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inganni

di Carmela Panariello Franchini | 17 Gennaio 2016

INGANNI di carmela panariello franchini

 

17 gennaio 2016 – n. 25

Da baccante leggo le suppliche inoltrate ai traditori. Essi tacciono. Si vestono di trame convenzionali e nascondono tra le vesti  mollezze inconfessabili. Disgustose finanche alle polveri sollevate da rapaci in volo su carogne.

(Carmela Panariello Franchini) 

Vale la pena essere un macchinista se poi, in un mare di ulivi, puoi far fischiare forte il Treno.

(Elisabetta Malantrucco)

Obligaré a mis lunas a soñarte

para dejar de sentir tanto tu ausencia;

mis brazos extenuados de esperarte

y mis lágrimas son caudales de impaciencia.

En cualquier temprana o postergada hora

volverás, a sanarme de esta herida;

mientras tanto mi ser todo te añora

pues sin ti, mi vida no es la misma.

Cuando tus noches con las mías se junten

y mis manos por tu piel transiten,

será tan grande la gloria de tenerte

que no querrás jamás volver a irte.

Te bajaré la luna si es preciso,

te envolveré en el manto de mis días,

te vestiré con besos encendidos,

para vivir eternamente en tu sonrisa.

(Silvia Elena Valdés)

Lia ha perso la cazzimma…..

E mi piace questo silenzio

che culla le mie ossa stanche

Di frastuono e miserie.

Mi piacciono questi rintocchi leggeri

che scandiscono le ore.

Ed il lontano e rado sciabordio

Delle auto sull’asfalto bagnato.

Il borgo è così lontano dall’ammasso cittadino.

Fra un pò ci si alza e si va verso

terre remote, silenziose ed invisibili.

Avvolti dal silenzio e dalla nebbia,

È impossibile non pensar poesia.

Impossibile non immaginare.

(Lia Romano) 

Perdersi

in uno sguardo

in un sorriso

nell’infrangersi

delle onde

nel fruscio

del vento

nei colori

nel buio della notte

nella luce delle stelle

nell’immensità della luna.

Perdersi

per amare

per sognare

per cadere

e risalire.

Perdersi.

A volte

diventa

necessità.

(Erica Liffredo)  

“Tutti i giorni”,

per l’amore mio,

era almeno ogni tre giorni.

Saremmo invecchiati presto,

io e l’amore  mio.

(Manuela Agostinelli) 

Rasgar la noche que te cubre

y, a tientas, abrigarme

a la luz de tu costado.

Alcanzarte, como aquella tarde,

donde no se muere,

y en ese silencio,

ahuyentar la oscuridad

para ser yo quien albergue tu silueta.

(Milagros López) 

 

 

Pubblicato in : Primo pianoTag: carmela panariello franchini, diaristica, inganni, LETTERATURA, mare, poesia, treno

Info Carmela Panariello Franchini

Carmela Panariello Franchini è avvocato civilista del Foro di Napoli. Lettrice attenta della società e del costume, che tende a decodificare perchè la verità è sempre altrove.

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inganni

di Carmela Panariello Franchini | 3 Gennaio 2016

INGANNI

 

 

 

 

se non puoi affermare la verità

smaschera l’inganno.

 

(Carmela Panariello Franchini)

 

 

Non ho ricordi.

Li ho consumati aspettando.

Come ogni esiliato d’amore.

 

(Elisabetta Malantrucco)

 

 

Non me lo tolgo il vizio sul finire di ripensare al passato e alle sue infinite coniugazioni.

Del piùcheperfetto vi faccio dono.

Non mi si addice ora che è imperfetto il mio sentire.

Il remoto mi inquieta.

Il prossimo che mi trapassi con la dovuta delicatezza.

Ne salvo uno.

Quello a venire.

Buon futuro semplice. A tutti.

 

(Manuela Agostinelli)

 

 

Quiero posarme en tu tiempo,

ser hilo constante en el engranaje

de tus recuerdos.

Quiero hacerme vida en un pasado remoto

del que olvidaste el comienzo.

