
Ha scritto il Presidente del Consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani nella prefazione a questo volume che è stato pubblicato dalle Edizioni del Consiglio Regionale “Gabriele Parenti è giornalista e regista televisivo conosciuto ed apprezzato in Toscana. Come molti suoi colleghi, all’attività di professionale ha associato quella di storico e autore di numerose pubblicazioni. Con questo volume – scrive – ritroviamo il Gabriele Parenti storico che si confronta con una delle pagine più importanti della nostra vicenda nazionale”.
In effetti questo libro vuole contribuire alla conoscenza di un conflitto che le potenze europee avevano molte possibilità di evitare e di cui non prevedevano le immani proporzioni. In particolare, si mettono in luce la sottovalutazione della crisi e il modo errato con cui fu gestita, poi facendo riferimento alla situazione italiana nei momenti chiave dell’intervento in guerra e delle prime vicende belliche.
Il successivo focus è sul disastro di Caporetto. Si parla poi della coesione nazionale che consentì la resistenza sul Piave, ma si sottolinea che tale solidarietà non andò oltre Vittorio Veneto. La pace ripropose la differenza tra coloro che intendevano lasciarsi alle spalle i drammi e i sacrifici della guerra e quanti proponevano una politica di potenza e di ampliamenti territoriali .
La bibliografia su Caporetto – ha scritto Gabriele Parenti – è sterminata: il catalogo della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze comprende 234 opere; quella sulle due battaglie del Piave è assai più contenuta: 61 monografie, buona parte delle quali pubblicate subito dopo la fine della guerra.
Questa differenza – osserva Parenti – si spiega, di solito, con l’inveterata tendenza degli italiani di parlare più delle sconfitte che delle vittorie. Ma è una spiegazione solo parziale. Caporetto ha colpito particolarmente l’immaginario collettivo anche perché le cause della disfatta sono tuttora controverse e, per alcuni versi, restano un enigma.
Anzitutto, fu smentita una regola della dottrina militare ovvero che le offensive dovessero impiegare forze assai superiori a quelle di chi si difendeva. A Caporetto fu adottata una nuova tattica che prevedeva di concentrarsi su un solo punto del fronte, in modo da avere lì una schiacciante superiorità numerica.
.Quella del Piave .sottolinea ancora l’autore – fu, invece, una vittoria difensiva di grande portata e di forte impatto emotivo. Per la prima volta l’intera nazione ebbe un soprassalto di efficienza sul piano dell’organizzazione e della produzione bellica. Fu “prodigioso” anche il fatto che la maggior parte degli sbandati, in pochi giorni, venne di nuovo inquadrata e poté tornare in linea.
Ma ebbe un minore “effetto immagine”, specie tra gli alleati La necessità di riequilibrare i due eventi cogliendone la simmetria è uno degli obiettivi di questo libro.
Circa Caporetto, Parenti sottolinea gli errori strategici di pare italiana ma anche degli austro-tedeschi che per avanzare il più possibile non riuscirono a circondare il nostro esercito e a metterlo fuori combattimento. Ma il vero paradosso – sottolinea l’autore – è che dopo due anni di inutili attacchi frontali e di crescente sfiducia, proprio questa gravissima sconfitta, trasformando la guerra da offensiva a difensiva del suolo nazionale, dette una scossa all’esercito e al Paese.
Un altro obiettivo di questo saggio è analizzare il confronto –scontro tra la delegazione italiana e gli alleati alla Conferenza di pace di Parigi, con le spinose questioni legate alle rivendicazioni in Dalmazia e nei Balcani con nuovo cambio di passo sugli obiettivi della guerra. All’inizio – rileva Parenti – si era parlato soprattutto delle terre irredente, dopo Caporetto della difesa del suolo patrio, adesso dell’acquisizione di nuovi territori a prescindere dal principio di nazionalità.
Quindi una politica di potenza che finì per aprire la strada mito della vittoria mutilata e all’avventura fiumana di D’Annunzio . Invece l’Italia aveva conseguito dei risultati importanti al tavolo della pace e nelle Conferenze successive e l’autore mette in rilievo come l’Italia, sebben facesse parte formalmente dei “quattro grandi” si fosse trovata, ad avere un peso minore rispetto a Gran Bretagna Francia e Stati Uniti che si opposero ad alcune acquisizioni promesse dal Patto di Londra. E quando il Presidente Orlando vi aggiunse Fiume, Clemenceau rispose “Fiume? Et pourquoi non la lune? “
D’altronde chi gridava alla “vittoria mutilata” dimenticava che i vantaggi territoriali richiesti in Dalmazia si scontravano con la dottrina Wilson sull’autodeterminazione e con il principio di nazionalità che erano che l’Italia aveva invocato per rivendicare Trento e Trieste.
Inoltre, questo libro vuole contribuire alla conoscenza della guerra, delle sue atrocità e quindi un contributo alla cultura della pace e, al tempo stesso, vuole rendere omaggio a quanti caddero in combattimento furono feriti o fatti prigionieri mostrando che il loro sacrificio salvò l’Italia dall’invasione e dall’occupazione.
Il volume contiene anche interviste a quattro storici e giornalisti (Alessandro Barbero Arrigo Petacco e Marco Ferrari Sergio Valzania) che hanno affrontato problematiche della grande guerra con nuove e significative interpretazioni
Nella parte dedicata alla Conferenza di pace, si parla anche delle rivendicazioni italiane in Albania, in Turchia e in Africa. Rivendicazioni che hanno oggi un sapore prettamente colonialista ma che all’epoca apparvero un modesto tentativo di replicare alla spartizione anglo – francese dell’ ex Impero ottomano e delle colonie tedesche.
Parenti ritiene, però, che l’Italia non sarebbe stata in grado di gestire nuove acquisizioni territoriali, che la propaganda nazionalista non fosse quindi motivata e che l’impresa di Fiume avesse acuito l’idea della vittoria mutilata tanto che il fascismo avrebbe cavalcato in modo spregiudicato l’ondata dello scontento e delle recriminazioni.
Il libro parte, quindi, dal convincimento che sia importante riscrivere la Storia sulla base dei recenti studi che vengono pubblicati in tutta Europa e della maggiore cognizione che abbiamo di quanto avveniva dall’altra parte del fronte,.
Nel presentare questo volume, Giovanni Casalini, Presidente del Circolo Fratelli Rosselli Valdisieve.che ne ha proposto la pubblicazione al Consiglio Regionale, ha scritto fra l’altro che “parlare di una guerra di cui non si era capita la portata devastante prodotta dalle nuove tecnologie e dalla corsa agli armamenti, è un significativo apporto per promuovere la pace. Ed ecco perché questo libro può essere anche un valido supporto per far conoscere questi temi al vasto pubblico, per ulteriori approfondimenti anche a livello scolastico e per nuovi studi sull’argomento”.
Il pdf del testo, qui riprodotto, può essere scaricato gratuitamente.
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