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La sinistra della Boschi e quella della Bindi: aiuto voglio scendere!

di Nicola Cariglia | 26 Ottobre 2014

La ex ministra e la ministra sono le icone delle due diverse anime del PD: quella della manifestazione promossa dalla CGIL e quella della Leopolda. Ma siamo così sicuri che siano tanto diverse?

“Finchè s’ha denti in bocca un si sa icchè ci tocca!”. E questa non si poteva veramente indovinare: dover scegliere se per essere di sinistra occorra stare con la Bindi o con la Boschi. La ex ministra e la ministra sono le icone delle due diverse anime del PD: quella della manifestazione promossa dalla CGIL e quella della Leopolda.

Ma siamo così sicuri che siano tanto diverse? E che non avremo altra sinistra all’infuori di loro?

Personalmente le trovo abbastanza uguali, al di fuori delle scontate ironie che può destare questa affermazione. Lo sguardo serenamente trasognato della Boschi tradisce le certezze e la forza della Fede alla quale si è recentemente convertita. Impossibile che prima o poi non debba trionfare e possedere coloro che ancora non l’hanno incontrata. Anche la Bindi possiede la Fede, se possibile più forte perché più antica. Il fatto che tutto il mondo ancora non si sia convertito in tutto questo tempo, ha tramutato le sue antiche certezze in rabbia, talvolta furia, che si esprime senza possibilità alcuna di essere contenuta.

Insomma, per usare una parola anche troppo consumata, il dubbio laico non sfiora Elena e Rosy. Con nessuna delle due sinistre che rappresentano ci si ragiona. Ci si può mettere d’accordo, fare compromessi in nome della real politik. Ma ragionarci, no.

Quelli di Piazza San Giovanni hanno passato lunghissimi anni a dire no. Sempre e comunque, talvolta anche a governi espressi dalla loro stessa parte politica, a ministri e capi di governo del loro stesso partito. Quelli della Leopolda sono il governo. E dall’alto della loro posizione possono permettersi di fare le fighette e i fighetti, si sforzano di apparire simpatici. Ma quanto a discutere con chi non è dalla loro parte, manco a pensarci. Gli avversari loro li asfaltano: “ Stai sereno Enrico”, e tanti saluti.

La massima ingenuità sarebbe sforzarsi di cercare quali sono le differenze sul piano dei contenuti. Magari con pregiudizi e luoghi comuni del tipo “quelli di Piazza San Giovanni sono più a sinistra” e “quelli della Leopolda sono più a destra”.

La loro cultura discende dal vecchio PCI e dall’integralismo cattolico. Per cui, principi e programmi sono negoziabili. Addirittura in senso letterale. E’ questione di prezzo. Politico, si intende.

Non parlo di economia perché, francamente, non ho ancora capito cosa vorrebbero fare gli uni o gli altri. Ho solo capito che, comunque, conta poco. Si decide altrove e quello che si può fare in Italia è pochissimo nella disponibilità del Governo e molto di più in quella degli imprenditori.

Mi riferisco piuttosto, visto che così tanto si sono applicati, alle riforme costituzionali ed elettorali. Per ora siamo solo ai progetti. Ma sono progetti cangianti oltre che pasticciati. L’ultima trovata riguarda la legge elettorale, per la quale i renziani hanno ora tirato fuori il premio di maggioranza al partito più votato, non alla coalizione. Ma quelli che dentro il PD contrastano Renzi sono gli eredi di coloro che avevano scatenato l’inferno contro una timidissima legge elettorale, voluta da De Gasperi, che istituiva un “premio” alla coalizione che avesse superato il 50% dei voti! Inoltre hanno spesso sostenuto tesi diverse, in passato, rispetto a quelle di oggi. Dubito che il motivo della loro opposizione alla legge Renzi-Berlusconi sia dettata dalla loro sensibilità democratica offesa.

Insomma: saranno, se volete, due diverse sinistre quelle di Piazza San Giovanni e della Leopolda. Ma se fossero le uniche possibili ci sarebbe da spararsi (ad essere di sinistra).

Pubblicato in : Il punto del Direttore

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. paolo francia

    1 Novembre 2014 alle 12:59

    Hai ragione Marzio, ma ancora una volta sono gli italiani che si meritano questo destino.

    Rispondi
  2. marzio siracusa

    1 Novembre 2014 alle 10:17

    Tutto vero, ma intanto un Napolitano senile non abbindolato dal “nuovismo” renziano appena riconfermato avrebbe incaricato Letta di portare il paese alle elezioni, e quand’anche Renzi avesse vinto almeno avrebbe avuto l’investitura popolare e non della Leopolda, un’investitura tale da giustificare l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Ammess ma non scontata la vittoria di Renzi, visto che l’apparato del PD era ancora contro di lui. Un paese che si riduce ad avere un Presidente della Repubblica quasi novantenne e un primo ministro nemmeno quarantenne, mostra di per sé che la crisi è genetica prima che politica.

