• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

La pacchia non è mai iniziata

Perché un ministro che dice cose sensate in un certo ambito deve fare uscite che non stanno né in cielo né in terra in un altro?

di Fabrizio Amadori | 5 Marzo 2019
Caro Ministro Salvini,
mi piace sentire i suoi discorsi riguardanti l’abbassamento delle tasse sul lavoro. Mi piace molto.
Aspettiamo da anni che qualcuno si occupi delle partite iva, e finalmente lei si è mosso, almeno per il momento. Di questo le debbo rendere atto.
Ora però bisogna fare un altro discorso. Essere onesti e chiederle: perché un ministro che dice cose sensate in un certo ambito deve fare uscite che non stanno né in cielo né in terra in un altro?
Avrà già capito dove voglio arrivare, immagino.
Ebbene sì, voglio arrivare alla questione dell’immigrazione.
So benissimo che non è il suo settore, lei è il Ministro dell’interno. Ma è proprio questo il punto: perché si occupa di questioni che conosce poco? Lei infatti non si ferma a parlare della sicurezza degli italiani a contatto con gli stranieri, no: lei parla – ohibò – delle vicende personali dei migranti.
Parla della pacchia che godrebbero questi “disperati” a spese degli italiani. Le sembra giusto? Le sembrano frasi da persone intelligenti? A me no. E le spiego subito perché.
Non è una pacchia quella di una ragazzina nigeriana a cui viene fatto credere di poter ottenere in Italia un lavoro dignitoso con cui aiutare la famiglia, per poi, giunta nella penisola, farle  trovare tutt’altro, la strada della prostituzione, e la minaccia di uccidere la madre lasciata in patria se non accetta di percorrerla sino in fondo.
Non è una pacchia quella di  chi scappa da Paesi in cui un giovane omosessuale viene preso di mira per i suoi atteggiamenti poco “virili”, e odiato a tal punto che anche quando trova rifugio in Italia viene a sapere che qualcuno lo sta ancora cercando per ucciderlo, ossia il fratello maggiore giunto per impedire che la famiglia continui a vergognarsi di lui a migliaia di chilometri di distanza.
Non è una pacchia quella di chi, giovane uomo di colore sul ciglio di una strada libica in fila con altri per essere scelto come lavorante per un cantiere di Tripoli, viene invece sequestrato da una banda di senzadio, i quali, non ottenendo i soldi del riscatto dai parenti poveri spesso difficilmente contattabili, decidono di sparargli ad un piede. Non è una pacchia neppure che questo ragazzo, per paura della polizia locale, non si rechi subito all’ospedale, e che quando lo fa sia troppo tardi, e che gli venga amputata la gamba sino al ginocchio.
Non è una pacchia che le donne migranti vengano messe in un carcere libico da sole coi bambini, e che spesso vengano raggiunte dagli uomini che le hanno arrestate per fare sesso davanti ai loro figli piccoli, talvolta picchiati a sangue se iniziano a piangere.
Sa cosa è stata una pacchia per loro, mi si passi l’espressione? Che, di fronte ai continui arrivi, talvolta i carcerieri imbarchino dei migranti senza chiedere loro soldi, altrimenti non ci sarebbe posto per i nuovi venuti. E che essi si affrettino a saltare su dei barconi stracolmi anche se non sanno nuotare (e dove saranno costretti a farsi la pipì e la cacca addosso per tutto il tempo del viaggio).
Questa è stato il massimo della pacchia, per loro.
Lei lo sa che non solo la Francia, ma che pure altri Paesi stranieri, compresa l’Italia, sono complici della povertà delle zone da cui tali ragazzi scappano?
Lo sa che molti di questi giovani non hanno avuto la possibilità di studiare perché spesso non c’è stata, e non c’è tuttora, alcuna intenzione di renderli istruiti e quindi critici?
Lo sa che molti europei non hanno alcuna voglia di sostenere lo sviluppo di un ceto medio nei Paesi poveri?
Lo sa che la presenza di molte aziende straniere impedisce di fatto lo sviluppo di quelle locali nelle nazioni povere, a meno che non esistano dei protocolli di cooperazione che spesso sono osteggiati dagli occidentali (e non solo dai rapacissimi francesi)?
Lo sa, insomma, che è da lungo, troppo tempo, che la pacchia degli europei – questa sì meritevole di una simile, emblematica definizione – va avanti nei paesi africani?
Mi permetta di portarle un esempio personale.
Ho lavorato in Africa alcuni anni fa, e mi rimarrà sempre in testa la frase di una “matrona” italiana scappata nella capitale di un paese equatoriale col marito alcuni decenni fa.
Sa qual è tale frase? Che io non potevo condividere con la giovane donna delle pulizie africana il mio pasto perché alla gente del luogo doveva essere fornito solo pane e tè. Che oggi la carne gliela dai tu, e domani se la prendono loro (dal frigo). Frasi di questo genere insomma. Frasi condivise da molti connazionali laggiù, le assicuro.
Ed inoltre: lo sapeva che quando la nuova generazione di italiani nati lì, meno diffidenti – diciamo così – dei loro genitori, hanno deciso di costruire un campetto da calcio per organizzare dei tornei con la partecipazione di tutte le squadre della città, tornei aperti alla popolazione, qualcuno si è lamentato?
E sa chi? Gli inglesi della locale comunità, gli ex colonizzatori insomma, che dicevano di aver iniziato a vedere un po’ troppi africani nei terreni da loro affittati agli italiani. Se fosse stata una ex colonia francese probabilmente a lamentarsi sarebbero stati i cugini d’oltralpe.
Ha capito cosa voglio dire? Che migliaia di ragazzini che andavano felici a vedere uno spettacolo sportivo finalmente gratuito, accolti una volta tanto senza la puzza sotto il naso, tali ragazzini, dopo una notte passata a dormire magari nei pozzetti di fogna e ad annusare colla per scacciare la morsa della fame, avevano richiamato tanta protervia, e tanta spocchia da chi è storicamente la causa della loro vergognosa povertà, e della loro disperazione quotidiana!
Anche di questo se crede parleremo – io, lei, gli italiani -, prima o poi: del fatto cioè che il colonialismo è stato portatore di povertà per le genti africane, e che esso, di fatto, non è finito.
Per ora mi basta aver parlato della “pacchia” di tutti, fantomatica o reale che sia.
Fabrizio Amadori
Pubblicato in : EditorialeTag: anni, discorso, espressione, francia, genitori, giovani, immigrazione, italia, iva, lavoro, nuova generazione, partite iva, persone, polizia, riscatto, soldi, stranieri, sviluppo, tasse