Quiero estar cuando mires atrás,

detrás de todo,

más allá de ti.

Quiero ser cristal de tu rutina,

átomo de tu primer bostezo,

cabo de tu último pensamiento.

 

Quiero serme en ti

y que pase el tiempo…

 (Milagros López)

Pubblicato in : Primo pianoTag: carmela panariello franchini, diaristica, futuro, inganni, LETTERATURA, poesia

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Carmela Panariello Franchini è avvocato civilista del Foro di Napoli. Lettrice attenta della società e del costume, che tende a decodificare perchè la verità è sempre altrove.

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inganni

di Carmela Panariello Franchini | 21 Dicembre 2015

INGANNI

 

 

 

Mar de fondo se ha formado

en mi pecho adolorido,

por los vientos que has dejado

que azotaran mi cariño.

Ha subido la marea

del mar de mis emociones

y mi memoria recrea

tantas candentes caricias,

en esas noches insomnes.

El canto de la sirena

de tu amor, me ha embrujado;

fueron tus versos y letras

los que me han enamorado.

Como poeta te he amado,

como hombre te he deseado;

como amante te he extrañado

y por tu amor me he perdido.

Si no vuelves a mi lado,

tengo al menos el consuelo

de tantos bellos poemas

que nuestro amor inspiraron.

 

(Silvia Valdés)

 

 

Amore mio, se volgi lo sguardo verso il sole vedrai che la luce traversa pensieri, travolge emozioni, seduce sentimenti.

Io sono al buio.

 

(Elisabetta Malantrucco)

 

 

Ho sempre saputo di non avere niente a che fare con le altre persone che ho incrociato sul cammino, ne avevo la certezza fin da bambina quando giocavo con la carta e le erbe. Sono Follia pura, la mia mente è piena di lucida contraddizione che gocciola su distese sconfinate di dolcissimi tormenti.

Non sono facile da capire, sono una bambola di carne, una Strega, una Donna strana, un’Anima Libera; sono la neve che non si scioglie a Marzo, non sono da amare, sono un vulcano sempre attivo, il Fuoco Sacro da anelare e da cui fuggire.

Ma tu sei curioso, non mi vuoi mai del tutto lasciare andare, ti starai chiedendo come vivo nel castello di gerbere e melograni…

Tiro un grande sospiro e poi boccheggio fino al prossimo, non respiro. Non mi lascio andare e mai del tutto, resto sempre un po’ rigida e sospesa, poi mi acciambello come i gatti quando fanno le fusa, aspettando le coccole. C’è sempre un pianto sul fondo della mia risata e viceversa, c’è sempre una malinconia che mi attraversa e mi fa stare in pace, rendendomi l’animo inquieto. Sono come le rose cristallizzate, le farfalle bianche, le falene non ancora bruciate, sono il sangue delle labbra tagliate, sono la Morte che Danza la Vita; sono il Diavolo, sono la Luna, sono il Bagatto che muove le corde, l’Appeso che senza pentirsi ammira le foglie, la Passione del Rosso Carminio, un bacio col rossetto, il pizzo nero, un’antica invocazione, un vecchio libro, il rimmel colato, il caramello da gustare, il cioccolato con il sale… Son la Papessa dal lungo e intenso orgasmo: ho un’infinita pazienza che non sa aspettare e una comprensione che non vuol capire. Sono una capra sibillina dagli occhi grandi, che ama il Vento e i temporali e fa l’Amore col Sole al Tramonto.

 

(Ramona Chessari)

 

 

È che alla Lia piacerebbe

Levarsi in volo,

Guardare dall’alto

Le nefandezze

Del mondo.

…

Un piccolo gioco del risisco

Con pedine e carrarmati

Che urtano tra loro,

Opposte fazioni

Che perseguono

Lo stesso interesse.

Guardare dall’alto,

Avere un respiro più ampio,

Magari capire di più.

Invece la Lia ci sta dentro,

A questo bailamme

Irrisolto.

Minoranza di minoranza,

Che vorrebbe

Fermare ed ostacolare,

Ma è troppo piccola,

Non ci riesce.

