renzi ad una signora “bella e forte”, ma la sua puntuta opposizione alle riforme di Renzi. E ci sono coloro che al Parlamento Mineo ce lo hanno mandato ed ora glissano su un tema tanto importante quanto attuale. E, cioè, sulla scelta dei deputati e dei senatori che da molto tempo non appartiene più al popolo ma ai gerarchi dei partiti. L’Italicum, da questo punto di vista, non corregge le storture del “porcellum” e per altri versi le aggrava. E, infatti, Mineo è ora sotto accusa. Ma nessuno ha minimamente chiesto conto della sua scelta a chi ha mandato al Parlamento Mineo e centinaia di deputati e senatori che a Mineo non legano nemmeno le scarpe.

Purtroppo Marzio ha ragione. Anche perché piu che bella e forte, la persona in questione è giovane e servile. In piu potente, il padre non vende ortaggi al mercato. Quanto al sorriso ebetino, fa compagnia all’altro sorriso sulle 23 del suo capo. Chi si assomiglia, si piglia.
Il vero errore di Mineo è quel ” bella e forte ” attribuito alla signora in questione, la quale non è né bella né forte se non per lo spettacolo di varietà in disuso da oltre mezzo secolo. L’errore di Mineo è quello di non capire cosa si cela sotto la disinibizione del femminismo cattolico che vive di allusioni e onanismo contenutoi. L’errore d Mineo è quello di non aver costretto la signora in questione sul terreno della sua ignoranza in modo da smontarle il sorriso da ebete che la contraddistingue e mostrane come la sua nullità non possa che attrarre la nullità del suo capo. Perché la nullità elevata al quadrato porta alla normalità del corretto confronto incipriato nel “politically correct “, nell’educazione che passa le veline all’attuale informazione di regime. E cosa si vuole di più se fondamentali sono i dati Banca Italia Istat, Bce, Fed, ecc.ecc. Poi i sarà sempre un Bergoglio a frustare l’avidità. O no?