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IL SENSO DELLO STATO E IL SENSO DELLA CRICCA

E c’è già chi invoca (invano) una nuova religione civile.
Di Elio Di Caprio

di Elio Di Caprio | 24 Maggio 2010

Tutti a interrogarsi se stiamo entrando o siamo entrati in una nuova Tangentopoli. Ma a che serve sottolineare somiglianze e differenze tra il prima e il dopo, tra chi rubava o ruba per sé o per gli altri? Basterebbe il buon senso storico a spiegare che i cambiamenti in Italia sono stati sempre molto difficili, si avvicendano i vari governi ma le burocrazie ministeriali restano sempre al loro posto, assicurano una doverosa continuità –a meno che non prevalga lo spoil sistem – ma non si può pretendere che mostrino nel loro agire un senso dello Stato superiore a quello dei politici che le hanno promosse o mantenute. Del resto tutte le date di cesura della nostra storia recente – Ernesto Galli della Loggia le riassume nel suo ultimo libro in tre eventi traumatici, nell’avvento del fascismo prima, poi nel 18 aprile del ‘48 che segnò l’inizio del quarantennio cattolico-democristiano, infine nel’94 con la discesa in campo di Silvio Berlusconi- non sono state vere cesure e rotture con le epoche precedenti, non hanno segnato un nuovo inizio, ma spesso hanno permesso il riaffiorare delle vecchie classi dirigenti economiche e politiche in una continuità reale che smentisce la retorica dei cambiamenti rivoluzionari.

Perché avrebbe dovuto essere diverso per l’epoca post Tangentopoli, della falsa rivoluzione moralistica che ha aperto la strada, si potrebbe dire, quasi al suo contrario, al berlusconismo ancora vincente nonostante le sue plateali contraddizioni grazie ad una legge elettorale bastarda che ha tolto ogni forza competitiva all’opposizione? Il disorientamento attuale testimoniato dal malessere diffuso che accomuna nella stessa percezione di fastidio i partiti di governo e di opposizione è dovuto più di prima ad un senso di impotenza e di rassegnazione dopo aver creduto che bastasse un sistema bipolare di alternanza per ottenere un migliore ricambio della classe politica con conseguenze a cascata sulla moralizzazione della vita pubblica. Con chi prendersela se il sistema bipolare, via via diventato sempre più esclusivo ed escludente, ha consentito negli ultimi 15 anni di sperimentare diverse coalizioni di governo, di sinistra e di destra che si sono alternate ma lasciando intatto il degrado?

Con chi prendersela se la corruzione non è diminuita ma ha preso altre vie diventando ancor più stridente e insopportabile a fronte di un impoverimento progressivo, morale ed economico, della società italiana? Colpa di tutti o di nessuno, come sempre, o colpa di noi stessi che abbiamo creduto alla favola delle mani pulite del bipolarismo in arrivo. Sconcerta il ripetersi di certi reati, l’assuefazione della gente, il non sapere da dove (ri)cominciare.

Ora tocca allo storico di sinistra Guido Crainz dare la colpa di tutto ciò alla mancanza di una religione civile, come egli dice, che può nutrirsi di ideali di progresso o di conservazione, ma testimonierebbe pur sempre una concezione alta della politica. L’aver abdicato a una selezione della classe dirigente, la delegittimazione della magistratura, le leggi ad personam, i condoni, sarebbero la prova provata di come sia mancata e manchi l’alta politica secondo Crainz. Ma per ragioni di onestà storica bisogna andare più indietro e ammettere che l’alta politica manca da molto e da troppo tempo, è mancata drammaticamente quando si è lasciato che il nostro debito pubblico raddoppiasse alla fine degli anni ’80 con conseguenze penalizzanti per intere generazioni, compresa l’attuale che è in perenne ricerca di un equilibrio finanziario ora più che mai arduo con l’euro sotto attacco dei soliti (ig) noti della speculazione finanziaria.

Dove era allora la religione civile, come dice Crainz, o il senso dello Stato o il senso della Nazione? Cosa ci è rimasto dopo tanto sfacelo? Il senso delle parrocchie individuali e dei clan, il senso del Comune o al massimo della Regione di appartenenza, forse un domani il senso delle macro regioni del nord e del sud a cui sta lavorando qualche ardito ingegno. Alta politica, religione civile, senso dello Stato, se non sono sinonimi, rappresentano comunque un unico terminale che viene riscoperto a intermittenza a destra come a sinistra a difesa degli interessi generali.

Senso dello Stato non è altro che senso del bene comune. Non c’è altro. Riguarda anche i grandi burocrati che decidono sugli appalti delle opere pubbliche. Non è più tempo di religione civile, è vero, non ci sono altri miti rigeneranti da proporre quando siamo sommersi da ben altri messaggi edonistici ed individualisti, dagli spot propagandistici e dalle risse mediatiche.

Toccherebbe ai politici per primi infondere il senso dello Stato ed agire in conseguenza. Ma di quale senso dello Stato e di quale alta politica si può mai parlare se, ad esempio, con intollerabile ritardo viene solo ora strappata dalle mani dei Grillo e dei Di Petro la bandiera manifesto che prescrive di non candidare più alle elezioni i condannati di primo e secondo grado?

Invece di dire meno male che Silvio c’è, meno male che Bertolaso c’è ( ma non ci sarà più né come ministro e né come sottosegretario) meno male che c’è il leghista Maroni a scovare le ragnatele della criminalità nel sud Italia, sarebbe stato e sarebbe molto meglio dire semplicemente meno male che lo Stato c’è. Ma nemmeno questo basta se manca drammaticamente – il caso Scajola insegna- una classe dirigente minimamente esemplare a rappresentare lo Stato tutto intero.

In queste condizioni dove trovare l’alta politica ? Guido Crainz e certa sinistra smarrita che riscopre ora la religione civile forse concorderebbero con la definizione della politica che nel lontano 1923 ne diede Giovanni Gentile. Essa è ( o dovrebbe essere) per il filosofo siciliano vita di abnegazione e di disinteresse e religione di patria, è “fiamma che consuma nell’uomo le scorie del basso egoismo o la purifica nel culto di un’idea, bisogna risvegliare in politica un senso energico di religiosità e moralità”. Ragionamenti da destra risorgimentale, parole alate ed “esemplari”. Allora non esistevano cricche e caste, nessuno parlava di evasione fiscale, gli emolumenti della classe politica molto più ristretta dell’attuale non erano così scandalosi.

Ma è possibile che siamo così lontani da quella visione e da quegli impegni per il bene comune che ora appaiono così retorici da non darci neppure la sensibilità per misurare, a contrario, il degrado a cui siamo arrivati?

Elio Di Caprio ( da Terza Repubblica giornale on line di Società Aperta )

Pubblicato in : Primo piano

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