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smarrimenti

di Matilde D'Alessandro | 17 Gennaio 2016

SMARRIMENTI

 

Giovani …. perchè così violenti?

Spesso ci si domanda come mai si incontrano sempre più giovani smarriti ed in cerca di un qualche equilibrio, la risposta va ricercata nelle cattive abitudini che vengono apprese dalla società, favorite indirettamente dai genitori che consentono tale apprendimento.

Un bambino su dieci, già dall’età di dieci anni, possiede uno smartphone, che un tempo sarebbe stato il regalo per il compleanno di ingresso della maggiore età, la qual cosa concorre nell’alimentare la pedopornografia, poichè, da recenti indagini, è emerso che sempre più minorenni ne fanno uso per scattare e divulgare foto personali, i cosidetti” selfie”, esponendosi così a particolari “attenzioni” e non solo…

Altro fattore deviante è l’uso continuo e smodato del personal computer, il quale, oltre a predisporre all’obesità, può arrivare a creare totale dipendenza sino ad innescare nell’utente la paura dell’esterno, a cui vanno aggiunte le conseguenze del continuo scambio tra finzione e realtà, la cui compenetrazione sempre più marcata fa sì che ‘adolescente abbia difficoltà a distinguere il reale dal virtuale.

Sotto accusa sono certi videogames violenti e diseducativi, che, sempre più diffusi, “rapiscono” totalmente l’attenzione dell’utente fino a renderlo inconsapevole protagonista e vittima al tempo stesso del gioco, facendogli vivere situazioni di efferata violenza, al momento virtuali, ma che poi alcuni tendono a trasferire nella realtà, rendendosi protagonisti di tali violenze. Altri, invece, subiscono gli effetti della paura della realtà, da cui vorrebbero evadere, ma che, abituati come sono al chiuso del mondo virtuale, non vi riescono se non ricorrendo all’uso di stupefacenti o di alcool.

Quest’ultimo fenomeno, sempre più diffuso tra gli adolescenti, costituisce una piaga sociale, le cui conseguenze sui giovani, presi nel relativo delirio di onnipotenza ed invincibilità, si esprimono in corse spericolate e spesso fatali con le auto, o tramite soprusi e violenze senza scrupoli di branco.

Ne emerge che viene sempre più meno il senso di responsabilità delle nuove generazioni, vuoi per un decadimento etico in seno alle famiglie, vuoi per responsabilità delle istituzioni, che nulla hanno messo in essere, sia come esempio che come attività, per favorire in esse la coltivazione e la trasmissione di quei valori, che soli fanno apprezzare la vita.

Facilmente si dà la colpa di tutto questo alla società ed alle sue istituzioni, dimenticando che la prima istituzione della società è la famiglia, che dovrebbe essere meno superficiale e più attenta alle reali esigenze dei figli, limitandone le ore da dedicare alla cybernavigazione, invece che favorendole, togliendosi così l’incomodo del difficilissimo compito di genitori e della propria reciproca introspezione etica.

In conclusione, la regola più semplice da rispettare, da parte dei genitori, è dare l’esempio con responsabilità, dimostrando, anche nei casi in cui si rendesse necessario opporre una negazione ai propri figli, un accordo di coppia in loro presenza, che sia per lo meno apparente e con coerenza logica, tenendo ben presente che il rapporto tra genitori e figli non è mai paritario e che, in ogni caso, è fondamentale non criticare mai chi compie l’azione , ma l’azione in quanto tale, evitando di mortificarne la dignità e la sicurezza di sè.

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, bambino, genitori, genitori e figli, giovani, mondo, nuove generazioni, scambio

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di Matilde D'Alessandro | 21 Dicembre 2015

SMARRIMENTI

 

 

 

Divorzio tardivo…………… perché?

 

… e’ trascorso poco tempo da quando è stato approvato il divorzio breve ed è subito boom! La notizia non è la legge di per sé, ma l’esplosione dei divorzi over 60!

Ora il fenomeno è in costante aumento e spinge a chiedersi perché…

Sembra assurdo pensare di separarsi dopo aver condiviso tutto in tanti anni di matrimonio, pensare di ricominciare tutto da capo, eppure avviene.

Cosa può spingere un uomo o una donna ad abbandonare tutto?

Se prima i tempi di separazione erano lunghi, tali da scoraggiare il divorzio ad una certa età, ora in circa sei mesi si può divorziare, diventando perfetti estranei.

Le coppie che oramai hanno figli grandi ed indipendenti, scoprendo di non avere alcun progetto per la vita in comune, divorziano.