La Lia ci sta dentro

E combatte,

Ma a volte il respiro

Non la tiene,

Si fa grosso e pesante

Per lo sforzo.

Siediti, piccola stupida Lia,

Respira.

Guarda il mondo dall’alto.

 

(Lia Romano)

 

 

Come veste antica

l’amore

era disceso

su di lei.

Poi, d’improvviso,

se n’era andato

lasciandole

solo il suo corpo

nudo.

 

(Erica Liffredo)

 

 

Cade lento

lo sguardo

su quel tuo fare

compassato.

Ci attendeva

un tappeto ambrato

steso ai piedi

delle betulle.

Anche  oggi

è invano

autunno.

 

(Manuela Agostinelli)

 

 

Sólo tú sabes robarme,

ganarle el pulso a las hormigas que me trepan,

rescatarme de la fuente de la poesía,

del origen vacío de las palabras,

del aljibe hosco que desatan las ausencias.

 

Sólo tú sabes

desnudarme al único sol.

 

(Milagros López)

 

 

le ore aggrovigliate stentano a riconoscersi

si scrutano estranee  aspettano

un tuono di un qualche dio

posso prenderne un papito

andare tra la folla e  tornare

amandolo

senza bisogno di oblio

senza  rimorsi  da  esibire

sono ulisse al richiamo di sirene.

 

(Carmela Panariello Franchini)

 

 

 

 

Inganni.

Linguaggio. Dell’istinto e della emozione . Della evenienza e della circostanza. Plasmato. Nel rendere sorgiva la vita. Nel soccorrerla. Nel nutrirla.

Poi. Virtù oracolare. Della seduzione. Del  lascito. Di pieghe di silenzi. Dove si annida il possibile. O il doveva essere.

Inganni. Qui. Ora. Di donne. Dove. Ogni pensiero. Ha un rovescio. Una rivelazione.

Il salvataggio. Di un ipotetico. Il dubbio. Del  germoglio.

(franchini)

Pubblicato in : Primo pianoTag: mondo, persone

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inganni

di Carmela Panariello Franchini | 29 Novembre 2015

INGANNI

 

 

 

 

 

Dices que no te conozco.

Yo, aun en la distancia,

te tomo el pulso cada día,

instante a instante, te respiro.

Te leo

en el vaivén de tus mareas.

Te descifro

en el atlas oculto de tus anhelos.

Navego

a merced de tus risas,

de tus temores,

de tus ansias de mí.

Cuando me acercas

cuando me alejas

cuando me adoras,

cuando detestas las sombras

que voy desplegando

en lo que te parecía

la vida.

Te conozco.

Yo siempre estuve.

(Milagros López) 

Era inganno lo sguardo pieno e le mani forti e il tuo guardare in fondo al pozzo era spento; percepivo solo la tua immensa solitudine di uomo stanco. Non ho mai visto tanto vuoto in uno spazio solo, tanto dolore in un sorriso; tanta resa in braccia forti. Abbi cura di te.

(Elisabetta Malantrucco)

Mil heridas abiertas has dejado en mi vida,

lágrimas de ceniza ruedan por mis mejillas.

Este amor imposible me rebasa y lastima;

mientras más te recuerdo, más me duele esta herida;

que esta pena de amores, del pecado me exima.

Tu presencia en mi vida es perfume que alivia

y mis sábanas frías con tu cuerpo se entibian;

es tu ausencia, en cambio, una cruel agonía,

las tinieblas terribles que cubren la noche,

en lapidarme sin ti, para siempre, porfían.

Tempestades furiosas me devastan y anuncian

la centella que siempre al trueno precede;

impetuosas cadenas de causas profundas,

de mis sueños encrespan el mar que me inunda

y las llamas fulminan el sol que relumbra.

Entre las hojas muertas el viento susurra

y mis manos heladas en el abismo te buscan;

sin perder la esperanza de algún día encontrarte,

errante en la bruma camino sin rumbo;

hasta dar contigo, lloraré en penumbras.

(Silvia Valdés)

Fili preziosi

di fragili parole

Riflessi di pensieri

legati da fili inesistenti

Eppure rifulge

la tela.