    Rispondi
  3. paolo francia

    31 Ottobre 2014 alle 23:24

    Marzio, ma che te ne fai di un Presidente della Repubblica decente quando il marcio è ovunque?!? Ti ricordi il film di Sordi, “Tutti dentro”…..sono tutti corrotti, prezzolati, ladri, e quelli che sembran puliti sono solo piu furbi di quelli che si fanno beccare, è davvero un Paese allo sfascio.

    Rispondi
  4. marzio siracusa

    30 Ottobre 2014 alle 10:04

    E delle gravissime responsabilità del saggio re Giorgio non si parla mai? Dove è stato deciso e da chi che costui sia una figura intoccabile? Con l’incarico a Renzi Napolitano mostrò di accogliere come vera e legittima l’intrusione mercenaria di elettori estranei e avversari del PD nelle primarie di quel partito, camuffate oltretutto da congresso. Un Presidente della Repubblica degno di questo nome avrebbe dovuto valutare il principio antidemocratico che così veniva introdotto, oltretutto in una fase di scollamento di Forza Italia. Quando l’ipocrisia entra in politica rivestita di puntuali rantoli di commozione, c’è da aspettarsi il paggio.

    Rispondi
  5. paolo francia

    30 Ottobre 2014 alle 01:33

    il tonfo arriva, molto prima del previsto, Renzi si sta autodistruggento per troppa boria.
    Andrà sgonfiato alle elezioni, ma proprio sonoramente. Lui e questo governo, il peggiore che si potesse ipotizzare.

    Rispondi
  6. paolo francia

    29 Ottobre 2014 alle 20:15

    Si caro Nicola,
    capisco il senso del tuo messaggio, Renzi era molto piu digeribile da solo quando faceva il “rottamatore” che accompagnato, male, come è adesso….se il contorno distrugge il piatto principale il tutto non è piu’ buono.
    Comunque basta dare un’occhiata a come l’Italia è classificata tra i peggiori Paesi dove vivere per rendersi conto della situazione, che a mio avviso non sarà buona neanche i prossimi anni, basta vedere come mal consierano l’arte e la cultura, dall’Opera di Roma a Pompei, passando da nord a sud…..peccato, le nuove generazioni avranno anni duri davanti e anche per i senior la vita non sarà rosea.

    Rispondi
  7. n.c.

    29 Ottobre 2014 alle 11:47

    Caro Paolo,

    il problema, dici giusto, prescinde da Renzi. E’ la tendenza italiana a cercare la soluzione in “qualche santo” che aiuti, il problema. Una tendenza ciclica: e non c’è bisogno di citazioni storiche.
    Mi dicono che qualche buotempone ha lanciato su un social network il gruppo “antirenziani per Renzi”. Idealmente aderisco, per sostenere Renzi contro i suoi sostenitori. Cioè, contro quelli che lo sostengono “perchè è l’ultima spiaggia”, perchè “è una scorciatoia”, “perchè rappresenta il nuovo”, perchè “ha fatto fuori tutti quelli che avevano fatto fuori noi e ora godo” e per mille altri motivi che niente hanno a che fare con l’interesse generale.

    Rispondi
  8. marzio siracusa

    29 Ottobre 2014 alle 10:11

    Ma non dimenticare, Paolo, che siamo parlando di un dottor contadino, e diho poho!

    Rispondi
  9. paolo francia

    29 Ottobre 2014 alle 00:32

    Cariglia, la “hosa” che interessa Renzi, senza arte né parte, è quella di “gioharsela” fino al 2023, non avrà la ricetta per gli italiani, ma per un italiano, lui medesimo, la ricettina l’ha avuta e anche per i suoi lecchini (che stanno aumentando, come avenne per Berlusconi dopo la vittoria). Poi ci sarà il tonfo, ma già si puo’ prevedere, la tecnica di Renzi, far un casino su 100 cose per distogliere l’attenzione e alla fine non tirar fuori un ragno dal “buho”.
    Contadino, scarpe grosse, cervello fino.