La famiglia non si sgretola mai, se la struttura è salda, se si hanno ancora progetti, in caso contrario essa si sgretola allorché i figli se ne vanno ed allora ci si interroga se  davvero ci si sia amati, se davvero i figli colmavano il vuoto… Ed è qui che magari ci si accorge di non aver mai provato la pienezza dell’amore, che si diventa così estranei e ci si lascia…

La dimensione educativa per una coppia è fondamentale. Senza alcun dubbio, essere una buona madre o un buon padre è condizione necessaria per far crescere bene i figli, ma è altrettanto necessario essere un buon marito o una buona moglie.

L’amore per i figli passa sempre dal rapporto che i genitori hanno tra loro, questa è una verità importante, ma spesso trascurata.

Certamente i figli sottraggono tempo e risorse alla coppia, quindi è importante distinguere, stabilire il giusto ordine dei valori, ponendo come obiettivo principale la relazione  coniugale.

La vita di coppia va coltivata con gesti quotidiani, cercati, voluti, in mancanza dei quali inaridisce esattamente come accade ad una pianta senza cura.

E’ necessario che non vengano abbandonati i piccoli gesti, i dettagli senza senso, ma ricchi d’amore, perciò bisogna trovare il tempo per coltivare e condividere gli interessi, ritrovarsi, magari lasciando i figli ai nonni.

Ma che fare quando i figli vanno via e si rimane” soli”? Il segreto è  stupire sempre la persona amata con gli stessi gesti ed attenzioni che venivano spontanei da giovani.  Continuare a dirle “Ti amo”…

Certamente esistono fattori esterni che potrebbero portare ad un allontanamento, anche favoriti dall’avvento dei social network, dove è facile conoscere e contattare giovani donne disinibite, magari incuriosite ed attratte da brillanti nonnetti, oppure donne non più giovani, ma semplicemente annoiate dalla routine di coppia, ormai vuota di stimoli ed inaridita, desiderose di provare e ritrovare emozioni ormai assopite.

Allora potrebbero nascere nuove simpatie che fanno si che uno dei due od entrambi componenti la coppia comincino a trovare fastidiosa, se non insopportabile, la presenza dell’altro, specialmente una volta scoperto di non aver più molto da dirsi…

Inoltre, attorno ai 60 anni, è anche facile che il problema economico per alcuni non esista più, di conseguenza non ci sarebbe nessuna remora per andare a riprendersi la propria libertà, nella speranza di andar incontro a nuove avventure, nuove sensazioni e magari, nuovi amori…

L’argomento abbraccia una tale casistica, tra le più varie e ricche e ad un tempo semplici e complesse, ma soprattutto soggettive, che in questa sede è impossibile trattarne un’analisi in modo completo ed esaustivo, non resta, perciò, che ribadire l’importanza di un’analisi personale, giudiziosa, obiettiva ed onesta, fondamentale per non abbandonare mai il progetto comune iniziale, cioè la condivisione di una vita in comune in piena serenità  e la riscoperta dell’altro.

Ma se poi proprio le cose non vanno, il da farsi non può che essere delegato al senso di responsabilità di persone che, a quell’età, si presume abbiano maturato.

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, genitori, giovani, importanza, notizia, persone, separazione, speranza

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di Matilde D'Alessandro | 29 Novembre 2015

 

 

SMARRIMENTILa paura………… perché?

La paura è un insieme di stati emotivi che comincia col timore, l’apprensione, la preoccupazione, l’inquietudine, sino ad arrivare a stati patologici come l’ansia, il terrore, la fobia, il panico…

L’esperienza soggettiva è rappresentata da un forte senso di spiacevolezza e da un intenso desiderio di evitare situazioni, peresone o cose che non danno sicurezza.

Spesso ci chiediamo da dove nasce questa paura a volte immotivata.

Da risultati di ricerche empiriche , risulta che il vento o una persona, possono essere considerati pericolosi e quindi possono indurre alla paura, la cui intensità  può variare da momento a momento.

La paura può essere innata o appresa.

Le paure innate hanno origine da:

– Stimoli fisici intensi, come il dolore o il rumore.

– Oggetti, eventi o persone sconosciuti, dai quali il soggetto non sa cosa aspettarsi o come fronteggiarli.

– Situazioni di pericolo per la sopravvivenza dell’individuo o della specie, l’altezza, il buio, l’allontanamento da parte di uno dei genitori,

– Circostanze in cui è richiesta l’interazione con individui o con animali aggressivi.

Le paure apprese riguardano una grande varietà di stimoli, che derivano da esperienze dirette che si sono dimostrate pericolose ed il meccanismo di tale acquisizione viene definito condizionamento, che a sua volta può trasformare un qualsiasi stimolo estraneo in fobico.

Il corpo manifesta la paura in modo molto caratteristico: gli occhi sbarrati, la bocca aperta, i tremori sono uno stato di tensione muscolare che rappresenta la paura.

