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Il signoraggio tedesco

di Enrico Cisnetto | 3 Novembre 2013

Bundesbank e euro

Si può immaginare che l’euroclub cominci a fare debito “comune” senza prima aver unificato i paesi membri in uno Stato federale.

signoraggiotedescoIl presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, sostiene che bisognerebbe smettere di incoraggiare le banche europee a comprare titoli di Stato. Il che, tradotto, significa rivedere il sistema regolatorio che consente loro di scontarli al 100% indipendentemente dal rischio implicito.

Difficile dargli torto. Non sbaglia, il numero uno della Buba, quando dice che il mercato non considererebbe mai un Bot tedesco o francese ugualmente rischioso di un Bot italiano o greco e che è pericoloso consentire alle banche di farlo, perché caricando i loro portafogli di titoli a rischio finiscono per trasmettere la crisi dai bilanci degli Stati all’economia reale, che non finanziano più. Tuttavia, è difficile togliersi dalla testa che il ragionamento di Weidmann abbia una ragione pro domo Germania, visto che se si seguisse il suo suggerimento e le banche vendessero i titoli dei paesi più deboli, inevitabilmente userebbero quelle risorse per comprare Bund tedeschi. Con il risultato di portare i rendimenti dei titoli pubblici tedeschi ancor più vicino allo 0% di quanto già non siano, e con questo consentire a Berlino di finanziarsi gratis senza limiti. E nel contempo facendo salire gli spread degli altri. Per esempio quello italiano, che così renderebbe ancora più pesante lo sforzo fiscale impostoci dall’Europa, abbassando le possibilità di farcela a reggere la pressione di una politica di rigore e austerità che inevitabilmente è recessiva.

La verità è che una moneta unica di paesi diversi ha intrinsecamente bisogno di titoli di riferimento senza rischio sui quali appoggiare i sistemi bancari, assicurativi e pensionistici, ma non è accettabile che questi titoli siano emessi dallo stato più forte – che impone un enorme “signoraggio” ai più deboli – anziché essere federali. Gli eurobond, insomma, non sono una scorciatoia furbesca per consentire ai paesi indebitati di sfuggire alla necessità di equilibrare i conti, ma un architrave necessario a stabilizzare un edificio che altrimenti rischia di crollare. Ma, si può immaginare che l’euroclub cominci a fare debito “comune” senza prima aver unificato i paesi membri in uno Stato federale?

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Cisnetto

Editorialista economico e opinion leader, da anni studio e descrivo i processi di cambiamento del capitalismo italiano e internazionale, soprattutto in relazione alle dinamiche politiche. Già direttore di diverse testate della Rusconi, vicedirettore del quotidiano l’Informazione e vicedirettore del settimanale Panorama, svolge un’intensa attività di editorialista per Il Messaggero, Il Foglio, Il Gazzettino di Venezia, La Sicilia di Catania, Liberal e Il Mondo. Cura una rubrica quotidiana nella trasmissione radiofonica Zapping (Rai Radio1) ed è spesso ospite delle trasmissioni di approfondimento e telegiornali di Rai, Mediaset, Sky, La7. Presidente di “Società Aperta”, è direttore responsabile del quotidiano on-line TerzaRepubblica.it

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