A colpi di fiducia sui maxi emendamenti, la Finanziaria 2008 ha rapidamente superato l’esame di Montecitorio per tornare, nella settimana che precede Natale, a Palazzo Madama. Il valore della manovra è arrivato a 16,3 miliardi di euro. Una tabella pubblicata sabato 15 sul Sole 24 Ore rende bene l’idea di cosa è successo nei vari passaggi parlamentari. Il 29 settembre al momento del varo da parte del Governo la Finanziaria valeva 10,7 miliardi, il 2 novembre all’uscita dalla commissione bilancio del Senato si era già arrivati a 11,7 miliardi, dopo nemmeno due settimane, il 15 novembre, dopo il voto dell’aula di Palazzo Madama, si erano raggiunti i 12,9 miliardi per tagliare il traguardo dei 16,3 miliardi dopo il voto della Camera. E c’è da presumere che i voti di fiducia a raffica abbiano contenuto l’assalto della maggioranza alla diligenza. Fra le sorprese dell’ultima ora un taglio consistente di fondi alla ricerca e all’università per finanziare, fra l’altro, l’intesa raggiunta in extremis con gli autotrasportatori. Nel merito della manovra, come sempre, si può dire tutto e il contrario di tutto. Così mentre l’ex ministro Tremonti la definisce “lunare”, il capogruppo Soro la giudica “coerente con il programma”. Non entriamo nel merito della questione. Ci preme invece mettere l’accento sul “metodo”. La Finanziaria è l’atto politico-amministrativo più importante del governo. E’ assurdo vedere un Esecutivo procedere a tentoni, senza un disegno organico, subendo le richieste, per non chiamarli ricatti, di parti comunque determinanti della sua maggioranza. Facendo così e applicando non la linea del governo ma il punto di equilibrio che in quel momento si riesce a raggiungere, una maggioranza rissosa e divisa su tutto riesce a sopravvivere ma non fa certo gli interessi generali del Paese. Lo stesso atteggiamento, ondivago e incerto, si è tenuto nella vicenda Alitalia. Dopo mesi e mesi di indecisioni e di una orchestrata grancassa a favore di AirOne abbiamo appreso con sgomento il valore delle offerte della stessa AirOne e di Air France per l’acquisto di Alitalia, 1 centesimo ad azione gli italiani, 35 i francesi. Come dire, se volete che prendiamo Alitalia ce la dovete regalare. Ma la cosa ancora più incredibile è stato il diktat sindacale. Cgil, Cisl e Uil, e le altre sigle di settore, vorrebbero essere ascoltate dal governo prima che questo prendesse qualsiasi decisione. Il che è come dire che bisogna chiamare al capezzale del malato chi non è stato secondo a nessuno nel farlo ammalare. Ma questa è l’Italia, ancora quella dei fasci e delle corporazioni. Quella della concertazione e non del mercato. Quella dove si perdono mesi e mesi a discutere di un’azienda, come la compagnia di bandiera, che ogni giorno perde la bellezza di un milione di euro e più vola più perde. Purtroppo per noi italiani il mondo non inizia alla Alpi per finire alla Sicilia. E’ un po’ più grande. Ha le sue regole, che sono quelle del mercato, regole che valgono e applicano anche nazioni, come la Cina, che formalmente sono ad economia socialista. Il problema allora è tutto qui. Noi siamo nella situazione inversa alla Cina. Formalmente siamo un paese ad economia di mercato ma in pratica siamo rimasti gli unici alfieri di un sistema economico statalista. E di questo paghiamo le conseguenze. Tutti i giorni.
Giancarlo Magni

…”un sistema economico statalista”: e per di più alla mercé di chi è avvezzo a”regalare” imprese economiche ad amici e conoscenti capaci essere “riconoscenti”. Non si capisce davvero come la Magistratura si debba occupare solamente di Berlusconi , a colazione ,a pranzo ed a cena ! Ma una volta tanto ,un bel panino alla mortadella : noo??