C’è differenza tra le alterazioni psicofisiologiche che si associano a stati di paura intensa, come il panico e la fobia, e quelle per la preoccupazione e per l’ansia; ad uno stato di paura improvvisa si ha un’attivazione del sistema autonomo parasimpatico, con abbassamento della pressione e della temperatura corporea, diminuzione del battito cardiaco, della tensione muscolare e con sudorazione e pupilla dilatata… Il risultato è una specie di paralisi che impedisce la fuga o l’attacco.  Se da una parte tale funzione può essere una difesa per il soggetto, in quanto ne regola l’aggressività, dall’altra, in casi estremi, può condurre alla morte per collasso cardiocircolatorio!

Stati meno intensi di paura attivano il sistema nervoso simpatico, i peli si rizzano, nei muscoli c’è maggiore affluenza di sangue ed la frequenza aumenta, il tutto finalizzato all’attacco o alla fuga, perciò hanno una funzione certamente positiva, in quanto segnalano uno stato di emergenza ed allarme, allertando il corpo e la mente alla reazione, che si manifesta, appunto, come attacco o fuga.

E’ da rimarcare che la somatizzazione della paura svolge l’azione di avvertire gli altri membri del gruppo di un pericolo o di una richiesta di aiuto. Dal punto di vista biologico-evoluzionista del vissuto soggettivo, attraverso i processi di memoria e apprendimento, le modificazioni psicofisiologiche e l’attivazione parasimpatica o simpatica, tendono alla conservazione ed alla sopravvivenza dell’individuo o…… del branco! Per contro, se la paura viene estremizzata, sfocia in ansia ed attacchi di panico, venendo meno la sua funzione iniziale e convertendosi in una sintomatologia psicopatologica.

I tipi di cura sono :

. L’approccio comportamentale, finalizzato all’eliminazione del sintomo della paura, basandosi sulla familiarizzazione ed assuefazione allo stimolo fobico, e basato sul condizionamento.

– L’approccio cognitivista, finalizzato all’eliminazione della causa della paura e rivolto alla percezione e alla visualizzazione degli stimoli o eventi inquadrati come pericolosi.

Pubblicato in : Primo pianoTag: emergenza, genitori, percezione, persone, punto di vista

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di Matilde D'Alessandro | 17 Novembre 2015

SMARRIMENTI

PTSD ovvero il Disturbo post traumatico da stress

In passato ho già parlato del disturbo post traumatico e ho voluto ritrattarlo dopo i terribili eventi terroristici francesi.

Esso insorge dopo un evento per coinvolgimento diretto o per avervi assistito e comporta alla persona che lo ha subito, senso profondo di impotenza di fronte all’orrore e alla paura.

Proviamo ad immaginare cosa possa provare chi subisce un attentato, in quei terribili momenti e cosa dopo per dimenticare. E’ chiaro che tutti questi disturbi sono comuni ad ogni evento traumatico anche di natura diversa.

I primi sintomi possiamo raggrupparli in 3 categorie

1) Il continuo rivivere l’evento attraverso immagini , pensieri, percezioni e incubi notturni.

2) l’evitare assolutamente da parte del soggetto quegli stimoli che potrebbero fargli rivivere la brutale esperienza, quindi niente  mass media. L’ottundimento della reattività generale si presenta con il diminuito interesse verso gli altri, con distacco o estraneità.

3) I sintomi di iperattività, con difficoltà del sonno, scarsa concentrazione, ipervigilanza ed esagerata risposta di allarme.

I sintomi possono insorgere subito o dopo mesi. Il quadro dei sintomi può essere acuto o minore, cronico se ha lunga durata o tardivo.

Il disturbo compare quando un soggetto sente in pericolo la sua vita, immaginiamo lo stato dei sopravvissuti all’attacco terroristico a Parigi !!!!!!!!  Il disturbo risulta particolarmente grave quando l’evento è ideato dall’uomo e la probabilità di svilupparlo aumenta proporzionalmente all’intensità del fattore stressante.

La prima risposta all’evento è di tipo emotivo-corporea. Nel caso di un evento non rimosso, si crea nel cervello una stasi neurobiologica, che impedisce l’elaborazione delle emozioni e delle sensazioni corporee, le quali, permanendo nel cervello, sono pronte a riattivarsi in situazioni simili.

La cura, a seconda della gravità, può essere farmacologica o psicoterapica, utilizzando una cognitivo-comportamentale, oppure, molto utile ma praticata da terapeuta esperto, l’EMDR,  metodo terapico che facilita il decorso delle psicopatologie per eventi traumatici  ed eventi emotivamente stressanti. Esso affronta i ricordi non elaborati  che possono dare origine a molte disfunzioni ed utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione alternata.

Nota: EMDR, dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing.

Pubblicato in : Primo pianoTag: eventi traumatici, mass media, natura, parigi

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di Matilde D'Alessandro | 15 Ottobre 2015

SMARRIMENTI

 

 

 

L’INTELLIGENZA EMOTIVA (sfruttiamo al massimo le nostre risorse?)

