La vicenda di Mastella e l’ avviso di garanzia per Berlusconi gettano una luce nuova sull’azione della magistratura in Italia. Dalla individuazione e giudizio sui comportamenti che violano la legge si sta ora passando alla individuazione e al giudizio sui comportamenti che violano la morale. Perché una cosa è certa. Per le azioni di Mastella e Signora, che hanno partecipato alla lottizzazione della sanità in Campania, e per le telefonate di Berlusconi a Saccà per raccomandare alcune attrici, non si può parlare di una violazione di legge. Sono comportamenti discutibili, anche se diffusi, sul piano della morale, non altro. Questo cambio di passo, cioè il tirare la legge per far rientrare nei reati il comportamento immorale, obbliga ad alcune considerazioni. La prima. E’ indubbio, e ogni persona di buon senso lo sa, che tutti i vertici delle Asl vengono nominati dalla politica. Le giunte regionali di centrodestra o di centrosinitra scelgono sempre manager d’area e le scelte sono il frutto di una lottizzazione. Lo stesso avviene nel campo dello spettacolo. Le raccomandazioni e le spinte sono all’ordine del giorno. Perché allora stigmatizzare solo Mastella e Berlusconi? Ma lasciamo stare questo aspetto della questione. Ammettiamo pure che da una parte si debba cominciare e che sia giusto iniziare dai personaggi in questione. La cosa davvero grave è un’altra. Vale a dire la ricerca della moralità in politica. O meglio la ricerca della moralità attraverso comportamenti sanzionatori. Che la politica debba avere, il più possibile, comportamenti morali è indubbio, si tratta solo di vedere, visto che non bastano certo gli auspici, come si può ottenere lo scopo. Ci sono sostanzialmente due strade: una è quella già vista delle sanzioni, e a comminarle possono essere i giudici o altri poteri, l’altra è quella delle azioni preventive. La prima. Affidare ai giudici, anche ammettendo che questo sia possibile dal punto di vista giuridico, o a chiunque altro un simile compito significa solo chiedere l’instaurazione di una dittatura. In pratica si affida a un gruppo di persone il diritto/dovere di giudicare gli altri, non sulla base di norme consolidate, ma di giudizi personali e in fin dei conti arbitrari. Altra cosa invece le azioni preventive. Si tratta in questo caso di ridurre il più possibile il peso e la presenza dello Stato nell’economia così come nella sanità. Se settori importanti della vita nazionale dipendono direttamente dalla politica è logico che questa li voglia influenzare e in fin dei conti controllare. Da qui le nomine, le lottizzazioni, la lotta fra i partiti per avere i posti. Se invece si lascia allo Stato solo le funzioni essenziali questo costume automaticamente si riduce perché sono ridotte gli spazi di manovra della politica. E’ del tutto inutile predicare comportamenti corretti e poi gridare allo scandalo se questi non ci sono, si devono creare le occasioni e il contesto perché sia il meno facile possibile mettere in pratica comportamenti scorretti.
Giancarlo Magni

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