Info Fabrizio Amadori

Genovese, nato nel 1971, diplomato al liceo classico “Mazzini”, laureato in filosofia all’Università Statale del capoluogo ligure, amo la letteratura in lingua tedesca e russa. Residente a Milano dal 1999, dopo varie esperienze, prima come responsabile di pizzeria (Germania) e poi come docente in Italia e all’estero (Zambia), mi occupo da gennaio 2007 di comunicazione per le aziende (dalle piccolissime alle multinazionali). Al mio attivo ho numerose pubblicazioni – articoli e interviste – su giornali e riviste culturali nazionali (“Ideazione”, “Filosofia”, “Poeti e poesia”, etc.). Da studioso in ambito letterario ho scritto soprattutto di teoria della scrittura (si veda, ad esempio, il mio breve saggio “Ragionare alla Poe”, “Avanguardia” n. 59). Sono stato il primo a parlare di “narratologia deduttiva” (“Prometeo” n. 145).
Ottenuta nel 2000 una borsa di studio e ricerca da una Fondazione italo-americana per sviluppare il discorso iniziato col mio pamphlet “Giovani e potere” – o “Giovani, sesso e potere” a seconda dell’edizione – (prefazione di Dino Cofrancesco), ho potuto lavorare a stretto contatto, tra gli altri, con Anita Desai e Philip Levine. Polemista, ho scritto per i giornali anche di cultura. Di recente ho iniziato a pubblicare alcune poesie – o “testi rimati” come li definisco io – sulla rivista “Poeti e poesia”. Già membro della segreteria della “Enzo Tortora” di Milano e Consigliere generale della “Coscioni”, mi sono occupato come oratore del referendum per l’abrogazione della Legge 40 portando a casa anche un importante risultato: convincere il quotidiano “Liberazione” – di ispirazione comunista – ad usare come allegato per la campagna il materiale dell’associazione radicale.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti