Quando il clamore di questi anni sarà passato e Berlusconi si godrà la meritata pensione in una delle sue tante ville si potrà, forse, provare a tirare un bilancio del ventennio che è stato caratterizzato dalla presenza sulla scena politica del Cav. Proviamo ad anticipare il giudizio perché da questo si può trarre qualche utile insegnamento per l’oggi e soprattutto per gli sviluppi futuri. Torniamo al ’94 e alle ragioni della “scesa in campo”. Tangentopoli aveva messo in ginocchio la Prima Repubblica, il sistema era allo sbando, la sinistra si apprestava ad una marcia trionfale. Berlusconi si presentò agli elettori con un triplice proposito: 1) impedire ad una vecchia sinistra di conquistare il potere; 2) rinnovare classe politica e sistema; 3) sconfiggere quel blocco economico-finanziario che era prosperato nel quarantennio democristiano e che ora, dopo aver manovrato per decretarne la morte, si apprestava a governare l’Italia attraverso un Pci-Pds che aveva bisogno di essere sdoganato e legittimato. Il debutto del Cav. fu un successo incredibile. La parte moderata del Paese aveva voglia di cambiare e rinnovare, avvertiva ancora il pericolo rappresentato dai “comunisti”, giudicava quanto meno “anomala” l’azione di una magistratura che aveva eliminato, quasi con precisione chirurgica, tutto il vecchio centrosinistra, fatta eccezione per la sinistra Dc. Fondamentalmente, queste sono le stesse ragioni che in tutti questi anni hanno fatto vincere e rivincere il Cav. Ma quanto di quell’iniziale programma è stato realizzato? L’unico punto che ci sembra sia stato centrato in pieno è quello di aver sconfitto la vecchia sinistra. In questi anni, sconfitta dopo sconfitta, la sinistra è stata costretta a mutare se stessa. I comunisti, quelli veri, sono scomparsi dal Parlamento e anche nel Paese sono ridotti ad una presenza marginale, il vecchio Pci-Pds è scomparso e al suo posto è nato un partito, il Pd che, nonostante molte contraddizioni, è di fatto una forza sostanzialmente moderata. Non è stato invece rinnovato il sistema politico che si è addirittura avvitato su se stesso dando vita ad una sostanziale esclusione dell’elettorato dalla scelta dei suoi rappresentanti. Si è cambiata solo in parte la classe politica, almeno quella di centrodestra, ma grazie alle novità introdotte nel sistema elettorale con l’abolizione delle preferenze, si è cambiata puntando non alla qualità ma all’obbedienza al capo. Fallimento completo poi nella sconfitta di quella rete di poteri economici-finanziari che brigavano ieri e brigano anche oggi, al di fuori e al di sopra della volontà popolare. Per riuscire in questa parte del progetto, oggettivamente la più difficile, Berlusconi aveva pensato di dar vita ad un partito unico di stampo moderato che doveva essere l’espressione democratica e diretta della grande maggioranza del Paese. Solo che per fare questo si doveva abbandonare l’esperienza lideristica di Forza Italia e costruire un partito, il PDL, che doveva raccogliere e incanalare il grande consenso e le grandi energie della base. Solo così si sarebbe potuto scardinare il vecchio assetto di potere, creare un vero sistema bipolare, riformare la magistratura e mettere nell’angolo, sulla base di un consenso di massa partecipato, i “poteri forti”. Aver voluto invece applicare al PDL il sistema lideristico di Forza Italia ha fatto fallire il progetto e portato all’implosione del partito. Le vicende sessuali del premier, va detto con grande chiarezza che il leader di un grande Paese occidentale non può comportarsi così, c’entrano poco. Il sogno rappresentato da Berlusconi si sta infrangendo per ragioni tutte politiche. Fini, Miccichè, le manovre della triade Marchionne, Montezemolo, Marcegaglia, l’azione martellante della magistratura che guarda solo all’universo Berlusconi, non sono la causa di quanto sta accadendo ma l’effetto. Oggi Berlusconi è sulla difensiva e potrebbe uscire dall’angolo solo con una mossa a sorpresa che ancora però non si vede all’orizzonte (dimissioni con richiesta di elezioni anticipate o azzeramento di questo PDL?). Intanto, ironia della sorte, il successo che Berlusconi ha avuto nel costringere la sinistra a cambiare potrebbe, in futuro, essere la causa prima del suo declino. Ne abbiamo parlato più volte negli ultimi tempi e ne parliamo anche in questo numero. La “rottamazione” dei dirigenti del PD chiesta da Renzi, se portata avanti con intelligenza, potrebbe spostare il boccino della “voglia di rinnovamento” nel campo del centro sinistra. Ma questa è una partita ancora tutta da giocare.
Giancarlo Magni
IL SOGNO BERLUSCONIANO SI STA INFRANGENDO. LE RAGIONI, POLITICHE, DELLA CRISI. DOPO LA DUE GIORNI DI FINI IL FUTURO DEL CENTRO DESTRA E’ APPESO AD UN FILO.
Si è cambiata solo in parte la classe politica, almeno quella di centrodestra, ma grazie alle novità introdotte nel sistema elettorale con l’abolizione delle preferenze, si è cambiata puntando non alla qualità ma all’obbedienza al capo.
Di Giancarlo Magni

Caro Giancarlo, è sempre un piacere leggere le tue analisi così lucide, intelligenti, precise, chiarissime. Condivido in toto la tua visione delle cose, e credo anch’io che il tentativo di Renzi sia figlio del fallito rinnovamento promesso e mai attuato da Berlusconi, tanto quanto dell’incapacità della sinistra di proporne uno valido e credibile in tutti questi anni. Ho un solo timore: che la prospettiva di andare ad elezioni anticipate tolga al gruppo di Renzi il tempo neecssario per organizzarsi, e questo sarebbe un male non da poco non solo per la sinistra ma per tutti noi.
Caro Giancarlo,
Per Berlusconi aver sconfitto la vecchia sinistra Comunista, resterà come merito nella storia, sufficiente a giustificarne la discesa in campo, si godi pure la meritata pensione.
Per l’Italia invece è ora di affrontare la verità, abbiamo perso una guerra che era persino più sbagliata che necessaria.
Necessaria perché la mancanza di solidi legami internazionali ci poneva già in una situazione insostenibile, aggiungendo la sconfitta e i nuovi danni di guerra da pagare, perdita di territorio, di prestigio, di dignità, rispetto alla precedente situazione già inumana, già si poteva presagire il peggio.
La generosità Americana del dopo guerra per un certo tempo, ha coperto questi problemi ma la crisi attuale lascia poco spazio all’ottimismo. Anche il nostro legame con gli USA si è indebolito per la loro stessa crescita, ormai devono guidare talmente tanti paesi che l’Italia è sempre meno importante.
L’impossibile situazione macroeconomica poi si riflette su tutto il resto, così non c’è dubbio che senza un grande leader che succeda a Berlusconi, perdiamo un altro milione di cittadini nei prossimi 5 anni, come quelli già mangiati da Di Pietro, salito alle cronache quando l’Italia stava sorpassando la Gran Bretagna per economia e cittadini, e che vuole pensionarsi solo dopo che avremo perso sulla Grecia per ambedue…Grazie Molise non ti dimenticheremo.