 

Quando parliamo d’intelligenza, il pensiero va a quella che misuriamo col Q.I., basata sulla capacità di risolvere funzioni

di logica e matematica, ma col tempo la Psicologia si è evoluta e, con pazienti ricerche, si è scoperto che ci sono altre forme di intelligenza riconoscibili nell’Uomo.

Gardner fu il primo a parlare del concetto di Intelligenze Multiple, all’interno del quale venivano individuati nove tipi di intelligenza, tra cui in particolare, l’Intelligenza Interpersonale, che consente di comprendere gli altri, e l’Intelligenza Intrapersonale, che è la capacità di rappresentare se stessi, esternando le proprie emozioni che  costituiscono la base  dell’INTELLIGENZA EMOTIVA.

 

Possiamo definire l’INTELLIGENZA EMOTIVA come la capacità di gestire le proprie emozioni,  immedesimandosi anche in quelle altrui. Essa ha due forme:

 

1) INTELLIGENZA EMOTIVA PERSONALE.

E’ la consapevolezza di noi stessi, ci aiuta a capire cosa scatena le emozioni negative, ci consente di valutare le nostre capacità ed i nostri limiti, così da riuscire a porci obiettivi ed eventuali strategie per raggiungerli.

La capacità di autocontrollo rientra nell’intelligenza emotiva, chi sa dominare le proprie emozioni, infatti, è padrone

di sé e riesce ad affrontare ogni situazione in maniera adeguata.

 

2) INTELLIGENZA EMOTIVA SOCIALE

E’ la capacità che ci consente di relazionarci positivamente e di interagire in modo costruttivo con gli altri. In pratica si tratta di Empatia, cioè la capacità di riconoscere negli altri emozioni e sentimenti, sapendo comunicare con gli altri, parlando loro, facendo coincidere il contenuto esplicito del messaggio attraverso la parola con le proprie convinzioni ed emozioni, involontariamente rivelate dal linguaggio del corpo.

 

GESTIRE LA PROPRIA INTELLIGENZA EMOTIVA.

Conoscere le proprie emozioni è fondamentale per una vita sociale basata sull’interscambio e sulla capacità empatica.

L’utilizzo di questa forma di intelligenza si articola sulla capacità di afferrare i sentimenti, le aspirazioni e le emozioni delle persone, e sulla piena consapevolezza del proprio stato d’animo. Questo consente di orientare i giusti comportamenti a favore di obiettivi individuali o comuni.

 

RICONOSCERE L’INTELLIGENZA EMOTIVA.

Diversi studi hanno evidenziato che l’intelligenza emotiva si manifesta in modo differente tra uomini e donne. Gli uomini, quando ne sono dotati, sono socialmente equilibrati, espansivi e non soggetti a paure o ad elucubrazioni di natura ansiosa. Pertanto hanno una ricca vita emozionale e stanno bene sia con se stessi che con gli altri.

Altresì le donne sono sicure di sé, capaci di esprimere i propri sentimenti, circondate da emozioni positive. Sono estroverse e sanno adattarsi allo stress, raramente presentano i segni tipici dell’ansia.

 

CONTROLLARE LE PROPRIE EMOZIONI.

Ci sono due modi per controllare le proprie emozioni, il più efficace è quello della RIVALUTAZIONE COGNITIVA. Cioè si considera l’emozione negativa non legata al contesto stesso che si sta vivendo, ma la si valuta di per sé stessa.

Un altro metodo per controllare le emozioni negative è la RICERCA DI UN MAGGIORE CONTATTO SOCIALE. L’isolamento non facilita lo scarico delle negatività, quali tristezza ed angoscia, al contrario, lo stare insieme con gli altri, condividere le proprie emozioni, abbrevia lo stato emotivo negativo.

In conclusione, conoscere le proprie emozioni interiori è fondamentale per imparare a gestirle, così come è importante imparare a dar loro un nome e confrontarsi con persone anch’esse impegnate nel processo dell’intelligenza emotiva.

 

Dr.ssa Matilde d’Alessandro

Pubblicato in : Primo pianoTag: natura, persone, processo

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di Matilde D'Alessandro | 28 Settembre 2015

SMARRIMENTI

 

 

 

Sesso e web

 

Con l’avvento del web, si è modificata l’intimità della coppia, soprattutto la sessualità. Ci sono vari frequentatori della rete a sfondo sessuale, che, considerando l’argomento un’attività ludico ricreativa, non si accorgono che col passare del tempo, diventa una dipendenza patologica.

Internet ha stravolto completamente ogni relazione, facendola diventare semplice ed immediata, a volte sostituendo affetti, relazioni o pseudo incontri sessuali.

