
Per esprimere un giudizio sulla qualità degli incontri internazionali in sede multilaterale, la diplomazia si riferisce sempre alla loro “sostanza”; e al di là delle affermazioni altisonanti, delle dichiarazioni di principio, del mantenimento rigoroso delle proprie posizioni in campo economico, politico militare di sostanza nei cambiamenti nell’attuale quadro disordinato del mondo all’assemblea Generale delle Nazioni Unite, se n’è vista poca.
Resta la convinzione, e non è poco, che questo rito annuale in cui partecipano circa 130 leader mondiali, sicuramente rappresentativi a partire dal dagli USA e dall’Iran ( l’irrilevante assenza italiana meriterebbe un capitolo a parte) rimane l’unico luogo politico di incontro multilaterale, dove in ogni caso, anche nazioni che sono in questo momento distanti hanno l’occasione di misurare la temperatura delle loro divisioni, ma anche di tentare, con un approccio appunto diplomatico di ridurre ove possibile queste distanze. Al di là delle provocazioni della missione Israeliana che faceva l’elenco degli assenti in sala durante il discorso altrettanto smisurato di Netanyau, la perfida rappresentazione di Lavrov del
Conflitto Ucraino, la sfida maggiore alle Nazioni Unite é stata, come è consuetudine peraltro, lanciata dal Padrone di casa, il newyorchese Trump, che ha ribadito lo spirito di fondo che anima oggi la grande potenza americana che è sostanzialmente quello di ignorare il principio stesso dell’ordine mondiale che é fondato innanzitutto sull’osservanza delle regole comuni che è la ragione principale per la quale nacque la Società delle Nazioni trasformatasi poi in Organizzazione delle Nazioni Unite.
Ora appare evidente che non ci sarà alcuna riforma strutturale interna all’Onu che sarà in grado di fermare la dissoluzione del multilateralismo come principio determinante e come regolatore del rapporto fra le Nazioni del Mondo. Tuttavia la scelta di persistere nell’ adesione all’Onu offre una chiave di lettura politica, é considerato un ente inutile, ma se non ci fosse bisognerebbe reinventarlo, perché offre anche agli Stati che violano ripetutamente le regole del Diritto l’occasione di spiegare e spiegarsi la ragione delle loro violazioni che spesso sono alibi per giustificare la loro violenza e per affermare la legge del più forte.
E i discorsi più violenti e privi di prospettiva hanno offerto in modo solenne e plastico l’entità dell’isolamento politico nel quale vivono queste realtà aggressive e belligeranti che minacciano il pianeta di cui essi hanno bisogno per la loro sopravvivenza economica e financo morale.
Alle nazioni che resistono nel difendere il multilateralismo, la convivenza fra popoli, la volontà di preservare il diritto e la politica del dialogo come elemento prevalente per la soluzione delle controversie un plauso. Ha detto un leader europeo dalla tribuna:
“«Ci chiederanno cosa abbiamo fatto quando alcuni Paesi hanno iniziato a infrangere le regole e altri hanno deciso di voltarsi dall’altra parte. […] Quando ciò accadrà, vogliamo poter dire loro che non abbiamo smesso di lottare. Noi no»
Le stesse parole non poteva pronunciarle un italiano o un’italiana?
Bobo Craxi

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