Come ragno va

la luce

Portano al cuore

le perle

Quelle della prossimità

(Sonia Maioli) 

Ho visto due gatti randagi, spaventati, bene educati. Gli hanno insegnato a non accettare coccole dagli sconosciuti e nemmeno cibo, figuriamoci. Loro si nutrono di frasi, di vento, di sogni interrotti, di sole; sono stanchi, pieni di esperienza, insoddisfatti, impauriti, nervosi, pacati, dolci e lunatici. Si sanno difendere da soli quelli, al contrario di me che ho bisogno di essere difesa: loro non hanno paura perché vivono con coraggio, io son terrorizzata dal dolore e non voglio più uscire di casa; sono agili, saltano e miagolano, sono goffa, corro e piango. Siamo diversi, loro amano il mare e io odio il miele, ma annusiamo i fiori e scalfiamo i colori. Ci piacciono le rose, detestiamo gli ipocriti, giochiamo con le nuvole, osserviamo le stelle, ci innamoriamo, sappiamo apprezzare, coccolare e a volte anche odiare. Io e i Gatti siamo anime affini, ci conosciamo fin dalla notte dei tempi e col tempo abbiamo imparato a stare insieme; ma soprattutto ci hanno insegnato a soffrire, a stare sempre da soli, a consolarci solo a vicenda, a piangere con un sorriso sulle labbra, con le lacrime che fanno da cornice ad un viso sereno e la malinconia che avvolge come un tenero abbraccio un cuore puro … Malinconia che si riflette in un paio d’occhi ridenti e dolorosamente rassegnati.

(Ramona Chessari) 

E oggi

che il gelo

non sublima.

E che potrei

liquefarmi

solo tra le tue

calde braccia.

E che non

si solidifica

la tua assenza.

Amore mio.

Si fosse

spostato a destra

quel giorno

il cuore.

Ti avrei fatto

del senno,  tutto.

In un atrio

di ametista.

(Manuela Agostinelli) 

Vieni qui fammi volare sulle stelle,

Fammi fluttuare sulle ali del vento

Fammi usare immagini trite

Fammi sfociare nella retorica

Fammi ridere alle tue battute

Fammi respirare il tuo odore

Fammi sentire il tuo sguardo

Fammi godere del tuo sesso

Fammi stare accanto a te

Fammi vedere con te un film

Fammi mangiare ostriche e zenzero

Fammi inalare l’anima

Fammi giocare con le tue cose

Fammi dimenticare tutti i dolori

Fammi dimenticare laggiù nel buco

Le guerre e la stupidità dell’animo

Umano.

 

(Lia Romano)

non sai nulla di me e della mia vita

se non averla odiata sulle sagome

o mangiando polvere  di zolfo

nelle luci sfavillanti ti guida morboso

il sogno di  una vita da ridurre in brandelli

e a novembre la seppellisci

senza che nulla tu voglia  saperne

non mi dai  tempo di guardare i tuoi occhi

forse ci siamo  incrociati sotto il ponte dei saggi

Bir Hakeim  ha mischiato  il  mio e tuo sangue

passeggiando sulla senna ti guardavo

senza temere  la tua anima  fredda

mentre arrivi senza passi

vestito di  nero quello cieco delle condanne

un verdetto deciso altrove e tu vai

a brandire la mia croce e quella di chi sopravvive

un dolore  senza note senza un perchè

perché a novembre hai deciso di seppellirmi il  futuro

gli odori insopportabili la musica febbrile

vai via senza passi  senza meta

quieti  lumini  si commuovono

inteneriscono le tenebre  a novembre

hai ucciso

per caso nel mucchio nella storia nel buio

hai seppellito la mia vita e la tua scelta

a novembre.

(Carmela Panariello Franchini) 

Pubblicato in : Primo pianoTag: futuro, mare

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inganni

di Carmela Panariello Franchini | 17 Novembre 2015

INGANNI

 

 

 

le pubblicazioni della rubrica “INGANNI” sono sospese per i mesi di luglio/agosto. riprenderanno a settembre, confidando nella attenzione che le lettrici e i lettori hanno gentilmente dedicato alle emozioni delle autrici.

con l’augurio di una serena estate.

