L’odissea dei 19 operai di Pomigliano d’Arco licenziati, ma reintegrati dal tribunale.

Nei giorni passati i 19 lavoratori della Fiom hanno ritirato la documentazione relativa al loro trasferimento ufficiale in Fiat Group Automobiles, dove sono tornati insieme con gli altri 2142 lavoratori della newco per effetto del trasferimento di ramo d’azienda, venendo collocati in cassa integrazione.
Una vicenda che riporta alla memoria gli anni bui dei “reparti-confino” alla Fiat di Torino per gli operai iscritti alla Cgil e per i militanti comunisti e socialisti.
Vittorio Foa, intellettuale “eretico” della sinistra italiana nel dopoguerra e prestigioso dirigente sindacale della Fiom nei trascorsi anni cinquanta, racconta a tal proposito, nel suo libro autobiografico del 1991 “Il cavallo e la torre”, un bellissimo episodio che vide protagonista il grande leader della Cgil, Giuseppe Di Vittorio: “Negli anni cinquanta, quando imperversava la reazione di Vittorio Valletta alla Fiat, noi ci accorgemmo che Di Vittorio voleva andare ad incontrarlo per richiamarlo ai principi dell’umanità. Insieme con Bruno Trentin, che lavorava con me all’ufficio studi, esercitavamo la massima vigilanza per impedirglielo. Ma ci scappò di mano e lui andò da Valletta, tornandone ovviamente a mani vuote e turbato”.
A quel tempo il nostro ordinamento del lavoro era carente di tutta quella complessa strumentazione legislativa e giurisprudenziale, che oggi consente una efficace tutela dei diritti dei lavoratori e ci si affidava alla moral suasion.
In questa prospettiva dottrina e giurisprudenza sono concordi nel negare, specie dopo una sentenza di reintegrazione “al posto di lavoro”, la possibilità per l’azienda di retribuire i dipendenti senza consentire loro la possibilità di svolgere la prestazione subordinata. Pur nei nuovi e diversi assetti delle moderne società capitalistiche, che tendono a configurare il rapporto di lavoro in termini meramente economicistici, con la prestazione come “merce” acquisita ad un “prezzo” (la retribuzione), il giuslavorismo ha elaborato innovative concezioni del contratto di lavoro subordinato, segnate dal permanere dell’obbligo per il creditore della prestazione, il datore di lavoro, della cooperazione, dovuta per consentire l’adempimento.
Ed è su questo tema, anche se può essere fatto valere il divieto di discriminazione sindacale (a mente dell’art. 15 dello Statuto dei diritti dei lavoratori), che può essere affrontato il “muro” alzato dalla Fiat a Pomigliano d’Arco.
Un tema, quello dei diritti del lavoro, che la politica deve affrontare, evitando le lesioni ad esso apportato, ma anche strumentali approcci demagogici.

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