    Rispondi
  10. marzio siracusa

    28 Ottobre 2014 alle 14:08

    Personalmente ritengo Renzi solo uno scriteriato, viziato da una famiglia con bassa scolarizzazone e quindi considerato un bambino idolo, e tale è rimasto. Lo dimostra il livore puntiglioso e sopra le righe nel suo attacco al posto fisso, attacco che potrebbe essere di per sé giusto in linea di massima, ma che nella sua rabbia esaltata assume un che di equivoco, appunto da PSE, Partito della Sinistra Equivoca. Naturalmente ci viene detto che la sua non è rabbia e livore, ma passione per salvare l’Italia. Ora simile idiozie lasciamole alla Leopolda. Resta il portato patologico del personaggio, il credersi il primo della classe sempre, basta vederlo quando si presenta alla stampa, con la minaccia infantile delle sopracciglia a angolo acuto come a dire ” Ci son io, fate largo! “. Le considerazioni di Gian Franco Orsini sono più che fondate, ma è come dolersi d’un graffio alla propria auto quando un tamponamento l’ha sfasciata. Mancassero solo i lilleri!

    Rispondi
  11. n.c.

    28 Ottobre 2014 alle 11:05

    Caro Gianfranco,

    le tue giuste considerazioni mi stimolano a farne una ulteriore. La riforma della pubblica amministrazione, questa si radicale e senza pietà, non costa. Anzi sarebbe foriera di utili: non solo risparmi, ma anche maggiore produttività dello Stato e dei privati penalizzati dalle lungaggini e dagli abusi della burocrazia.
    E questo è il punto: perchè Renzi, invece di fare la voce grossa in mille direzioni, non affronta seriamente questo tema? Perchè gli piace “vincere facile”? Perchè non percepisce quanto sia decisivo il tema? Per non correre rischi di una lunga guerra di posizione, lui abituato alla gloria effimera di qualche ben riuscito blitz? O per qualche altra ragione ancora?

    Rispondi
  12. paolo francia

    27 Ottobre 2014 alle 13:21

    Che dire, impeccabile risposta di Marzio, condivisibile totalmente, la conclusione è che un primo ministro serio dovrebbe scomparire dalla scena, riportare la politica a missione alta e pensata, i telefoni dovrebbero essere vietati, cosi come i social networks, e si dovrebbero riportare le proprie energie nell’interesse UNICO del Paese e dei cittadini, invece di fare del proprio mestiere una rampa di lancio continua verso” Icché “…..
    Il “falegname” contadino in camicia bianca, gonfio, neoso, assolutamente vecchio e per i suoi 40 anni (sembra mio padre) è il falso nuovo, ma direi è il nuovo che rimbecillisce e funziona sempre in Italia, considerazione che fa cadere le braccia perché sono gli italiani che devono cambiare, non i primi ministri.

