A rischio tagli una grande opportunità
La generazione Erasmus ha un solo mezzo per salvare se stessa dal fallimento di una vita. Impegnarsi per portare a termine il suo compito, che non è solamente essere europei, bensi guidare l’Europa verso la realizzazione di se stessa.

E il prezzo da pagare è, senza tragedie o catarsi forzate, la propria vita.
Una vita nata nei Paesi nazionali e poi trasformata in esperimento europeo, grazie alla spinta delle politiche comunitarie e del progetto Erasmus.
Il progetto Erasmus ti cambia la vita, è la promessa del materiale marketing della Commissione, ed è vero.
La Commissione europea ha istituito un progetto per cambiare le vite dei cittadini giovani e nazionali e mutarli in cittadini europei, col tempo, per creare quell’Europa culturale che è conseguenza dell’Europa economica e premessa dell’Europa politica. L’esperimento chiamato Erasmus è il tentativo di mutazione genetico e culturale di una generazione.
Genetico perché attraverso gli amori nati sulle rive del Danubio o del Tamigi i cittadini nazionali daranno vita a loro volta a figli misti, nati in culture diverse e cross border, in una sfera a parte, in vero, o forse in un limbo culturale inaccessibile agli outsider. Culturale perché lo studente Erasmus rientra nel Paese di provenienza cambiato, maturato, più aperto, ma forse anche isolato e troverà pace alla sua risvegliata curiosità solo in una continuazione dell’Erasmus per tutta la vita. Una prosecuzione fatta di spostamenti, esperienze europee e forse, in fine, la stabilizzazione in un Paese ‘altro’ rispetto alla propria origine, in una coppia ‘altra’ rispetto a quella classica raccomandata dalla tradizione nazionale, in un luogo non geografico, ma spirituale e culturale che forse ancora politicamente e amministrativamente non esiste, ma che per gli abitanti di questo spirito si chiama senza dubbio Europa. Le vicende degli ultimi anni e soprattutto la crisi economica degli stati nazionali hanno tuttavia dimostrato come l’Europa geografica economica e politica non esista ancora.
I confilitti nazionali prevalgono sul senso di unità e l’interesse nazionale perseguito dagli Stati non è ‘europeo’, ma decisamente nazionale. Le classi dirigenti nazionali sono – eccome protrebbero essere diversamente – nazionaliste.
A cosa serve allora essere parte di una cultura Erasmus e quindi per definizione europea? A cosa serve aver costruito la propria vita sulla scia di un progetto europeo, culturale e sociale, se poi l’Europa va in frantumi? Se l’Europa spirituale, dove migliaia di ragazzi e ragazze vivono da anni, non si materializza? Il fallimento di migliaia di vite Erasmus è vicino e la paura di aver sbagliato tutto fa la sua prima, minacciosa apparizione. Aver dedicato una vita all’Europa dello spirito, alla comprensione delle altre nazioni, delle altre lingue e culture, aver superato difficoltà, incomprensioni, barriere e solitudini rischia di essere ripagato da una doccia fredda, preludio alle gabbie nazionali dove le anime Erasmus non volevano e non possono più vivere. Chi è colpevole del rischio che la generazione Erasmus sta correndo, quello di divenire una ‘lost generation’? La classi dirigenti nazionali e nazionaliste, coloro che predicano bene e razzolano male. Coloro che parlano di Europa ma perseguono un interesse nazional-nazionale.Coloro che parlano una sola lingua. Coloro che non sono stati studenti Erasmus e parlano d’Europa senza sapere cosa in realtà sia l’Europa.
La generazione Erasmus ha un solo mezzo per salvare se stessa dal fallimento di una vita. Impegnarsi per portare a termine il suo compito, che non è solamente essere europei, bensi guidare l’Europa verso la realizzazione di se stessa. La vera self-fulfilling prophecy sono gli studenti Erasmus perché respirando incarnano l’Europa culturale. Next step è l’impegno politico, essere la classe dirigente che porterà l’Europa all’unità politica. Uscire dall’isolazionismo è l’unica via per evitare di essere rubricati ‘lost generation’. Impegnarsi nella politica europea è la strada per realizzare l’Europa e la propria vita – unica ed irripetibile come l’esperienza Erasmus.
Dagli stati nazionali, dalle classi dirigenti nazionali, dalle amministrazioni nazionali non verrà mai nulla di veramente europeo, perché sono frutto di una cultura nazionale, inadatta, perché il loro software è nazionale e perciò limitato ab origine – solo i contaminati dallo spirito europeo, che hanno provato sulla propria pelle e nella propria anima l’appartenenza all’Europa potranno realizzare il sogno europeo.

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