
L’intensificazione tra Iran e Israele suggestionerà la situazione intorno alla Striscia di Gaza e potrebbe muovere Israele a un cessate il fuoco temporaneo, ha dichiarato il vice capo dell’ufficio politico di Hamas, Musa Abu Marzouk. “La guerra con l’Iran influenzerà la situazione nella Striscia di Gaza, perché se saranno coinvolte ingenti forze militari (israeliane), questo, ovviamente, avrà ripercussioni su Gaza. Probabilmente sarà soggetto anche a un cessate il fuoco. Ma questo non significa allo stesso tempo che, a causa dell’escalation con l’Iran, Israele deciderà di cessare completamente il fuoco a Gaza”, ha affermato il vice capo del movimento estremista palestinese.
Le autorità egiziane hanno arrestato due membri del comitato internazionale di coordinamento della Marcia Globale per Gaza, secondo quanto ha riferito il gruppo. In un comunicato gli attivisti hanno affermato di non avere notizie del cittadino francese Hicham El Ghaoui e del cittadino spagnolo Manuel Tapial da circa un giorno dal loro arresto e di non avere dettagli su dove si trovino.
Manifestanti provenienti da 80 paesi avevano in programma di marciare verso il confine egiziano con Gaza per mettere in luce la crisi umanitaria sempre più grave che affligge i palestinesi da quando Israele ha iniziato a bloccare i camion con gli aiuti umanitari a marzo. “Il nostro impegno rimane immutato: siamo al fianco di Gaza, chiediamo l’apertura di un corridoio umanitario e esigiamo la fine del genocidio contro il popolo palestinese. I governi devono agire subito”, si legge nel comunicato. L’esercito israeliano ha dichiarato su Telegram che un missile lanciato dallo Yemen è “caduto prima di entrare in territorio israeliano”, dopo che le sirene hanno suonato in diverse parti del Paese, “come da protocollo”. L’agenzia di stampa palestinese Wafa ha riferito che sono stati recuperati 15 corpi colpiti mentre cercavano di ottenere aiuti nel nord di Gaza. Un filmato estremamente crudo mostra i corpi allineati avvolti in sudari bianchi. Non sono state fornite informazioni sulla data dell’uccisione di queste persone, probabilmente avvenuta cinque giorni fa. La sparatoria sarebbe avvenuta vicino a un camion umanitario nella parte nord-occidentale di Gaza.
“Continuano intensi combattimenti nella Striscia di Gaza. Siamo impegnati a proseguire e a portare a termine entrambe le missioni, sconfiggere Hamas e riportare a casa tutti i nostri ostaggi, sia quelli in vita che quelli deceduti”. E’ quanto ribadisce il premier israeliano Benjamin Netanyahu in dichiarazioni riportate dal sito di notizie Ynet in riferimento alle operazioni contro Hamas nell’enclave palestinese avviate il 7 ottobre 2023 in risposta all’attacco di quel giorno in Israele. Intanto Israele ha avviato da venerdì scorso anche operazioni militari in Iran, dove secondo Netanyahu vengono attaccati “siti nucleari, missili, centri di comando e simboli del regime”.
Palestinesi si sono radunati fuori da un punto di distribuzione di aiuti alimentari nella città di Gaza, mentre Israele continua a filtrare e bloccare gli aiuti nell’enclave nonostante le crescenti pressioni internazionali affinché smetta di farlo. Le scorte alimentari a Gaza rimangono estremamente limitate dopo che Israele ha allentato il blocco totale su tutte le merci in entrata nell’enclave, consentendo l’ingresso di una quantità molto limitata di cibo. L’ONU ha ripetutamente messo in guardia dal rischio di carestia a Gaza. La Gaza Humanitarian Foundation, sostenuta dagli Stati Uniti e da Israele, distribuisce cibo dai suoi centri di distribuzione dalla fine di maggio. Il meccanismo di aiuto, progettato per aggirare l’ONU, è stato compromesso da incidenti quotidiani in cui sono stati aperti il fuoco su persone in attesa di ricevere gli aiuti. Secondo l’Ufficio stampa del governo di Gaza, dalla fine di maggio almeno 400 persone sono state uccise e quasi 2.000 ferite negli attacchi ai centri di distribuzione della GHF. Qatar, Egitto e Stati Uniti, mediatori nei colloqui tra Israele e Hamas, hanno chiesto a Israele di inviare una delegazione a Sharm el-Sheikh, in Egitto, per negoziare un accordo per il rilascio degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas nella Striscia di Gaza.
E’ quanto riporta ieri il Jerusalem Post, citando una fonte a conoscenza dei dettagli, secondo cui “Sharm el-Sheikh è stata suggerita come sede alternativa” dei colloqui “a causa delle attuali restrizioni sui voli” per il conflitto tra Israele e Iran. Questa maledizione chiamata guerra.
Giuseppe Basilico

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