 

 

 

 

Non mi parlare.

Non mi parlare perchè

le parole, assassine

tacciono le emozioni.

Parole criminali,

testimoni della morte del tempo,

parole che ci sbattono in faccia

il nostro limite di creature mortali.

Astio verso le parole,

suoni ridicoli

che balbetto per dirti quello che sento

che non ha forma e

non si può scrivere se non con

fredda schiuma d’onda

su sabbia calda di sole,

e non si può scrivere se non con

la mia bocca che lecca la tua pelle

e non si può scrivere se non con

pioggia che cade

sul nostro patio,

il patio che conobbe i tuoi baci e il mio collo.

Parole inutili,

scritte in libri ingialliti,

fogli macchiati

da una penna secca e  senza inchiostro già,

idee disegnate nell’aria

da qualche pittore che, grazie a Dio,

si é dimenticato l’alfabeto.

Parole frustranti

che si consumano come sigarette

e il fumo scrive nell’aria la tua assenza e

la mancanza che sentono i miei occhi

che anelano il tuo sorriso,

le mie braccia che anelano il tuo calore,

le mie gambe che anelano le tue mani,

la mia anima che anela il tuo inferno,

l’inferno che mi hai iniettato e che

porto dentro per la maledizione

di averti amato.

Quando ti incontrai le stimmate cominciarono a sanguinarmi.

I miei passi scrivono gocciolando

il tuo nome sul cammino.

Riuscirà il vento a cancellare

il sangue secco della mia storia?

Serviranno queste parole vuote a ridarmi

l’icona del nostro mutuo martirio o

sarà il silenzio la croce che mi merito

e che accetto come mio unico bagaglio in questo viaggio

fra la maledetta colpa del sacrificio?

E tuttavia queste continuano ad essere parole

che non sono grida

e non sono canto

e che non ti comunicano

le spine che sento,

conficcate nelle mie tempie,

conficcate nei miei sogni,

stanchi già dell’incubo del tuo tradimento,

lo stesso tradimento puro delle parole

che non servono non servono non servono

perchè non c’è miracolo

ma carezze conservate per troppo tempo in

una mano che è divenuta pugno,

non c’è miracolo

ma ferite schiuse nel costato che

non sanguinano più sotto il supplizio del tuo oblio,

non c’è miracolo

ma piedi sporchi per il lungo cammino che mi porto addosso,

e che dovrai pulirmi con i tuoi capelli,

 

(Silvia Favaretto)

 

 

Amo

la tiepida oscurità

degli anfratti.

Lasciatemi

in penombra.

Di folla

potrei morire.

Preferisco

la taciturna dignità

di uno scarafaggio.

 

(Manuela Agostinelli)

 

 

Ho scoperto la città ingannevole. Palermo di bianco vestita, di nero sporcata, di gatti e cani che dormono stanchi; di frutta nettare e ambrosia; di suoni e colori, di canti di chiesa, di preti oppressivi dai lunghi sai. Di strade e palazzi abbandonati; di fetidi odori e di cibi lussuria. Marco Polo ha perso la strada.

 

(Elisabetta Malantrucco)

 

 

Je pensais à Marcel Proust, maintenu en vie par le silence, immergé dans la pénombre close de sa chambre dernière. Suffocant et solitaire, sans corps désormais. Mais la main longue et le regard noir ne sont que jets de lumière. Sur les pages des Cahiers, vigueur, mordant, subtilité et ironie se développent vers le meilleur malgré la profonde mais feconde souffrance. Il s’acharne, encore et encore, transcrivant le silence et troublant la langue pour aller au fait avec la plus redoutable des précisions. Il faut aller, avancer vite, poursuivre les mots jusqu’a saturation. Car bientot, tombera le rideau.

