La lentezza della giustizia e l’amnistia clandestina: 170 mila prescizioni in 12 mesi.

Accadono poi storie che hanno dell’incredibile. Come questa che comincia nell’aprile del 2012: quando Ivan uccide la compagna Tiziana. Ivan strangola Tiziana, poi appicca fuoco all’appartamento, simula una fatalità, per cercare di cancellare le prove. Un piano ingenuo, non regge, ben presto emerge la verità. Ivan confessa il delitto, e finisce in carcere; ne esce un paio di giorni fa, per «decorrenza dei termini di custodia cautelare». Ora ha solo l’obbligo di dimora, la firma tre volte la settimana e non può uscire nelle ore notturne. In dodici mesi non è stata fissata la prima udienza del processo.
Una scarcerazione per decorrenza dei termini di custodia cautelare automatica, spiega l’avvocato di Ivan; non c’è stato bisogno di alcuna richiesta. Ed è una vicenda che appare inspiegabile, che pure qualcuno dovrebbe provare a spiegare. Come è possibile che in dodici mesi non sia stata neppure fissata la prima udienza del processo? E al di là del caso di Ivan, quanti casi come il suo si verificano e si sono verificati negli ultimi anni? E possiamo credere che se magistrati e tribunali non fossero oberati da migliaia di procedimenti per reati cosiddetti bagatellari, quelli di lievi entità, ci si potrebbero dedicare ai casi gravi, come quello di Ivan?

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