Casa Editrice: Edizioni Polistampa
Anno: 2006
N.Pagine: 136
Formato: 17×24
Prezzo : 15,00 €
La modista Anna Maria Nicolini descrive, anche grazie all’ausilio di numerose fotografie a colori e riproduzioni di modelli e schizzi di lavoro, le varie tecniche di lavorazione dei cappelli, i procedimenti usati, i diversi tipi di materiali, tessuti e guarnizioni. Attraverso un linguaggio chiaro e schematico fornisce numerosi esempi di tecniche di fabbricazione, utili per provare anche a casa a creare con le proprie mani alcuni fra i più conosciuti copricapi. Il libro è un omaggio a un indumento di antica tradizione, amato indistintamente da donne e uomini: un elemento del vestiario che non si limita a essere una semplice copertura per la testa, ma che da sempre, in ogni epoca della storia dell’uomo, ha rappresentato un vero e proprio status-symbol, da tenere ben in vista per esprimere il proprio modo di essere o comunque di voler essere presenti. Oltre alla creazione artigiana vera e propria, arte difficile che richiede una vita di apprendistato, il libro affronta anche altri aspetti legati ai cappelli: come essi vengono classificati (cappelli con o senza tesa), gli strumenti di lavoro usati (allargateste, pinze, vaporiere) e anche i modelli da utilizzare nelle varie occasioni (quelli adatti per la mattina, quelli per la sera o per le varie cerimonie).
Il volume è completato da un testo in tedesco, con traduzione in italiano, di Caroline Felber sull’eleganza e il galateo del cappello e da un utile glossario. Pubblicato nel decennale della fondazione del Museo della Paglia e dell’Intreccio «Domenico Michelacci», è dedicato alla memoria del suo primo presidente, Raffaello Fantacci.
Anna Maria Nicolini
Trasferitasi da Genova a Firenze all’età di 14 anni con la famiglia, Anna Maria Nicolini andava a consegnare i cappelli alle clienti. Così è cominciata la sua carriera di modista. Da allora non ha più abbandonato i cappelli, ma anche quei suoi lavori di ‘bardotta’ qualcosa glielo hanno insegnato: “noi di famiglie semplici – racconta – andando nelle case dei ricchi con gli scatoloni dei cappelli abbiamo cominciato a vedere delle cose belle, a formarci un gusto”. Iniziò a lavorare da Biancalani, in Borgo SS. Apostoli, che verso il 1960 si spostò in via Rondinelli. Il suo gusto era già sicuro: di quel periodo ricorda, oltre a un numero infinito di paillettes attaccate alle guarnizioni, le discussioni con il principale perché lei voleva fare di testa sua. Così nel 1965 decise di mettersi in proprio, per poter attuare senza intralci le proprie idee di modista. Che non le mancavano: prova ne siano gli esemplari saltati fuori inaspettatamente da due vecchi bauli che la proprietaria di un negozio milanese per cui lei lavorava le ha fatto riavere e che ora sono orgogliosamente in mostra nel suo atelier. Oggi la Nicolini va due volte all’anno in Spagna a preparare il campionario di una ditta di Madrid e le sembrano lontane quelle mattinate intere passate a cercare un nastro che si abbinasse perfettamente al colore della stoffa. “Ma il lavoro in sé – spiega – non è poi cambiato granché”.

Anna Maria Nicolini
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