 

(Séverine Jouve)

 

 

Ma sarà un inganno questa serenità nel cuore come se fosse quella di un bambino dopo un vola vola col papà? E vola vola vola, e vola vola vola, e vola vola vola…

 

(Elisabetta Malantrucco)

 

 

Sobre tu piel, de azul y terciopelo,

se dibuja la huella de mis besos;

mis suspiros se han quedado presos

sin poder expresar su desconsuelo.

 

Y sigo aquí, en acallada espera,

con ansias de sentirme entre tus brazos,

con el alma partida en mil pedazos

deseándote, en infeliz quimera.

 

Que estamos destinados a no ser,

yo no puedo aceptarlo, vida mía;

pues muero de nostalgia y desespero.

 

Y vuelvo, amor, a recrear ese placer,

que me causa esta cruel melancolía,

pensar en ti, sintiendo que me muero.

 

(Silvia Elena Valdés)

 

 

Chi sono io

Per decidere

Cosa sarebbe meglio

Per te.

Così, egoisticamente

Ti guardo e mi dico:

“Incedi anche tu,

Con passo regale

Verso il tuo

Peccato

Di presunzione”.

(Lia Romano)

 

 

Ipocrisia

Doppia faccia

pettegola ciarliera

sorriso stretto e fessa contenta

lei lui e il criminale

La fata turchina

straccio logoro, latrina.

Un galantuomo, uomo di parola, uomo di sostanza!

Acqua che non cammina fa pantano sotto la panza!

Dovesse morire mammà

il cane

il cardillo,

cento cattivi pensieri

e mille strilli.

 

(Caterina Reale)

 

 

La muchedumbre se precipita

son telegramas urgentes

autómatas compuestos de olvido

En otra parte un teléfono

en un rincón

junto a la ventana

espera

espera.

 

(Perla Rivera)

 

 

Se questa specie di pelle

che mi divide dal mondo

non fosse così sottile,

potrei anche sopportare

il peso della tua vicinanza,

il freddo dell’inverno e

il mio muto destino di poeta.

 

(Silvia Favaretto)

 

 

Las horas sin ti son horas vacías,

que lentas transcurren por mis manos yertas;

son hojas que el viento las mece sin rumbo

y habitan en el universo de las horas muertas.

 

El tiempo que somos latido y abrazo,

se queda por siempre grabado en mi cielo

con huella indeleble marcando los días

que en mágico velo envuelve mi vida.

 

En éxtasis hemos quedado atrapados,

compartiendo lunas que estaban guardadas

en viejos arcones de grandes tesoros,

que nunca quisimos compartir con nadie.

 

Este tiempo nuestro cada día se agota,

fortuna que antaño caudal era extenso;

mas lo hemos gastado quizá gota a gota

y ahora lo advierto, en fatal descenso.

 

(Silvia Elena Valdés)

 

 

Bellezza

Dove ti nascondi

se non in

quella parte soggettiva

seducente, torrida e maliarda

di ogni te, Mondo.

Mi irradi

e mi lasci muto…

in quella perfezione imperfetta

che mi abbacina

e mi smorza il fiato…

in quel rapido sospiro

che mi da vita…

e ogni volta rinasco

e ogni volta si modella

a forgia dell’esistere

l’incessante bellezza del caso…

Atomo e moto perpetuo dell’infinito

Ti scolpisco

ti disegno

ti canto

in quell’attimo.

 

(Antonella Monti)

 

 

En el vértice

´´En mí vive un grito´´ Sylvia Plath

En el vértice

mi otra se desprende.

Sangro.

Fieras

nos devoran por dentro.

 

(Perla Rivera)

 

 

Io pogo

Questa tela mi si sfascia tra le mani.

Io costruisco e lei dissipa le mie risorse.

Travalica i confini del non senso.

Si perde nei meandri di disegni inutili

Ripetitivi.

Sempre gli stessi.

Un bel fiore,

Cui spuntano corna,

Una figura aggraziata

Di donna che sputa

A terra.

Una disarmonia

Disarmante.

Ne guardo il risultato

Con sconcerto.

Lo distruggo

E ricomincio.

Ricomincio da queste macerie

Guardando il mio corpo

Pesante, il mio volto

Invecchiato.

