
In questo periodo la parola “sinistra” è molto in voga. Sarà per la questione delle primarie, sarà per via dei sondaggi che ormai danno sempre più come prossima candidata alla guida del governo proprio la coalizione di Bersani o sarà per altri fattori, ma dall’inizio del periodo postberlusconiano, la parola più pronunciata dai cittadini è passata da “Berlusconi” a “la sinistra”.
Ma la Sinistra non può essere un contenitore vuoto, essa è un valore culturale che va riempito dei suoi più tradizionali valori. E se nella tradizione della sinistra fanno parte la laicità e la libertà, gli esponenti che si autodefiniscono “di sinistra” non possono fare spallucce quando gli si parla eutanasia, di aborto, di fecondazione assistita, di unioni omosessuali e coppie di fatto.
In Italia sembra invece che i politici abbiano paura nel pronunciare quelle parole e a dare un giudizio. Gli chiedi cosa ne pensano dell’aborto? Ed ecco che in perfetto stile politichese riescono a riempirci di parole vuote senza darci un giudizio concreto. Non sono mica scemi. Non possono schierarsi in maniera così netta su questioni vaticanamente delicate come queste.
Sembra però non essere dello stesso parere, per nostro stupore e per lo stupore di tutta Roma, Mattia Di Tommaso. Il candidato alle primarie del centrosinistra al Comune di Roma per il Partito Socialista Italiano ha rilasciato per Pensalibero alcune dichiarazioni in materia.
Dott. Di Tommaso, io sarò schietto con lei e voglio che lo sia anche lei. Cosa ne pensa dell’aborto e della legge 194?
Sono contrarissimo ad ogni tentativo di eliminarla. Fin dalla sua istituzione, che porta la firma di un grande socialista quale Loris Fortuna, ha avuto il merito di eliminare gli aborti clandestini, consentire un ricovero in condizioni di salute e di sicurezza, ha ridato dignità alla donna. Solo nei paesi incivili e bigotti non può esistere una legge simile.
Introdurrebbe la pillola RU486, quella per l’aborto facile e autonomo?
Si, non appena termini il programma sperimentale avviato presso l’ospedale “Sant’Anna” di Torino. È un farmaco abortivo: ha il grande vantaggio di impedire l’ospedalizzazione della donna e il conseguente intervento chirurgico. Più indolore, quindi, e causa di minori traumi e, anche, di minori costi per il Servizio Sanitario. In Italia è stata autorizzata soltanto nel luglio 2009, quando ormai era l’ultimo paese europeo, insieme all’Irlanda, a non permetterne l’uso. Persino in Tunisia è utilizzata da anni senza problemi. La lobby vaticana, onnipresente sulla scena politica italiana, ne ha impedito a lungo la legalizzazione, nonostante i vantaggi evidenti.
Cosa ne pensa dell’eutanasia? Crede che anche l’Italia sia pronta per l’introduzione di un simile intervento legislativo?
Credo che i tempi siano ormai maturi per affrontare l’introduzione nel nostro ordinamento di una legislazione in tema di «fine vita», che superi i preconcetti e si ponga dalla parte delle famiglie e dei loro drammi.
Si considera un socialista “alla Zapatero” riguardo la legislazione per le unioni civili e per i matrimoni fra persone omosessuali?
Zapatero rappresenta uno dei miei punti di riferimento. Sui diritti degli omosessuali non si tratta di gente lontana ed estranea. Si tratta di ampliare le opportunità di felicità per i nostri vicini, per i nostri colleghi di lavoro, per i nostri amici e per i nostri famigliari, e allo stesso tempo per costruire un paese migliore, perché una società migliore è quella che non umilia i suoi membri. Voglio dare una risposta ad un gruppo di persone che per anni sono state umiliate, i cui diritti sono stati ignorati, la cui dignità è stata offesa, l’identità negata, la libertà repressa. Oggi dobbiamo concedere loro il rispetto che meritano, riconoscere i loro diritti, reinstaurare la loro dignità, affermare la loro identità e restituire la loro libertà. Non c’è aggressione alcuna al matrimonio né alla famiglia nella possibilità che due persone dello stesso sesso possano avere dei diritti in quanto coppia. Non c’è nessuna violazione dell’istituzione matrimoniale, anzi esattamente l’opposto: valorizzazione e riconoscimento del matrimonio.
Ancora un’ultima domanda. Crede che tutti i concetti che abbiamo esposto sino ad ora vadano rivendicati come propri dalla sinistra italiana?
La sinistra europea, sopratutto quella che si ispira, come me, alla tradizione socialdemocratica, ha da sempre posto al centro delle proprie politiche l’uguaglianza di tutti, il riconoscimento dei diritti civili e l’affermazione della dignità dell’uomo. Deve continuare su questa strada.

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