Arriva col suo carico di luce e contentezza in saldo.
Coi denti che si sbiancano per fare lo struscio e gli alberi che esplodono insieme ai tavolini dei caffé, mentre usciamo dal letargo ancora sonnecchianti, irritati da tanto rumore.
Domeniche al museo, estasi per animali cinguettanti, pace, amore e frutta di stagione. Ognuno capisce improvvisamente quello che deve fare, e si attiva. Inizia l’avanzata baldanzosa proprio quando sarebbe il momento di concedersi una pausa, se solo ci spettasse.
La primavera stuzzica tutto, pure i nervi.
A tratti sembra un inno al progresso, al successo che non dà tregua, che non ha pietà – che spedisce gli sconfitti ai lavori forzati, sotto una pioggia di foglie.
Come se il sole chiarisse ogni scelta e l’esitazione diventasse troppo pesante da indossare.
Così ci spogliamo, da qualche parte bisognerà pur cominciare ad accorciare i vestiti ed alleggerirci un pò.
Alla fine è una garanzia, è la nostra sarta personale: prima o poi, chiamata o no, viene sempre a darci una mano, pronta a tagliarci di dosso la malinconia.
Sarà da lei che hanno preso spunto quei quattro mentecatti che hanno inventato il lieto fine? Come biasimarli?
Ornella Tajani

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