
I cinque paesi fondatori storici:
Brasile, Russia, India e Cina.
L’Occidente è malato di superbia e di sonno. Convinto che la Storia sia un’autostrada a senso unico, asfaltata dai suoi valori e regolata dalla sua moneta, non si accorge – o finge di non vedere – il terremoto che sta spaccando la terra sotto i suoi piedi. Quel terremoto ha un nome cinico, quasi burocratico nella sua sigla, ma ferocissimo nella sua sostanza: BRICS+.
Non si tratta di una semplice alleanza economica, di un salotto dove statisti in doppiopetto firmano scartoffie. È un blocco tettonico che si muove, un’onda d’urto che sta spingendo il pianeta verso un ordine multipolare dove la vecchia egemonia euro-atlantica non è più il centro del mondo, ma una periferia che si arrocca.
L’integrazione di nuove economie strategiche non fa che accelerare questa mutazione geometrica. Con l’allargamento a colossi energetici e nodi geografici cruciali del Medio Oriente e dell’Africa, il gruppo ha smesso di essere un club di “emergenti” per diventare il portavoce spietato del Sud Globale. Un agglomerato che oggi controlla oltre il 40% delle riserve di petrolio e rappresenta quasi la metà dell’umanità.
Non li unisce l’amore reciproco. Le rivalità interne fra l’India e la Cina per i confini himalayani, o le frizioni storiche tra Iran ed Emirati Arabi, sono sotto gli occhi di tutti. Ma c’è qualcosa di più forte dell’odio o della diffidenza che li divide: l’insofferenza comune per il paternalismo occidentale. La determinazione a non essere più semplici esecutori di regole scritte da altri, ma creatori di un proprio diritto allo sviluppo e alla potenza.
Mentre l’Occidente si perde in sofismi e dibattiti sterili, il blocco BRICS+ ridefinisce la mappa del potere reale. Non serve una guerra frontale per abbattere un impero; basta togliergli la sedia da sotto i piedi. E la sedia sta scivolando via, un dollaro e un barile di petrolio alla volta.
Giuseppe Basilico


Cosa cambia per l’Europa dopo le midterm
Lascia un commento