
Così, dopo aver ricevuto, nel complesso, finanziamenti a tassi molto agevolati da parte della Banca Europea, le Banche hanno provveduto ad aumentare, mediamente, di oltre due punti, lo spread applicato sui mutui nuovi, ivi compresi quelli già deliberati e non ancora chiusi con la sottoscrizione notarile. Tutto ciò comporta variazioni nella rata mensile non indifferenti, che in rapporto all’importo, possono superare anche i 200 euro. Quindi, la Befana è stata particolarmente generosa verso quelle famiglie e quei soggetti che già dovevano fare i conti con tutti i balzelli e gli inasprimenti varati dal Governo e con l’inflazione che ha ripreso a correre.
La decisione presa dalle Banche è grave, pesante, particolarmente dolorosa per coloro che si trovano vicino al punto di rottura, per cui alcuni dovranno perfino rinunciare a chiudere un mutuo in corso, o ad astenersi da nuove richieste, e costoro rappresentano ancora una volta la riprova che le conseguenze delle misure generalizzate ricadono sempre sui meno abbienti.
Ma, oltre che grave e pesante, la decisione delle Banche non sembra assolutamente giustificata, anzi! Ci potrebbe essere una sola spiegazione, non giustificazione. Per trovarla, questa spiegazione, dovremmo sapere preliminarmente quale era la destinazione e gli obbiettivi che la BCE voleva raggiungere nel momento in cui ha distribuito al sistema bancario quel montante di euro. Se tra gli obiettivi della BCE vi era quello di immettere una buona dose di liquidità nel sistema e sul mercato, calmierando i tassi e il costo del denaro, le Banche avrebbero dovuto fondamentalmente allargare i cordoni della borsa in favore di famiglie e imprese, a costi contenuti, concorrendo in tal modo a dare una mano in direzione della ripresa economica, che,viceversa, con il loro operato viene ulteriormente depressa, poiché quei pochi che potevano e volevano investire nel bene primario come la casa, finiscono per rinunciare.
Se, viceversa, tra gli obiettivi della BCE vi era anche quello di facilitare alle Banche l’acquisto dei titoli di Stato, allora bisogna presumere che le stesse abbiano preso la palla al balzo, per dirottare i fondi ricevuti dalla BCE all’1% verso l’acquisto dei suddetti titoli, i quali arrivano a fruttare oltre il 7% per le scadenze più lunghe. Un giochetto da ragazzi, senza sforzo, senza personale per le istruttorie, un guadagno netto di circa 6 punti che finisce dritto dritto negli utili.
In entrambi i casi la manovra delle Banche risulta grave, pesante, inaccettabile, e ripete il triste perverso fenomeno che si è verificato in tutto il decennio degli anni ‘80, quando le Banche lucravano uno spread tra il tasso corrisposto ai depositanti (dal 2 al 4%) e gli interessi riscossi sui titoli pubblici che nel 1982 sono arrivati fino al 22,50%. Questo è il vero fenomeno della crescita del Debito Pubblico, non certo la spesa sociale, come subdolamente e falsamente viene propagandato.
Chi volesse saperne di più al riguardo, è invitato a cliccare il link qui sotto e consultare a pag. 27 il capitolo “Chi ha intascato il Malloppo”.

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