In periodi di tentativi di asservimento delle libertà individuali e sociali, la politica produce leggi prescrittive e limitative del comportamento dei consociati.
La civiltà affida alla politica gli strumenti per la configurazione dei rapporti tra i contraenti sociali. Le leggi sono emanate nel tentativo del più soddisfacente adempimento soggettivo dei rapporti, in ogni ambito.
Non sempre.
Invero, in periodi di tentativi di asservimento delle libertà individuali e sociali, la politica produce. leggi prescrittive e limitative del comportamento dei consociati. Ovvero, anche, imperativi, evidenti o oscuri, di oobbediente appartenenza alla comunità; non curando, bensì violando, sentimenti etici e/o culturali, finanche necessità di sopravvivenza.
Diritto della politica nelle volontà ideologicizzate e millenaristiche, o pregnanti delle esigenze dell’utile culturale. Plasmate nello ius. Che è la funzione del modello estetico/metafisico in cui ordinare la rappresentazione dei comportamenti.
Con un modulo piramidale che pone al vertice i principi etico/politici. Da essi discendendo i modi di gestione dei principi, ovvero le leggi. Alla base, il momento sociale della dissolvenza dei conflitti. Mediante la lettura e l’adempimento ai canoni di incanalamento dei rapporti infraindividuali.
L’astratta costruzione, sul modello estetico dello ius, presupporrebbe, in sé, una immutabile staticità dei comportamenti dei consociati. Giacchè l’attraversamento delle leggi avverrebbe con lo strumento della condivisione quindi, assimilazione degli equilibri formali, nonchè morali,. finanche psicologici.
Con la dissolvenza perpetua dei conflitti.
Ma, alterazioni infrattive, anche fortuite, casuali o impreviste, ne turbano ed alterano la immutabilità. Talchè, la politica ha composto un sistema collante; demandandone la ricomposizione strutturale al giudizio; e, per l’attuazione del giudizio, al corpo degli officianti. Ovvero, la magistratura.
Conferendo ad essa le garanzie di specificità del mandato; di restauro delle incrinature, conflitti e delitti.
Non, la infallibilità. Non, le prerogative di azioni modificative sulla composizione del modulo comunitario.
Ma, la politica ha tralasciato, abbandonato, la sua esclusiva prerogativa e funzione di modifica dei canoni praticabili. Talchè la comunità sociale subisce la temporalità giurisprudenziale che, nelle devianze di interpretazioni filologiche, scardinano la precisazione dei comportamenti.
L’ interpretazione si postula sull’arbitrio della intelligenza soggettiva. Per le forme, i modi, i metodi di esperienze; di vicissitudini di cultura da cui essa è venuta a temprarsi. Laddove, per legge cognitiva, sono recepenti di tutte le possibili influenze, immaginifiche o mediatiche. Anche, influenze psicologiche, sotterranee, misconosciute della propria indole genetica, delle frustrazioni, delle alterigie.
Spontaneismo. Della politica del diritto.
Che da se si estranea; e infraziona il modulo dello ius. Con fessurazioni dove si infiltrano disattenzioni, ignoranze, abusi, discriminazioni. Con scelte di genere. Con fantasie risolutive. Con determinismo autoreferenziale. Con esaltazione del privilegio di scansione dei tempi umani.
La politica del diritto commista moduli e metodi. In un crescendo di determinismo su rapporti infrapersonali. Qando, dove, la incensurabilità sostanziale è il fondante della inviolabilità, della dimenticanza della provenienza. Umile, come l’umiltà dei giudicati.
La politica del diritto precipita su una massa di disperazioni. Travolge le uguaglianze. Crea frangenti di opportunità, di opportunismo, di soprusi.
Tra inefficienze meditate. Tra interpretazioni filologiche. Quando il diritto vivente è l’abuso della fuga del diritto della politica.

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