L’Italia e la Spagna hanno sostituito la Grecia come elemento cruciale di contagio dello “stress” finanziario.

Quel che è più grave è che non ha fatto alcun cenno alle preoccupazioni espresse, senza troppi “se” o “ma”, dal Fondo monetario internazionale. Il Working Paper n. 14/76 (ne sono autori due economisti Fmi distanti e distinti dalle nostre beghe: Brenda González Hermosillo e Christina Johnson) è eloquente: l’Italia e la Spagna hanno sostituito la Grecia come elemento cruciale di contagio dello “stress” finanziario. Si giunge a questa conclusione da un’analisi della volatilità dei Credit default swaps (Cds) di Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Spagna e Portogallo. La volatilità dei Cds – lo sa chi lavora sui mercati finanziari – è indicatore più complesso ma più eloquente dello studio dello spread dei rendimenti sui titoli pubblici a medio e lungo termine. Il Cds trasferisce il rischio di credito da un titolo a un altro; nel caso specifico da quelli di Grecia, Irlanda, Italia, Spagna e Portogallo a quelli della Germania.
C’è una forte co-dipendenza (rivela lo studio) nella volatilità dei Cds italiani e spagnoli rispetto a quelli tedeschi e ciò rende questi due paesi un focolaio di crisi europee. Inoltre, quasi in parallelo, uno studio del Center for European Policy Research- Discussion Paper No. DP9843 sottolinea come in mercati finanziari incompleti (come quelli europei) sono essenziali “obiettivi chiari e realistici di crescita del Pil nominale” per potere disporre del quadro utile ad affrontare il debito pubblico e privato.
In parole povere, non solo la strategia “flessibilità per le riforme” (il “patto politico” a cui il Governo mira per il Consiglio europeo dell’ottobre 2014) è fragile, ma, se non si appronta subito un piano convincente per ridurre il debito, l’Italia rischia di essere considerata dai partner europei (ben prima di ottobre) come un untore, in grado di contagiare gli altri sui mercati finanziari. In tal caso, il nostro Esecutivo potrebbe utilizzare il semestre di presidenza degli organi di governo Ue unicamente per appellarsi alla “clemenza della Corte”.

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