Dato che i miliardi che girano sono a debito, si sta rafforzando il partito dei finanziamenti “a fondo perduto”, cioè dei fondi che non devono tornare indietro, con tanto di interesse.
Un partito, naturalmente, al quale è facile aderire. Non richiede sacrifici e impegni e anzi consente promesse spendibili sul mercato populista, già forte di suo.
Eppure, anche il “fondo perduto”, in casi eccezionali e in tempi stretti, può essere uno strumento da utilizzare. Il campione del liberismo, Milton Friedman, parlava di “helicopter money”, cioè moneta da far piovere dall’elicottero statale sulle teste dei cittadini. Soldi direttamente in conto corrente, come hanno fatto effettivamente in USA e ad Hong Kong contro questa pandemia. Sempre meglio che andar avanti con sovvenzioni ad aziende decotte e a occupazione assistita all’infinito. Viene in mente una famosa provocazione su Alitalia: anziché spendere 10 miliardi, liquidare con somme milionarie i lavoratori! Ne avrebbero guadagnato tutti.
In un Paese come l’Italia questa violazione clamorosa delle regole base del risparmio è naturalmente molto pericolosa e per fortuna l’unico ente che ha fondi freschi da spendere, la BCE, non può salire sull’elicottero per statuto. Non può infatti far politica economica, e non a caso la Corte suprema tedesca ha chiesto spiegazioni persino sul Q.E.
I miliardi che girano sono intermediati dagli Stati che emettono i loro titoli, e buon per noi che la BCE compra i nostri ancora a tutto spiano (non potrebbe farlo solo se le agenzie di rating ci facessero scendere a livello spazzatura, dall’ultimo gradino dove ci hanno già collocato). Quest’anno le nostre emissioni lorde varranno 550 miliardi, e i privati ne compreranno a mala pena il 10%. Se mai dovremmo preoccuparci di essere sempre più BCE dipendenti e la BCE non è già più quella di Draghi. L’ammonimento degli ermellini di Karlsruhe non lascia prevedere niente di buono.
Con i miliardi BCE il nostro Governo può anche fare un po’ di “fondo perduto” (in alcuni casi urgenti è l’unica soluzione), ma ci deve stare attento. Non ha le riserve (anche troppe per i parametri UE) che all’inizio della crisi aveva la Germania. Quindi, non può esagerare.
Siamo insomma in una fase del tutto anomala, di sospensione non certo dell’austerità (chi era costei?) ma delle regole di base della politica economica e di assenza di vincoli di spesa. Sembra un Bengodi e se non ci stiamo attenti, ci crediamo.
Il debito è al momento uno straordinario anestetico, tanto più se siamo autorizzati da Bruxelles a non farci caso. Colti da improvvisa ebrezza di manovre “mai viste”, facciamo persino gli schizzinosi sul Mes.
Ora, in verità, sembra che sempre mamma Europa preveda a sua volta di versarci una quota anch’essa a fondo perduto e siamo infatti in attesa del “Recovery fund” che forse destinerà una (modesta?) percentuale di stanziamenti di questo genere.
Servirebbero per dare una mano ad un sistema economico importante come quello italiano, forte nell’export e nell’originalità dei prodotti. E’ di interesse anche europeo, che stia in piedi il tessuto della nostra piccola impresa, specie dei servizi (turismo, commercio, ristorazione). Sull’abbondanza di questa quota a fondo perduto non ci faremmo però grandi illusioni. Arriverà solo qualcosina.
Ma soprattutto dobbiamo impegnarci a far in modo che il sistema si rialzi. Non si può andare avanti a forza di denaro regalato. Il nuovo presidente di Confindustria Bonomi ha ricordato una regola elementare: lo sviluppo si fa con gli investimenti, e aiutare le imprese non significa indebitarle sempre più. Così le si consegna al fallimento o ad una nuova proprietà statale.
Deve assolutamente ripartire il dinamismo naturale del mercato. Occorrono investimenti, sgombrando con coraggio il campo dai tanti orpelli burocratici. Le infrastrutture già finanziate o pronte devono partire subito: è lavoro vero, è una macchina che gira, e crea – solo girando – nuove risorse.
Beppe Facchetti

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