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LE ELEZIONI ITALIANE VISTE DA WASHINGTON

di Oscar Bartoli

di Oscar Bartoli | 5 Aprile 2010

Fanno un po’ ridere i pochi giornali della sinistra italiana imbambolati nella ricerca di una giustificazione qualsiasi all’esito negativo delle urne nella recente competizione regionale. E fanno finta di non essersi resi conto che la sinistra in Italia e’ un ectoplasma che appare e scompare, del quale sono indecifrabili i contorni e contro il quale le corazzate mediatiche del Cavaliere hanno avuto buon gioco.
Un 30% di aventi diritto al voto non e’ andato alle urne. Ma in massima parte non si trattava del popolo della destra. Erano soprattutto gli intellettuali schifati, i medioborghesi annoiati, i giovani in cerca di identita’ politiche.
Lo zoccolo duro del target che rappresenta da sempre il riferimento delle azioni imprenditoriali del Cavaliere in massima parte ha mantenuto fede alla sua promessa fondamentalista.
Chi vive in America sa bene che il consenso si conquista con i passaggi mediatici a raffica. E Berlusconi ha utilizzato, come sa fare con la sua prepotenza rivestita di vittimismo, non solo il suo impero televisivo e radiofonico ma anche i canali della RAITV.
Hanno votato centrodestra anche quelli che si sono turati il naso e tra una sinistra inconcludente, frammentata, incapace di offrire una reale sponda di consenso e il governo del ‘presunto’ fare hanno deciso di dare ancora una volta fiducia alle affermazioni del rodomonte milanese.
A gamba tesa e’ entrato nella competizione il solito Vaticano favorito dalla scelta per il Lazio di una Emma Bonino della quale e’ stato facile ricordare a piu’ riprese le sue uscite blasfeme e abortiste.
Senza parlare poi del tremendo calo di immagine determinato dal sig. Marrazzo frequentatore di trans che ha fatto scattare la molla automatica del “Almeno Silvio va con le piu’ belle donne d’Italia.”
L’ectoplasma della cosiddetta opposizione era ed e’ composto da un PD che farfuglia in maniera incomprensibile con il suo segretario Bersani, da una congrega di personaggi squalificati animati solo dal tradizionale ‘cupio dissolvi’ in cui la sinistra italiana eccelle da decenni, dalle punte Di Pietro e Grillo che con il loro pujadismo hanno contribuito a tenere alta l’immagine del Cavaliere secondo il motto mussoliniano “parlate male di me, ma parlate”, e da quell’Arlecchino servitor di due padroni, al secolo Casini, che, nonostante i calci nei denti ricevuti dal Cavaliere, continua a praticare la politica andreottiana dei ‘due forni’. E nei commenti riciccia il rimorso di avere fatto fuori Prodi, il solo che abbia battuto due volte Berlusconi.
Facile allora la previsione dei leghisti secondo cui alla scadenza di Napolitano sara’ eletto Presidente della Repubblica il Silvio nazionale che nel frattempo sara’ riuscito a modificare la Costituzione in senso presidenzialista “fasso-tutto-mi”.
Auguri Italia.

UN PÒ DEPRESSO, MA NON RASSEGNATO
L’esito di una elezione, nella nostra nazione assume, da anni aspetti tragicomici che agli occhi di osservatori stranieri non possono che dare l’immagine di una nazione superficiale, in cui il dono della dignità, che ogni uomo civile dovrebbe possedere viene messo da parte per grottesche convenienze. Il non ammettere le sconfitte e dichiararlo apertamente utilizzando spiegazioni alchemiche non è buona cosa, sia perché mette in confusione il cittadino che per coerenza delle proprie idee ha votato quel partito in cui ha militato, o meglio si è speso per anni quasi con ecumenica tenacia al fine di consentire una valutazione serena delle proprie idee (non ci si spende solo per convincere e far proselitismo; i risultati si hanno quando si consente a chi ti ascolta di valutare, di pensare e quindi decidere), sia perché una evidente bugia crea nell’opinione pubblica un qualcosa di risibile che ha un valore peggiore del disprezzo. Possono queste mie parole apparire pesanti, ma per un cittadino di età maggiore di 60 che ha vissuto e condiviso l’Italia antifascista leggendo Gramsci, Turati e seguendo l’onda di Riccardo Lombardi, rimane quanto meno indignato per il dire di colui verso quale ha riposto la fiducia politica. Se queste sono le premesse ci si rende conto che a meno di una svolta politica completa e totale nell’interno di quelle forze, che aimè si definiscono di sinistra, scivoleremo su un piano inclinato che ci porterà verso un punto di non ritorno, con la scomparsa della sinistra stessa.
Abbiamo vissuto una stagione i veleni. Nel palazzo ne è corso a fiumi. La sinistra che inizialmente si pone un programma concreto andando a scomodare Prodi già battuto in una prima esperienza di governo, non per ragioni puramente politiche ma dall’egocentrismo di un personaggio rifondatore di un comunismo per certi versi diverso da quello comunemente conosciuto, corteggiato dai media per il suo aplomb snob (nel senso latino dell’acronimo), nella follia megalomane, sfiducia un governo che bene stava operando con la scusa della finanziaria. In effetti come affermò Occhetto: “… Bertinotti si è assunto un ruolo, si è messo a fare la ruspa per sradicare l’ulivo, preparare il terreno di palazzo Chigi a D’Alema. Il suo obiettivo è cambiare l’humus su cui è cresciuto l’Ulivo. La crisi è stata ideata dentro la sinistra …..”.
Questa sinistra che vive la paranoia di un masochismo schizofrenico continua la sua strada incurante delle esperienze fatte. Si affida ai soliti che vivono in eburnei palazzi del niente ove si mestano strategie per questa o quella posizione di potere e secondo questa logica vengono sacrificati i vari segretari (3, circa in un anno) mentre l’ombra del grande genio onorevole D’Alema in arte Waterloo per le innumerevoli sconfitte in battaglie in cui l’arguzia strategica sembra comprenderla solo Lui, continua a dare consigli e sembra voler guidare un vapore senza carbone. Dov’è la sinistra vicina alla gente che si fa carico del grido di dolore di operai lasciati deteriorare in casse integrazioni? dove sono le lotte politiche parlamentari in grado di denunciare gli innumerevoli scivoloni di un governo di destra che coerentemente governa secondo le proprie logiche? Dove sono i grandi movimenti popolari promossi dalla CGL?, ormai abbandonata, perché non persegue interessi economici convenienti (Consorte non è il mago dei sogni del signor Waterloo, per non parlare del flop della banca del Salento etc.). I media hanno rappresentato il movimenti viola (NOBDAY) come un grande evento e poco hanno detto o hanno presentato della manifestazione della CGL a Roma. Quali sono le proposte, come intende contribuire nella soluzione di Termini Imerese ? (anche lì la pseudosinistra si è fatta rubare il tempo dalla destra di Miccichè e compari). Quali sono i piani di rilancio della piccola industria, sale della economia italiana? Ma veramente si crede che agli italiani possano interessare i gossip di Santoro (si dice, salvo il vero che guadagna 700.000 euro l’anno), o le donne del Presidente del Consiglio? (che in una Italia gallista passa per un gran ganzo meritorio di voto).
Preg. direttore “basta, non ne possiamo più, che ben vengano i Renzi e le Serracchiani, che ben vengano i Vendola (il Nelson che sconfisse lo stratega di Gallipoli), le fabbriche di NIKI, che si aprano le porte al popolo e si ritorni ad ascoltare. Ammettere la sconfitta con spirito critico è costruttivo. La Sinistra deve abbandonare la sete di potere per cui compete con il presidente del consiglio e rinascere pura ponendo al centro la motivazione per cui è nata “Etica e Lavoro” altrimenti, come raccontò Mastro Titta, dobbiamo dire con Leonida Montanari prima di essere decapitato, la cui colpa era la coerenza delle proprie idee: “buonanotte popolo!”.
Leonardo Di Cosmo
Siena
DAGLI AL LICENZIATO IN AMERICA!
Come denunciato dall’ultimo film di George Clooney le aziende americane per licenziare i propri dipendenti si avvalgono di societa’ esterne specializzate. E’ ora la volta del New York Times che mette in prima pagina una azienda che nel giro di otto anni e’ passata da una dimensione insignificante ad essere oggi il migliore consulente delle corporations piu’ importanti che vogliono rifiutare le richieste di sussidio dei propri dipendenti licenziati per alleggerimento di personale. Talks Corporation manda i suoi agenti a difesa degli interessi degli imprenditori che non vogliono sborsare quattrini agli ex dipendenti che chiedono sia loro pagato il sussidio di disoccupazione. Avendo ormai raggiunto il 30% dell’intero mercato, Talks Corporation viene accusata in numerosi stati della Federazione di abuso, falso, azioni volte a eliminare la cosiddetta rete di protezione che le persone espulse dal posto di lavoro hanno per sopravvivere per qualche mese. Ed anche questa e’ America.

Oscar Bartoli

Pubblicato in : Primo piano

Info Oscar Bartoli

Oscar Bartoli, Avvocato, giornalista pubblicista, collabora con molti media italiani. Risiede negli Stati Uniti dal 1994 e vive tra Washington D.C. e Los Angeles. Ha lavorato per molti anni nel gruppo SMI,leader europeo nel settore metalli non ferrosi, successivamente nell’IRI come responsabile dei contatti con i media e in seguito direttore IRI USA. Ha insegnato per dieci anni alla scuola di giornalismo della Luiss e per due anni alla Catholic University di Washington DC. Tiene un corso sulla comunicazione nel Master di Relazioni Internazionali dello IULM di Milano. Da giovane, per pagarsi gli studi ma, soprattutto, perche’ gli piaceva, ha lavorato come chitarrista – cantante suonando nelle case del popolo, circoli cattolici, night clubs, radio e televisione. Gli articoli per la rubrica Pillole d’Oltreatlantico sono pubblicati dal blog Letter from Washington DC

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