A meno che non sia improvvisamente impazzito proprio lui, Romano Prodi, il presidente del consiglio che con una incredibile uscita ha dato di pazzi a tutti gli italiani, il bersaglio della sfuriata del professore non possono essere le dure critiche dei suoi avversari alla legge finanziaria.
L’obbiettivo sono i partiti della maggioranza e certi giornali e ambienti finanziari che hanno sostenuto la campagna elettorale di Prodi ed ora non esitano a manifestare il loro malumore.
C’è, nell’alleanza politica e nei poteri economici che compongono ormai ad eguale titolo il centro-sinistra, un clima da resa dei conti. Il giorno prima della sua sfuriata contro lo stato di salute mentale del Paese da lui governato Prodi aveva presieduto un surreale consiglio dei ministri, più simile ad un’assemblea di condominio che al governo di una grande potenza economica: un consiglio fatto di liti, ripicche e voti contro.
Ormai nessuno più rinuncia alla propria specificità nel nome della strategia comune che, evidentemente, ormai, a soli sette mesi dalle elezioni, non esiste più.
Sintomatico quanto ha dichiarato il segretario di uno dei partiti della maggioranza, l’on Diliberto, del PdCI: occorre tenersi Prodi perché ciò che verrebbe dopo sarebbe ancora peggio. Peggio, non meno bene!
Dunque, ognuno per proprio conto: Rifondazione che minaccia sfracelli sul trattamento di fine rapporto e sulle pensioni; Mastella a minacciare un giorno si e l’altro pure di prendere cappello; Fassino e Rutelli a inventarsi il modo di far emergere una linea “riformista”, ma poi subito a fare marcia indietro non appena fiutano trappole e manovre da parte di Veltroni o dello stesso D’Alema.
In tutta questa confusione Prodi gioca fino in fondo la carta della mancanza di alternative e della sua indispensabilità. E lascia intendere ai riottosi alleati che devono tenerselo a scanso di guai maggiori.
Mentre nell’attuale maggioranza tanti già pensano al dopo e le lobbies si danno da fare per mettere più fascina possibile al sicuro, le cose non vanno meglio sul fronte opposto. Berlusconi è incerto se dare subito la spallata o attendere che sia Prodi, facendo in qualche modo approvare la finanziaria, a togliere le castagne dal fuoco. E’ tentato perché sa che vincerebbe nuove elezioni, con o senza Casini; ma teme, ad esporsi troppo, di compattare il centro-sinistra e di suscitare contraccolpi nel centro-destra ove molti vorrebbero metterlo da parte. Anche a costo di tenersi per qualche anno Prodi.
In questa situazione appare del tutto chiaro che il problema vero non è quello di modificare ancora la legge elettorale. Ma di scomporre i due schieramenti, espressione di un bipolarismo che rappresenta una camicia di forza e provoca tensioni e convulsioni invece di sopirle.
L’UNIONE VACILLA: SI SALVI CHI PUO’!
Nella maggioranza tanti già pensano al dopo e le lobbies si danno da fare per mettere più fascina possibile al sicuro. Ma le cose non vanno meglio sul fronte opposto. Prodi ce l’ha con i suoi e lascia intendere ai riottosi alleati che devono tenerselo a scanso di guai maggiori.

No il titolo è esatto perchè proprio mentre l’Unione vacilla anzi si sfalda il prode Prodi resta a galla perchè nessuno vuole affrontare le elezioni anticipate con il rischio di diventare un EX onorevole
Non so quanto sia esatto il titolo di questo articolo. E’ Prodi che vacilla, non l’Unione.