La questione della bassa occupazione (si badi non disoccupazione) dei giovani è oramai una di quelle discussioni che si intavolano magari con la convinzione che presto o tardi una soluzione al problema arriverà.
Il mercato del lavoro italiano è considerato il 117esimo su 133 mercati censiti (dati del World Economic Forum del 2010) e il dato su quello giovanile ci ha detto che la disoccupazione nel 2010 si attestava al 29%, con un aumento di 2,5 punti rispetto al 2009.
Su questi dati grava di certo una complessa problematica che riguarda anche la difficoltà di comunicazione fra domanda e offerta, non sempre coincidenti già fra piano formativo e domanda specifica. Sappiamo tutti ormai che la dispersione scolastica incide, oltre che sul piano sociale, anche su quello prettamente formativo. Chi abbandona la scuola spesso si allontana anche dal lavoro perché non in possesso di una particolare formazione. Per non parlare poi della prevalenza dell’istruzione liceale fra quanti hanno un diploma, e fra quanti hanno una laurea in discipline poco richieste da un mercato del lavoro che, nonostante tutto, richiede figure tecniche. Difatti spesso molte richieste rimangono disattese: posti di lavoro che nessuno riesce ad occupare e che ci porta a parlare di bassa occupazione cronica. Del tutto evidente che non è la crisi economica la sola colpevole che origina debolezze nel mercato dei giovani, bensì una carenza strutturale che impegna ambiti diversi del nostro vivere quotidiano: culturali, istituzionali ed economici. Se non altro diventa di stretta attualità il contratto di apprendistato, capace anche di recuperare una stretta collaborazione fra scuola ed impresa. Contratto che si rivela vantaggioso sia per il lavoratore perché consente una formazione specifica, che per l’impresa in quanto gli incentivi normativi ed economici sono prolungati in caso di assunzione a tempo indeterminato. Tema, quello della formazione, importante non solo perché restituisce un lavoratore consapevole e capace all’azienda, ma permette di considerare questo istituto una forma valida e realisticamente concreta per combattere la disoccupazione giovanile. Bene ha fatto il Ministro Sacconi ad includere nella bozza di Statuto dei lavori l’importanza della formazione della persona.
Ci vuole solo maggior coraggio per abbandonare consolidate posizioni, anche da parte di una parte del mondo sindacale che spesso avversa l’apprendistato come se fosse il passo che preclude la scolarizzazione dei nostri giovani. Bisogna trovare nuove soluzioni a problemi che da troppo tempo segnano i nostri dibattiti che rischiano, a volte, di risultare sterili ed inconcludenti.
Alessandro Russo (avantidelladomenica.it)

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