Gli adolescenti si affacciano alla rete, senza alcuna sorveglianza da parte degli adulti, iniziando a girovagare su siti porno per soddisfare le loro curiosità, vittime di tempeste ormonali,  sostituendo così la rete, alle normali relazioni e confronti col mondo degli adulti.

L’utilizzo di pornografia a cui andiamo incontro, crea non poche problematiche sia come “piacere solitario”, sia come “condiviso” e spesso cade in dipendenza.

Il sesso virtuale può diventare una vera e propria ossessione, scandendo gli attimi della giornata, occupando ogni pensiero e spazio mentale, creando una dipendenza “senza sostanza”.

Questa è una pratica che purtroppo coinvolge tutti,  dai giovani agli anziani, compresi adulti, uomini o donne, senza distinzione di stili di vita o status sociale.

Dati attendibili, li abbiamo grazie al Prof Cantelmi,  il quale delinea chiaramente le forme di dipendenza e le visite da parte di entrambi i sessi, i quali consumano sesso virtuale quando il partner dorme o è impegnato in altre attività,  ignaro di tutto…

 

Elenchiamo brevemente gli abituali frequentatori delle chat e siti porno.

 

1) In alcuni casi, la ricerca di tali siti avviene in assoluta solitudine, l’uomo o la donna davanti al proprio PC praticano autoerotismo, cercando immagini a sfondo erotico in pieno stato convulsivo. Tali soggetti vengono definiti “UTILIZZATORI RICREATIVI”, cioè usano internet per il proprio piacere sessuale e la frequentazione dei siti non interferisce con la qualità della loro vita relazionale e sessuale.

 

2) La seconda categoria appartiene ai ” COMPULSIVI SESSUALI”, soggetti con propensione eccessiva, che sfiora il patologico, per la sessualità  e tutte le tematiche annesse. Essi instaurano una dipendenza compulsiva per il sesso on-line, che diventa sostitutivo di una  relazione reale.  La pratica amorosa, che questi soggetti instaurano online, è caratterizzata da scambio intenso e frequente di e-mail e messaggi ad alto contenuto erotico, che sfociano sempre in attività masturbatorie, attraverso la webcam.

Tali soggetti vengono definiti ” UTILIZZATORI A RISCHIO”, perché sviluppano e soprattutto mantengono comportamenti sessuali compulsivi.

 

Altra caratteristica degli amori virtuali o sessuali, che sono collegati sempre.

I ” Cyberdipendenti da  sesso” sono in preoccupante aumento, come tutte le dipendenze senza sostanza. Da psicologa, credo che tali comportamenti scaturiscano dal cambiamento storico, culturale ed etico, oltre al cambiamento di costume sessuale, determinando insicurezza e vulnerabilità sessuale nell’uomo. Le donne, a loro volta, molto più esigenti ed aggressive, fanno sì che aumentino le disfunzioni sessuali maschili, come deficit erettivo, eiaculazione precoce, ed anorgasmia.

L’uso di pillole dell’amore sempre in maggiore aumento, spesso frutto di consigli di amici,  il PC e il sesso virtuale, vengono preferiti al corpo di una donna, evitando così rischi emotivi ed eventuali “fallimenti”.

Il sesso virtuale porta ad una forma di dipendenza dal desiderio e non potendolo praticare effettivamente, può portare a forme di aggressività. Si instaura così una forma di “CARVING”, cioè dipendenza, pari a quella con stupefacenti.

Il ricorso al web come surrogato affettivo e sessuale, che si tratti di amanti virtuali, di autoerotismo, di sesso online, in alcuni casi sfocia in patologia ed è segno che nella coppia non c’è più empatia.

Un soggetto che preferisce la rete ad una relazione reale, certamente ha problemi relazionali o bassa autostima, un coniuge che pratica ad oltranza piacere sessuale solitario,  tende a mascherare eventuali disfunzioni sessuali.

Per tali pazienti suggerisco una terapia psicologica e comportamentale, sì da far luce sull’utilizzo improprio della rete.

 

Pubblicato in : Primo pianoTag: anziani, giovani, mondo, scambio

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di Matilde D'Alessandro | 8 Settembre 2015

SMARRIMENTI

L’isteria

 

Nell’immaginario collettivo, l’isteria, o meglio, l’isterismo o nevrosi isterica, è sempre stata considerata una malattia appartenente all’universo femminile: il termine stesso deriva dal greco ὑστέρα (hystera), che significa utero. 

Essa è una malattia mentale caratterizzata dalla comparsa di sintomi che mimano varie patologie, senza che ve ne sia una vera. Il paziente isterico, simula una serie di sintomi e li esterna attirando tutte le attenzioni su di se da parte degli altri. Tutto ciò non va confuso con la simulazione di malattia, ma è una simulazione inconscia, dove i sintomi sono reali ma non rilevabili diagnosticamente. 

Ciò accade in soggetti con personalità particolare, poiché, secondo la psicanalisi, l’isteria deriva da un conflitto edipico non risolto.

