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La Fiat torna indietro da Valletta a Marchionne

di Maurizio Ballistreri | 10 Marzo 2013

L’odissea dei 19 operai di Pomigliano d’Arco licenziati, ma reintegrati dal tribunale.

marchionne-sergio-fiatContinua l’“Odissea” dei 19 operai di Pomigliano d’Arco della Fiat reintegrati da una sentenza della Corte d’Appello, ai quali l’azienda ha rifiutato l’accesso nello stabilimento e l’attribuzione delle mansioni per lavorare.
Nei giorni passati i 19 lavoratori della Fiom hanno ritirato la documentazione relativa al loro trasferimento ufficiale in Fiat Group Automobiles, dove sono tornati insieme con gli altri 2142 lavoratori della newco per effetto del trasferimento di ramo d’azienda, venendo collocati in cassa integrazione.
Una vicenda che riporta alla memoria gli anni bui dei “reparti-confino” alla Fiat di Torino per gli operai iscritti alla Cgil e per i militanti comunisti e socialisti.
Vittorio Foa, intellettuale “eretico” della sinistra italiana nel dopoguerra e prestigioso dirigente sindacale della Fiom nei trascorsi anni cinquanta, racconta a tal proposito, nel suo libro autobiografico del 1991 “Il cavallo e la torre”, un bellissimo episodio che vide protagonista il grande leader della Cgil, Giuseppe Di Vittorio: “Negli anni cinquanta, quando imperversava la reazione di Vittorio Valletta alla Fiat, noi ci accorgemmo che Di Vittorio voleva andare ad incontrarlo per richiamarlo ai principi dell’umanità. Insieme con Bruno Trentin, che lavorava con me all’ufficio studi, esercitavamo la massima vigilanza per impedirglielo. Ma ci scappò di mano e lui andò da Valletta, tornandone ovviamente a mani vuote e turbato”.
A quel tempo il nostro ordinamento del lavoro era carente di tutta quella complessa strumentazione legislativa e giurisprudenziale, che oggi consente una efficace tutela dei diritti dei lavoratori e ci si affidava alla moral suasion.
In questa prospettiva dottrina e giurisprudenza sono concordi nel negare, specie dopo una sentenza di reintegrazione “al posto di lavoro”, la possibilità per l’azienda di retribuire i dipendenti senza consentire loro la possibilità di svolgere la prestazione subordinata. Pur nei nuovi e diversi assetti delle moderne società capitalistiche, che tendono a configurare il rapporto di lavoro in termini meramente economicistici, con la prestazione come “merce” acquisita ad un “prezzo” (la retribuzione), il giuslavorismo ha elaborato innovative concezioni del contratto di lavoro subordinato, segnate dal permanere dell’obbligo per il creditore della prestazione, il datore di lavoro, della cooperazione, dovuta per consentire l’adempimento.
Ed è su questo tema, anche se può essere fatto valere il divieto di discriminazione sindacale (a mente dell’art. 15 dello Statuto dei diritti dei lavoratori), che può essere affrontato il “muro” alzato dalla Fiat a Pomigliano d’Arco.
Un tema, quello dei diritti del lavoro, che la politica deve affrontare, evitando le lesioni ad esso apportato, ma anche strumentali approcci demagogici.

Pubblicato in : Primo piano

Info Maurizio Ballistreri

Professore di diritto del lavoro nel Dipartimento di Scienze Politiche e Giuridiche dell’Università di Messina, ha insegnato alla Luiss, nell’Università di Extremadura in Spagna, in seminari alla Sorbonne-Pantheon di Parigi, all’Università di Santiago de Compostela, all’Università economica di Cracovia, nelle Università di Kiew e Zagabria, autore di libri e di pubblicazioni scientifiche sui temi del diritto del lavoro e delle relazioni industriali. Avvocato di Cassazione e Revisore legale dei conti.
Già deputato socialista nella XIV Legislatura all’Assemblea Regionale Siciliana e dirigente sindacale della UIL, ha svolto importanti incarichi istituzionali quale consigliere di amministrazione dell’IRCAC, l’Istituto per il credito alla cooperazione della Regione siciliana, dell’Università degli Studi di Messina in rappresentanza del CNEL, della Società “Stretto di Messina” Spa.

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