    Rispondi
  13. marzio siracusa

    27 Ottobre 2014 alle 10:53

    Sulla Leopolda il giudizio estetico vale più di quello politico. Lasciamo perdere Renzi seduto al banco di falegname che gioca a imitare e prendere per il culo S.Giuseppe, secondo lo stile anguilla che lo distingue. Ma guardiamo l’insieme. Anni fa, non so come non essendo un miliardario, fui contattato per acquistare una schifezza di bungalow in riva al mare delle Canarie, in un villaggio per gonzi in pensione ubriacati dal cosmopolitismo martellante alla 007. Per l’operazione di marketing e reclutamento dei bischeri fu allestita una sala in un hotel prossimo al teatro Comunale, e la sala era l’anticipazione esatta della Leopolda renziana, secondo lo stile marketing d’oltre oceano, una trentina di tavoli dove un disgraziato addetto al convincimento illustrava le gioie delle Canarie e del villaggio, con patetica e caparbia insistenza, al punto che al congedo pieno di livore per aver fallito mi disse che ero persona adatta al camping. Ora, mi si perdoni la reminiscenza, ma bisogna chiedersi perché la Leopolda segue il teatrino del marketing e la risposta è facile. Con Renzi e la sua banda di ingenui o in malafede l’Italia sta pagando la povertà formativa scolastica e universitaria che a partire dalla fine dei settanta divenne un vero crollo, interi ambiti generazionali furono indirizzati alla genericità approssimativa del sapere sempre più surclassato dall’immediatezza dell’informazione, con ovvi risvolti ludici e mercantili accattivanti, e con agganci alla realtà sempre più sbilanciati dal fallimento di una lettura storica all’imposizione del dettato tecnologico quale unica garanzia di certezza e fruibilità del sapere ridotto a abbecedario in assenza di idee. La generazione di Renzi è stata così fagocitata dal mito del cambiamento per il cambiamento, completamente inaffidabile e diffidente verso qualsiasi discorso critico di cui non avverte nemmeno l’esigenza convinta che il nuovo tecnologico sia di per sé vincente, e senza sospettare la necessità di indagare quali siano le leve che impongono un cambiamento e soprattutto quale tipo di cambiamento. Ma da questa necessità Renzi si sente immune perché da cattolico arrabbiato e scanzonato si è collocato in un ridotto a trecentosessanta gradi dove può mutare decisione e indirizzi senza problemi, leggi il suo falso pragmatismo. Nicola ben ci ricorda a proposito della Leopolda e della manifestazione di piazza le due anime di quello che ancora si chiama PD, l’eredità del PCI e l’integralismo cattolico. Aggiungo però che anche l’eredità del PCI è intrisa fino ai gomiti di integralismo cattolico, che iniziò con la stagione di Berlinguer e i suoi ragazzi, oggi sessanta settantenni. Siamo quindi di fronte a due integralismi che includono due ecumenismi, uno critico e prossimo al cattolicesimo conciliare e l’altro privo di studio e tutto ripiegato sul mercato e internet. Collante tra i due integralismi ecumenici e vero cuore della strategia cattolica è il volontariato e le sue diramazioni sociali e politiche, dove la specifica scena positiva si perde nell’interesse di parte. Non è u caso che l’impresina familiare dei Renzi avesse le sue radici nel volontariato, e non è un caso che quando Renzi da ignorante urla che il posto fisso è finito, nel suo intimo pensa di supplire al tutto trasferendo al mercato e alla produzione i meccanismi del volontariato. Perciò una scelta tra le due anime del PD è una falsa scelta, e qua Nicola ha ragione, anche se l’insulto al teatro che emana dalla Leopolda e dall’impresentabile Boschi, e il minimo di verità che viene dalla piazza e dalla patetica Bindi fa preferire quest’ultima. Ma conta tenere in mente che alla luce di un’integralismo cattolico ferocemente avviato mezzo secolo fa, il dilemma italiano è che la sinistra non esiste e non potrà mai esistere finché i Patti Lateranensi non saranno denunciati, operazione questa a sua volta inutile storicamente e culturalmente perché troppo fuori tempo massimo. Si paga oggi il conto di aver sempre considerato l’integralismo cattolico un minus con cui civettare per averne le briciole e restare a galla, mentre ci si dilettava a discutere sui condizionamenti del fattore “ K “ anziché sulle sabbie mobili del fattore “ I “ che da sempre spenge la nazione. Renzi e i suoi, nella loro ignoranza becera, sono la risultante di questo integralismo, l’ultima versione simpatica e sboccata, che traspare dalla gestualità, dal linguaggio, dalla mimica della persona di basso livello emotivo, per la quale, e non scherzo affatto, le forze di opposizione dovrebbero concordare la richiesta di una perizia psichiatrica, da allargare anche a Giorgio Napolitano di cui Renzi è il furbo ventriloquo, come lo sarebbe di chiunque gli serva. Siamo di fronte a un vecchissimo modo di fare politica che non a caso si camuffa dietro il mito del cambiamento, del nuovo e del futuro, tre parole vuote, che, se si finge di non identificarne i contenuti negli esiti perniciosi di un riformismo per il riformismo, diventano tre trucchi alla Fregoli. La gravità della situazione italiana sta in Europa, dove si stenta a comprendere che il nostro problema non è far tornare i conti, ma che l’Italia è e resterà una mina vagante compiaciuta d’esser tale, innamorata del nuovo mentre già lo odia. Infatti “ Il futuro è solo l’inizio “.

    Rispondi
  14. paolo francia

    27 Ottobre 2014 alle 02:00

    Triste e inutile spettacolo la “Leopolda”, e francamente questo teatrino del culto della personalità, o culto dell’ignoranza vincente, si poteva per pietà risparmiare e rinviare ad altra data.
    Se capisco cosa dice Cariglia, pero’ la manifestazione di Roma, pur organizzata da altri politici falliti, ha almeno avuto il merito di riequilibrare la mensogna e l’oltraggio al pudore della Boschi Leopolda e quello di far capire a questa gente che è finito il tempo delle illusioni e delle belle parole non seguite da fatti, o peggio seguite da fatti che si sarebbero dovuti evitare.
    Lo scopo di Renzi, “me la gioho”, perché il contadino rifatto vuol “gioharsela” fino al 2023, e francamente non si sa di che farcene del suo partito fasullo al 41% che non rappresenta piu nulla e nessuno.
    Meglio allora il viso cadente della Bindi col capellino grigio sull’unto, allo sguardo allucinato della Boschi con 3 ciglia mal ammazzettate dal troppo mascara e i capelli tirati in stile Bluebelle e quel vuoto leopoldesco del gesto e della parola.
    Imbarazzante.

    Rispondi

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