Ricomincio da queste macerie

Che in molti hanno contribuito

A creare, senza pietà.

Ed io ho lasciato fare.

Grande colpa.

Esco da questo agghiacciante

Minuetto, ripetitivo

Fino allo spasmo.

Inizio a pogare come corpo

Astrale che sbatte contro

Altri in una totale casualità

Di traiettorie precise.

Intreccio fili:

Il risultato è l’ordine

Preciso del caos.

 

(Lia Romano)

 

 

Il corpo come una tela

ordita in finissima trama.

Smaltati e cangianti

i colori della pelle

armonizzano in Te

si vestono dei tuoi toni

e a tempera densa

e a onda del mare

riempiono i miei tratti di pittore

che su carta assorbente

ricalca su se stesso

la tua figura.

Sei luce ed ombra, sei viva forma

il disegno fra i più perfetti

 

(Antonella Monti)

 

 

inseguo parole semplici

eliminate dalle calamite

attrattive dei ricordi

più che caldi riscaldati

la nonna aveva un patto

il giornalaio le consegnava

i testi delle ultime canzoni

sapeva che le avrei cantate

modulate interpretate cedendo

all’orgoglio nei suoi occhi

chiassosi erano quei tempi

ospiti preti zie un andirivieni

e giocattoli usati desiderati

e giochi falsati da litigi

che ritrovi come radici

e tempi veloci da consumare

un soffio è stato come un sospiro

cerco quella bambina vestita di nuovo

che ricorda una per una le fantasie

stampate bianco su rosso verde su ciclamino

azzurro e bianco e giallo di sole

un dipinto che attraversa i tempi

e si staglia nel nuovo colore

che odora di calce bianca.

 

(Carmela Panariello Franchini)

 

 

Il blu mi divora,

è quel freddo spiraglio

Di lunghe mani che fermano.

Il blu mi instilla,

Coscienza malefica

Di freddo torpore.

Il blu mi aspetta:

Aspetta il mio tuffo

La necessità di un freddo abbraccio.

Che ne faccio di tutto questo blu

Che mi si attacca al cervello?

È ora di andare, mi vesto di blu.

 

(Lia Romano)

 

 

Un battito

D’ali

Frementi

Tra timide

Mani

Gli occhi

Sfiorano

I tuoi

Già lontani

E per

Un istante

Scopro

Il cielo.

 

(Erica Liffredo)

 

 

Quand je commence un texte, s’imposent d’abord des images. De pure et haute solitude : un enfant assis sur le perron qui regarde se lever le jour, un homme en marche qui soudain se retourne pour fixer un point invisible aux autres, le rond jaune de lumière que dessine la lampe sur le livre. Toujours de l’immensité, de l’imprévu, du possible. Oui. Lorsque je commence á écrire, il y a toujours un tableau : une nature morte aux formes humbles, un paysage rongé par l’ombre, des yeux qui rencontrent les miens. Et cela nécessite une mise en marge volontaire, le soufflé repris, l’écoute et l’écart voulu. Il faut se mettre en bordure pour que tout commence. J’ai perdu cela. Peut- etre demain, de nouveau…

 

(Séverine Jouve)

 

 

 

 

Inganni.

Linguaggio. Dell’istinto e della emozione . Della evenienza e della circostanza. Plasmato. Nel rendere sorgiva la vita. Nel soccorrerla. Nel nutrirla.

Poi. Virtù oracolare. Della seduzione. Del lascito. Di pieghe di silenzi. Dove si annida il possibile. O il doveva essere.

Inganni. Qui. Ora. Di donne. Dove. Ogni pensiero. Ha un rovescio. Una rivelazione.

Il salvataggio. Di un ipotetico. Il dubbio. Del germoglio.

(franchini)

Pubblicato in : Primo pianoTag: bambino, chiesa, mare, merito, mondo, monti, palermo

Info Carmela Panariello Franchini

Carmela Panariello Franchini è avvocato civilista del Foro di Napoli. Lettrice attenta della società e del costume, che tende a decodificare perchè la verità è sempre altrove.

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