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La partita si gioca sui contenuti, non sui sondaggi

di Silvano Miniati | 22 Aprile 2012

Ma che tecnici sono quelli che scrivono una legge sulle pensioni, che non sta in piedi proprio da un punto di vista tecnico; che non sono in grado di dire quanti siano gli esodati e quanto costi la soluzione del problema? 

Alla luce degli ultimi avvenimenti appare sempre più chiaro che Mario Monti rischia di rimanere vittima dei vecchi schemi interpretativi della realtà, il primo tra tutti quello relativo alla natura della crisi che investe il nostro Paese.
È ormai chiaro che la differenza tra Berlusconi e Monti è sicuramente una differenza di stile, di serietà e sobrietà personale, di affidamento sul piano internazionale, il che non è poco, ma si tratta comunque di una differenza che non riguarda nitidamente il nodo reale.
Per Berlusconi, la crisi era un fatto del tutto transitorio e nel migliore dei casi un incidente di percorso, che poteva vagamente assomigliare ad una crisi soltanto perché opposizione e media erano uniti nel rifiutare la visione idilliaca della crisi, tutti impegnati a denigrare il nostro Paese.
Monti ha però sicuramente commesso due errori non di poco conto. Il primo riguarda le responsabilità della crisi medesima, problema che andava affrontato con chiarezza, pur tenendo conto che il Pdl, piaccia o no, rimane partito di maggioranza relativa. Una responsabilità che pesa oggi come un macigno, visto che con il passare delle settimane le gravi responsabilità di Berlusconi tendono a scomparire dietro una grande cortina fumogena, rischiando di trasformarsi in responsabilità di Mario Monti e del suo governo.
Su questo terreno, il governo appare sempre più debole e poco convincente proprio perché non ha il coraggio di riconoscere che quella che abbiamo di fronte è una crisi di sistema o, se si preferisce, di modello.
Ciò è possibile perché il governo, con qualche contraddizione al suo interno, si dimostra convinto che siamo in presenza di una crisi congiunturale, che poteva essere governata e superata continuando a credere che la soluzione fosse ricercabile permettendo al libero mercato di comportarsi appunto da libero mercato.
Da questo punto di vista, proprio coloro che potevano aiutare tutti a lasciare da parte ideologie e tabù stanno dimostrando di essere prigionieri della ideologia e dei tanti tabù da essa derivati, a partire da Elsa Fornero, che continua a combinare guai.
Fa appello al suo essere piemontese per affermare che i piemontesi lavorano (soltanto loro?) e non hanno quindi tempo da perdere arrivando ad affermare che se non passano le sue idee, non lei, come sarebbe anche legittimo, ma l’intero governo andrà a casa.
Lo stesso Monti dà la sensazione di aver perso la tramontana. Dai tecnici, ognuno di noi si attendeva concretezza, tanti fatti, magari piccoli, e poche parole.
Ma che tecnici sono quelli che scrivono una legge sulle pensioni, che non sta in piedi proprio da un punto di vista tecnico; che non sono in grado di dire quanti siano gli esodati e quanto costi la soluzione del problema, che varano provvedimenti che sembrano usciti dalla testa dell’ultimo arrivato.
Capisco benissimo lo stato d’animo di chi questo governo lo ha voluto, lo appoggia e vorrebbe continuare ad appoggiarlo, ma si sente spesso “cadere le braccia”.
Non mi meraviglia neppure che cresca il numero di coloro che incominciano a pensare che forse il male minore potrebbero essere le elezioni in autunno, una scelta che personalmente considero una vera e propria follia.
Immaginiamoci, anche per un attimo, una campagna elettorale tutta condizionata dalle manovre e oscillazioni dei mercati dominati da finanzieri senza scrupoli, dalle speculazioni delle agenzie di rating e, perché no, da qualche intervento più o meno occulto per deviare e strumentalizzare la tensione sociale in atto.
Non c’è davvero bisogno di tanta immaginazione per capire che nessuno, almeno nell’area di centro sinistra, può suicidarsi per paura di morire.
Sarebbe davvero saggio che quella parte del centro sinistra, che si preoccupa prima di tutto delle sorti del Paese più che degli applausi o dei fischi degli elettori, capisse che la partita si gioca sui contenuti e non già sui sondaggi.
Grillo e Di Pietro possono ritenere che basta scimmiottare la Lega per ottenere i voti degli elettori leghisti allo sbando, che basti lanciare frasi ad effetto contro tutti per incrementare il bottino elettorale, ma se si riesce a mantenere il confronto sui fatti e sulle proposte concrete, ci accorgeremo, alla prova dei fatti, che coloro che andranno a votare saranno più del previsto e quelli che voteranno giusto non saranno così pochi, come potrebbe ritenere chi legge i sondaggi.

Pubblicato in : Primo piano

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