Partiamo da un dato di fatto. Il bipolarismo così come è stato realizzato in Italia non funziona. Non funzionava ieri , quando a governare era il centro destra che aveva un margine di deputati e senatori come mai nella storia italiana, non funziona oggi che governa il centro sinistra con un margine irrisorio di voti e di seggi. A questa considerazione ne va poi aggiunta un’altra. Oggi come ieri la coalizione che vince non è in grado di governare, non tanto perché la legge elettorale vigente è uno schifo (la stessa cosa era successa l’altra legislatura con un’altra legge elettorale), quanto perché le coalizioni sono state fatte con lo scopo esclusivo di mettere insieme tutto il mettibile per arrivare ad avere un voto più dell’avversario. Per giudicare la mossa di Berlusconi si deve partire da questi dati di fatto. Nel merito quindi la scelta è giusta. Si deve rimescolare le carte per trovare una nuova via d’uscita alla crisi italiana. Le critiche però che vengono dagli alleati sono comprensibili. Prima di tutto per il metodo. Troppo personalistico. Poi per la sostanza (vedendo le cose dal punto di vista dei partiti coinvolti e non del Paese). La fine del bipolarismo toglie ad AN e UDC la rendita di posizione di cui hanno goduto fino ad oggi: far tirare il treno dell’alleanza al locomotore Forza italia riservandosi nel contempo ampia libertà di movimento nella convinzione, giusta, che anche il loro apporto fosse indispensabile per arrivare a quel fatidico 51%. Da tempo Berlusconi, uomo tipicamente d’azione e non di riflessione, mordeva il freno. Aveva perso le elezioni per un soffio, e soprattutto per tre ragioni imputabili ad An e Udc: la poca convinzione su un risultato positivo, i veti ad alcune alleanze locali e la scelta di togliere le preferenze dalla nuova legge elettorale. Dopo la sconfitta stessa musica. Nessun sostegno convinto al tentativo di far cadere Prodi. Anzi, erano gli alleati più degli avversari a rimproverargli i continui annunci di spallate. Per loro si doveva privilegiare il dialogo. Dopo il voto, positivo per il Governo, del 14 novembre, Berlusconi ha rotto gli indugi: fine del bipolarismo, fine di Forza Italia, fine dell’alleanza. Mossa avventata e frutto dell’improvvisazione? No, piano di riserva preparato da tempo nel caso che il governo dimostrasse di reggere. A settembre, Libero titolò a tutta pagina “Silvio spacca tutto” e nel sommario “Berlusconi vuole scaricare An e Udc e annunciare che fonda un nuovo partito”.
Come in una partita a scacchi, il Cavaliere, arroccando, ha aperto nuovi giochi. Il primo: dando la sua disponibilità ad una legge proporzionale con sbarramento al 5% manda un messaggio ai piccoli partiti dell’Unione ma anche ai suoi. Se la legge va avanti siete spacciati, quindi non vi resta che cercare di sopravvivere facendo di tutto per far cadere il Governo (e non è un caso che diniani ma anche Mastella abbiano subito alzato la voce). Secondo: non volete la legge proporzionale? Meglio. Il referendum vi spazzerà via, quindi dovete muovervi nella stessa direzione. Terzo: non si fa la legge e il referendum non viene ammesso. Allora, visto che volete il dialogo, con Veltroni ci parlo io e ci parlo fino a punto da essere disponibile a trovare un’intesa dicendo al Paese che sono disponibile ad un governo di larghe intese che, in un periodo di tempo limitato, possa fare le tre o quattro grandi riforme di cui il Paese ha bisogno. Questo in soldoni è il ragionamento che ha fatto Berlusconi. E’ un disegno razionale ma non è detto che riesca. Le resistenze come si sta vedendo in questi giorni sono fortissime. Sono resistenze politiche ed economiche che metteranno in campo, e già lo stanno facendo, armi convenzionali e armi nucleari per impedire il totale stravolgimento del quadro economico e finanziario del Paese.
Giancarlo Magni

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