
L’attacco di Hamas in questo frangente non è casuale, e non ha come solo effetto la tragedia che abbiamo sotto i nostri occhi. Un attacco studiato che ha a che fare con il futuro più che con il passato, con la volontà di impedire una normalizzazione, una distensione dei rapporti tra Israele e le principali potenze del mondo arabo – in primis l’Arabia Saudita – più che con la ricorrenza dei 50 anni della guerra dello YomKippur. La “questione palestinese” appare in quest’ottica piu’ un pretesto che non la sola ragione dell’attentato, e in questa sede non possiamo limitarci alla forte condanna di un brutale attacco terroristico, a ribadire il diritto sacrosanto e indiscutibile di Israele a vivere in sicurezza. Noi siamo chiamati a riflettere sulle implicazioni che tale gesto ha e può avere. Bisogna impedire ad Hamas un successo che può apparire improprio, “politico”, evitare che si blocchi un processo regionale, e per farlo occorre anche affrontare in prospettiva e in una nuova chiave il rapporto tra Israele e Palestina, la cui non soluzione rappresenta un terreno di coltura strumentale per gli estremisti.
Stefania Craxi

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