Abbiamo già anticipato che, nonostante la freddezza apparente, la personalità isterica è facilmente influenzabile, si rifugia nell’immaginario, con tendenze alla teatralità e alla mitomania, soffre di insoddisfazioni sessuali, giocando con seduzione e rifiuto.

Le crisi isteriche insorgono in pubblico e possono assumere forme diverse, dalla crisi di nervi, alla paralisi, convulsioni o edema, disturbi circolatori etc., diventando un linguaggio del corpo con cui l’sterico esprime i disagi inconsci, e che può diventare ben presto invalidante.

 

SINTOMI DELL’ISTERIA

 

Le manifestazioni di crisi isteriche sono le più varie e coinvolgono la maggior parte degli organi  e degli apparati. Mimano un attacco epilettico ma senza la totale perdita di coscienza, o di urina (l’epilettico, durante la crisi, perde il controllo degli sfinteri), possono manifestarsi anche crisi cardiache con palpitazioni e crisi di dispnea, che mimano crisi asmatiche, ma senza broncospasmo. 

Gli attacchi isterici, nonostante l’apparente gravità, hanno decorso benigno e possono manifestarsi in modi diversi. Le manifestazioni tipiche hanno stimolazione da eventi esterni, come stati di ira dovuti, al limite, persino da semplici discordanze di opinioni, delusioni, eventi della vita affettiva. 
L’assunzione di ansiolitici e antidepressivi può attenuare i disturbi, ma la terapia più idonea, in questi casi, resta la psicoanalisi mirata.

Pubblicato in : Primo pianoTag: assunzione, crisi

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di Matilde D'Alessandro | 19 Agosto 2015

SMARRIMENTI

 

 

 

 

I Disturbi Alimentari.

 

 

I D.A. possono essere definiti come persistenti disturbi  del comportamento alimentare o di comportamenti finalizzati al controllo del peso, danneggiando la salute fisica e l’equilibrio psicologico e sociale. Essi colpiscono soprattutto gli adolescenti di età variabile tra i 12 e i 25 anni e riguardano in modo particolare soggetti femminili, ma ultimamente anche maschi.

 

Secondo il DSM, i disturbi alimentari si dividono in :

 

– ANORESSIA NERVOSA.

– BULIMIA NERVOSA.

– DISTURBO DA ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA ( Binge eating disorder).

 

Tutti i disturbi sono caratterizzati da un’eccessiva preoccupazione del peso, dalla fisicità e dal controllo dell’alimentazione e sono causati dalle seguenti caratteristiche convinzioni disfunzionali che ne identificano un gruppo psicopatologico comune.

 

1) Convinzioni distorte sul cibo e alimentazione

 

2) Convinzioni distorte sulla forma del corpo

 

4) Atteggiamenti autoprescrittivi nei confronti del cibo

 

Queste idee si  completano con caratteristiche familiari e individuali quali il perfezionismo e l’insicurezza. In casi particolari sono da sottolineare gli atteggiamenti delle madri nei riguardi dei soggetti con disturbi alimentari. Esse tendono a fare della famiglia il proprio centro di esclusivo interesse, dedicandosi ai figli con possessività ed iperprotezione, assumendo atteggiamento sacrificale, facendo emergere una figura appagata dall’efficienza delle cure da loro prestate. Ma è bene osservare anche le caratteristiche psicologiche del soggetto adolescente, il quale presenta personalità ansiosa e depressiva, legata ed impulsività ed immaturità psico-affettiva.

La teoria cognitivo comportamentale, sostiene che tali disturbi abbiano origine da  fattori che possono operare insieme.

Il primo è la necessità di avere  controllo dei vari aspetti della vita ( lavoro, affetti, scuola etc ), che può focalizzarsi in particolari  situazioni  sul controllo dell’alimentazione.

Il secondo è l’eccessiva importanza attribuita al controllo del peso nei soggetti che hanno interiorizzato il concetto di magrezza.

In entrambi i casi il nocciolo è l’adozione di una forma molto restrittiva di nutrizione che a sua volta genera una forma di controllo eccessivo del corpo del soggetto.

Successivamente compaiono processi che contribuiscono a rafforzare il D. A. quali isolamento sociale, abbuffate generate dalla restrizione alimentare, che a loro volta generano preoccupazione e controllo eccessivo del peso e della forma fisica, i sintomi da denutrizione aumentano la necessità di controllare il proprio corpo.

 

SINTOMI.

 

Esistono dei campanelli d’allarme tra questi ricordiamo:

 

Eccessiva magrezza.

Paura di ingrassare, anche con evidente sottopeso.

Percezione errata del proprio corpo.

Fragilità ossea.

Secchezza della cute.

Insufficienza renale.

Aritmie cardiache.

Disturbi del sonno.

Intolleranza al freddo.

