
Cerchiamo di non essere ipocriti. Quando una tregua diventa utile, improvvisamente diventa anche possibile. Non è un cambio di coscienza, è un cambio di condizione. È un segnale di affanno. Quando anche 48 ore di pausa diventano preziose, vuol dire che la macchina è tirata al limite.
Una tregua breve serve a Putin come il pane. Riordinare le linee, rifiatare, recuperare uomini e mezzi. Ma soprattutto serve al morale. Soldati stremati, mandati avanti al macello senza sosta, hanno bisogno anche solo di un frammento di respiro per non crollare. Due giorni possono fare la differenza tra tenere una posizione o lasciarla. E visto che le sta sonoramente prendendo sul campo checchè ne dicano Orsini e Travaglio, la Pasqua torna utile, evidentemente, Non è un gesto di apertura o di benevolenza, è solo gestione della fatica. È il segno di un logoramento che non si può più ignorare. Quando si arriva a questo punto, anche il minimo spiraglio diventa necessario.
E allora sì, tregua concessa da sua Immensitudine, ma non per bontà. Per necessità.
Piero Terracina

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