
Tutte le leggi di bilancio, sono una vetrina che sotto i lustrini nasconde compromessi al ribasso. E’ andata così per governi di tutti i colori, compresi quelli tecnici. Quello in carica – stretto tra la critica di essere troppo “draghiano” e il pregiudizio opposto – paga il fatto che la legge arriva poco dopo le elezioni, e tutti ricordano ancora bene le proposte più fantasiose.
Per vincere le elezioni non si poteva, in quella campagna di agosto, obiettare in anticipo quello che la Meloni ha riconosciuto oggi a posteriori, e cioè che i margini erano risicatissimi. Non c’era spazio per dentiere per tutti, per un milione di alberi nuovi o per l’innalzamento da 500 a 1000 euro delle pensioni minime (sono state ora aumentate di 6 euro al mese, e tagliate le indicizzazioni del ceto medio). Tutte promesse tipicamente berlusconiane, più emozionali che politiche: populismo gigione datato 1994, non populismo duro alla Salvini, quello che addita un nemico e lo demonizza. Eliminazione della Fornero (ma non lo aveva già fatto?), flat tax, colpo di spugna per i “piccoli” evasori, e addirittura l’apoteosi di nuovi debiti per 50 miliardi.
Al numero due dei leghisti, il Ministro Giorgetti, è toccata, dopo i sogni, la realtà. E qui sono venuti fuori gli altarini. Se, su 35 miliardi, 21 a debito sono conferme di scelte di Draghi per le bollette, ne rimangono 14. Ma ce ne vorrebbero 16 solo per metter mano seriamente al cuneo fiscale (per ogni euro in busta paga, il datore di lavoro ne versa altri 0,96 non al dipendente ma in tasse e contributi). Risultato: conferma dei 2 punti messi da Draghi, con l’aggiunta di 1, e niente per le imprese.
Comunque, altri 4 miliardi, e ne restavano solo 10. A quel punto, è stato fatto allora un semplice elenco promemoria delle promesse, assegnando a ciascuna una piccola dotazione. Spiccioli sparpagliati, da vantare la sera alla Tv.
Vien da pensare a quel ristorante romano del dopoguerra, quando non c’erano quattrini. Si inventò il menù delle “mezze porzioni”. Cioè potevi anche ordinare qualcosa che non ti potevi permettere, ma sul piatto ti arrivava ben poca cosa. Mezza dose di spaghetti alle vongole con una vongola, magari solo il guscio, per il profumo. La legge di bilancio dell’epoca della crisi energetica, della guerra, dell’inflazione prevede, si, l’anticipo della pensione, ma per 48 mila persone su 16 milioni di pensionati. Prevede si la flat tax con una fascia che sale di 20 mila euro (riguarda 100 mila soggetti), ma non per i lavoratori dipendenti. Prevede si il condono, pardon: la pace fiscale, ma solo per quelli che forse 1000 euro rateizzati li avrebbero anche pagati. Prevede si l’intervento sul cuneo fiscale, ma puoi solo dare 11 euro netti in più al mese e solo fino ai percettori di 20mila euro. E’ la legge della mezza porzione, che nasconde qualche ulteriore squilibrio, perché far pagare l’aliquota del 47% ai dipendenti che guadagnano 85 mila euro e il 15% ai loro pari grado autonomi, forse non è neppure costituzionale.
E poi c’è un altro modo per ridurre l’impatto finanziario. Dopo le mezze porzioni anche le mezze stagioni. I 21 miliardi coprono il caro energia fino a primavera. Sarebbero 84 se dovessero coprire tutto l’anno.
Quindi attenti al 1° aprile. Se la crisi internazionale sarà passata, se un price cap non ridicolo come quello che stanno costruendo in Europa sarà entrato in vigore, forse basterà di meno. Ma non si era mai vista una finanziaria valida per 90 giorni nella sua spesa principale.
E attenti anche al 31 agosto, e qui passiamo alle coperture di quei 14 miliardi. La voce principale è il taglio del reddito di cittadinanza, abolito dal 2024 (chapeau al coraggio politico della Meloni) e prorogato per gli occupabili fino ad agosto. E poi? Proroghe all’italiana o moti di piazza nel Sud, già evocati dallo statista a cinque stelle?
Insomma, tempi duri, e la cosa buona è l’atteggiamento della presidente del Consiglio. Dice che non insegue il consenso, e la vedremo alla prova. Non era facile fare una finanziaria in un mese e tutto è rinviato, ma occorrerà uno sguardo lungo, un progetto di legislatura che ancora non c’è. La buona notizia, per lei, è che anche l’opposizione non lo ha.
Beppe Facchetti

Meglio le “mezze porzioni” mangiabili che quelle intere impossibili da deglutire e che, quindi, venivano sputate anche dal “cuoco” di turno gran cucinatore attraverso l’utilizzo del pentolone delle finanziarie con i manici dei decreti milleproroghe.
Quando sarà possibile riscrivere la storia della nostra Italia quanti “salvatori” della patria dovrebbero essere buttati nel calderone della damnatio memoriae, per l’incapacità della politica/partitica dominante in azione e opposizione.