C’è sempre una dilatazione dei tratti caratteristici di un popolo nei passaggi da una fase all’altra della sua storia. Ne abbiamo avuto una conferma in questi giorni, a proposito della vicenda del crollo di Pompei e conseguenti disavventure del ministro per i beni culturali Sandro Bondi.
Il primo tratto lo ha penosamente esibito il ministro: ed è il tono melodrammatico con cui ha affrontato il dibattito parlamentare. Del tutto fuori luogo. I ministri – è banale,ma giova ripeterlo- non sono al loro posto per gratificazione personale. O, almeno, non solo per quello. Svolgono una funzione. E se il loro permanere in carica crea difficoltà al governo di cui fanno parte, devono togliersi di mezzo. E grazie tante.
Ma anche i tratti caratteristici messi in mostra da altri non sono meno negativi e ridicoli. Infatti gli attacchi al ministro non rientrano soltanto nella logica crudele della dialettica politica di dare addosso a chi ritrova in difficoltà (che riguarda tutti i Paesi, perfino in misura maggiore rispetto al nostro). Quello che è tipicamente italiano è il malvezzo autoassolutorio di trovare un capro espiatorio. Ma davvero dobbiamo incolpare il povero Bondi di ciò che è accaduto? E davvero c’è così tanta voglia dare la giusta considerazione ai gravi problemi che affliggono il nostro sconfinato patrimonio monumentale e culturale? Per cominciare non c’è che l’imbarazzo della scelta: dalle migliaia di opere d’arte che ammuffiscono negli scantinati degli Uffizi e di tantissimi musei? O dai ridicoli orari di apertura? O dagli antiquati metodi di gestione? Coraggio…
E una raccomandazione: come prevede la nostra Costituzione per le leggi, si indichi da dove trarre i finanziamenti. Cioè, dove diminuire le spese.
Solo così un dibattito su quanto avvenuto a Pompei sarebbe serio e non strumentale.
LE COLPE DI BONDI E QUELLE DI TUTTO IL PAESE
Davvero c’è così tanta voglia dare la giusta considerazione ai gravi problemi che affliggono il nostro sconfinato patrimonio monumentale e culturale? Per cominciare non c’è che l’imbarazzo della scelta.

ho dimenticato di firmare il post precedente.
“Il primo tratto lo ha penosamente esibito il ministro: ed è il tono melodrammatico con cui ha affrontato il dibattito parlamentare. Del tutto fuori luogo. I ministri – è banale,ma giova ripeterlo- non sono al loro posto per gratificazione personale. O, almeno, non solo per quello. Svolgono una funzione. E se il loro permanere in carica crea difficoltà al governo di cui fanno parte, devono togliersi di mezzo. E grazie tante”
mentre concordo con la successiva parte dell’articolo, non capisco questa prima parte.
Ho ascoltato in diretta da radio radicale l’intervento di Bondi. Non mi sembrava che nella sostanza avesse fatto una così brutta figura. Nan so se Bondi usa un tono falso, come sostiene la ex-moglie. E’ il suo solito, c’è di molto peggio.