Dolori addominali.

Rallentate funzioni di tutti gli organi legati alla digestione.

 

la psicoterapia consigliata è quella cognitivo comportamentale, unica efficace nel tempo…

Ci si riserva di ampliare questa trattazione nelle prossime occasioni…

 

Pubblicato in : Primo pianoTag: alimentazione, importanza, lavoro, madri, percezione, scuola

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di Matilde D'Alessandro | 3 Agosto 2015

SMARRIMENTI

Stress e disturbi da stress.

 

RELATIVI SINTOMI E COME CURARLI.

 

Lo stress è una risposta agli stimoli emotivi, cognitivi e sociali, percepiti dal soggetto come campanello d’allarme.

Il processo stressogeno si compone di tre fasi :

 

1- Fase di Allarme. ll soggetto segnala l’eccesso di compiti e mette in moto le risorse per adempierli.

 

2- Fase di Resistenza. Il soggetto stabilizza le risorse e si adatta al nuovo stato.

 

3- Fase di esaurimento. La caduta delle difese è evidente! Il soggetto presenta sintomi fisici, fisiologici ed emotivi.

 

A seconda della durata dell’evento, lo stress viene classificato in due categorie.

Lo stress acuto, che si verifica in un tempo determinato e limitato, comparendo poche volte.

Lo stress cronico, che invece persiste quando gli stimoli sono di lunga durata.

Gli stress cronici possono essere ulteriormente distinti in stress cronico intermittente e stress cronico stabile.  Il primo si presenta ad intervalli regolari, con durata limitata e sono prevedibili, il secondo è rappresentato da stimoli di lunga durata che diventano un ostacolo per il soggetto,  al punto da rallentarne il conseguimento degli obiettivi.

Oltre alla durata è importante anche la natura dello stress, non sempre negativa. Infatti, si tenga presente come il famoso Eustress  dia tono e vitalità all’organismo, al contrario del DIstress, che è negativo e può portare come conseguenze l’abbassamento delle difese immunitarie.

Lo stress può essere provocato da molteplici fattori, che sono:

 

1- Eventi piacevoli e spiacevoli della vita (matrimonio, nascita, morte, divorzio).

 

2- Cause fisiche (freddo o caldo intenso, abuso di alcol, gravi limitazioni nei movimenti).

 

3- Fattori ambientali (mancanza di fissa abitazione, di lavoro etc.)

 

4- Malattie organiche.

 

5- Cataclismi.

 

SINTOMI.

 

I sintomi dello stress possono essere raggruppati in :

 

Sintomi Fisici.

–  Mal di testa.

–  Dolore alla schiena.

– Collo e spalle tese.

– Dolore allo stomaco.

– Tachicardia.

– Sudorazione delle mani.

– Extrasistole.

– Agitazione ed irrequietezza.

– Problemi del sonno.

– Stanchezza.

– Capogiri.

– Perdita di appetito.

– Problemi sessuali.

– Suoni (tintinnii, fischi, acufeni) alle orecchie.

 

Sintomi Comportamentali.

– Digrignare i denti.

– Attitudine alla prepotenza.

– Aumento di uso di alcolici.

– Mangiare compulsivamente.

– Criticare gli altri.

– Impossibilità di portare a termine obiettivi.

 

Sintomi Emozionali.

– Pianto immotivato.

– Enorme senso di tensione o pressione (sentirsi come un pallone pronto a scoppiare da un momento all’altro).

– Nervosismo, ansia.

– Rabbia.

– Sensazione di non aver stimoli nella vita.

– Solitudine.

– Infelicità senza motivo reale.

– Senso di impotenza a cambiare le cose.

– Essere facilmente sconvolti o cadere in un senso di agitazione.

 

Sintomi Cognitivi.

– Problemi a pensare in modo chiaro.

– Incapacità a prendere decisioni.

– Distrarsi facilmente.

– Impulso a “scappar via”.

– Mancanza di creatività.

– Preoccupazione costante.

– Perdita di memoria.

– Perdita del senso dell’umorismo.

 

I disturbi psicologici correlati allo stress sono il Disturbo Post Traumatico, il disturbo acuto da stress, i disturbi psicosomatici (asma bronchiale, ipertensione arteriosa, colite, alopecia psicogena, eczema cutaneo, ulcera gastro-duodenale), la depressione, il disturbo bipolare, i disturbi d’ansia, i disturbi della sfera sessuale, i disturbi dell’alimentazione (bulimia, anoressia).

 

CURA DELLO STRESS.

 

Un livello elevato di stress può essere ridotto con tecniche di rilassamento (Training Autogeno) e psicoterapia cognitivo comportamentale.

Le tecniche di rilassamento mirano a gestire  e controllare  le risposte fisiologiche dello stress. I loro benefici sono riduzione della tensione costante. Tra Le migliori tecniche ricordiamo Il Training Autogeno, la Biofeedback, Mindfulness e la Meditazione.

La psicoterapia d’eccellenza è la Cognitivo-Comportamentale, che consente all’individuo di imparare i metodi di gestione dell’ansia e modificare i comportamenti disfunzionali.

La terapia consiste nell’esame dei punti di forza e delle carenze del soggetto, nell’analisi accurata degli avvenimenti che precedono e seguono il verificarsi di ogni comportamento disadattativo.

Inoltre l’approccio cognitivo-comportamentale favorisce il soggetto nella conoscenza di nuove modalità di reazione emotiva e comportamentale in fase di stress.

Purtroppo, la carenza di spazio è tiranna nella trattazione di argomenti di tale importanza e rilevanza, sui quali ci si riserva di tornare in seguito.

Pubblicato in : Primo pianoTag: alimentazione, importanza, lavoro, natura, processo

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di Matilde D'Alessandro | 16 Luglio 2015

SMARRIMENTI

 

 

 

L’ Ansia da Prestazione

 

Ho descritto in passato il meccanismo fisiologico dell’ansia che permette di rendere al meglio tutte le situazioni che richiedono concentrazione e impegno, essa è utile in un raggiungimento di un obiettivo, invece, quando viene gestita al contrario, può innescare un meccanismo che non consente di affrontare i compiti prefissati in maniera ottimale.

Ciò che differenzia l’Ansia da Prestazione dalle altre forme è la eccessiva importanza che le attribuisce chi ne soffre.

Il risultato di una prestazione è percepito in relazione al giudizio dell’altro. Trattandosi di un soggetto affetto da ansia da prestazione, deve essere assolutamente positivo ed un piccolo disappunto dall’ideale di perfezione viene interpretato come una incapacità.

Questa visione così rigida coinvolge tutta l’autostima del soggetto e una piccola defaillance crea un profondo malessere.

Infatti, nel vivere certe esperienze, la persona affetta da A.P teme costantemente il fallimento, a volte ne anticipa il risultato e, con tale premessa, i comportamenti non sono vissuti in modo naturale e per lo stesso individuo risulteranno inadeguati ed innaturali.

L’attenzione non viene posta sull’effetto del proprio comportamento, ma sulle modalitàò dell’agire, il come prevale sul cosa e la riuscita dell’azione sul gusto di portarla avanti, cioè unico obiettivo è la prestazione

Dal punto di vista emotivo, i comportamenti e le convinzioni seguono la direzione dell’insuccesso ed in tal caso le possibilità che si verifichi sono alte. Le convinzioni errate di partenza portano l’individuo ad innescare un circolo vizioso difficile da interrompere, in cui l’ansia da prestazione cresce sempre di più, aumentando le aspettative, rendendo l’individuo sempre più esigente e sensibile ad ogni minimo segnale di insuccesso.

La presenza dell’ansia da prestazione nella vita sociale racchiude diversi ambiti  come ad esempio quello scolastico, sportivo, lavorativo, relazionale e sessuale.

Nel campo scolastico, lavorativo e sportivo, compromette seriamente il rendimento finale, tale da danneggiare, in casi estremi, i progetti di vita dell’individuo.

Nel campo relazionale, l’eccessiva preoccupazione di far bella figura per essere accettati e riconosciuti, nasconde il timore di non essere accettati e questo dipende dalla propria autostima, di conseguenza un possibile fallimento può essere la conseguenza di un ritiro dalla vita sociale.

Se non trattata adeguatamente, l’A.P. può dare origine a disturbi gravi come ansia generalizzata, attacchi di panico, fobia sociale…

In ambito sessuale, in coloro che attribuiscono grande valenza alla prestazione, genera paura di deludere e questi atteggiamenti impediscono di vivere con serenità l’esperienza sessuale, portando come conseguenza un calo del desiderio o difficoltà a mantenere o ottenere l’erezione (nell’uomo) e nel raggiungere l’orgasmo  (nella donna).

A causa della grande importanza che attribuiscono al rapporto sessuale, i soggetti colpiti da uno stato d’ansia da prestazione cominciano a vivere la propria sessualità con costante paura tanto da compromettere il rapporto di coppia.

L’ansia da prestazione sessuale, col tempo, può sfociare in veri e propri disturbi psicologici, quali difficoltà nell’eccitamento,  disfunzioni erettili, la tanto temuta eiaculazione precoce, anorgasmia, dispareunia (dolore nella donna durante l’atto sessuale)…

Tali difficoltà possono essere trattate con successo con l’aiuto dello psicoterapeuta, ridimensionando le paure con la possibilità di essere accettati, anche se non “perfetti”.
© Matilde d’Alessandro

Diritti d’autore riservati.

Ne è vietata la pubblicazione, anche parziale, su qualsivoglia supporto, se non preventivamente autorizzata.

 

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