Il rovescio della medaglia
Dura lex sed lex
Tutto puote tutto piglia la ragazza dalle belle ciglia.
Dura lex sed lex
Tutto puote tutto piglia la ragazza dalle belle ciglia.
Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.
Di fronte all’ignobile polverone sollevato dalla Gardini sui bagni delle “onorevoli” e l’incredibile mobbing contro le giornaliste di Telepace urge una risposta: perché le prime a tacere sono le donne?
Qualche giorno fa, abbiamo scritto lamentandoci del silenzio delle donne su temi scottanti che, in realtà, ci riguardano tutte – ma due diverse situazioni ci portano oggi a tornare sull’argomento, che ha molte varianti, soprattutto in un Paese come il nostro dove chi farebbe meglio a tacere parla, e chi invece dovrebbe parlare tace.
La prima situazione riguarda l’ignobile polverone sollevato da Elisabetta Gardini a proposito dell’utilizzo dei bagni delle donne da parte dell’onorevole Guadagno, alias Vladimir Luxuria. La tristezza delle dichiarazioni rilasciate dalla Gardini, lo spendere gratuito e superficiale di termini gravi come “stuprata” e “violentata”, la patina di eroina teocon che si è voluta dare con la strumentale complicità di una trasmissione televisiva, parlano da sole: l’unico commento da fare a questa vicenda è che la troppo sensibile signora Gardini non dovrebbe stare in Parlamento dove, peraltro, nessuno ci ha mai spiegato perché ci sia finita. Infatti, in omaggio al malcostume ormai canceroso che permette ai partiti di candidare solo donne affatto rappresentative della vita quotidiana, ma molto dei privilegi personali, la signora Gardini è passata da pessime fiction, dove però bastava cambiare canale per non vedere più la sua unica espressione conosciuta – dioquantosoffroguardacomepiango – al ruolo di onorevole nel quale, purtroppo, ha mantenuto la stessa espressione, solo che stavolta a farne le spese non è il marito per fiction di turno, ma Luxuria e, quel che è peggio, l’immagine ed il ruolo stesso delle donne in Parlamento.
Intanto, TelePace – un nome, un programma – emittente vaticana, licenzia l’intera redazione ed emerge una verità sconcertante: l’incredibile serie di atti di discriminazione, di mobbing e di umiliazione alla quale sono state sottoposte le donne che in quella redazione lavoravano. Spiate, censurate e, addirittura, messe in discussione in riunioni di redazione dove si trattava della loro verginità e delle loro abitudini sessuali. Eppure hanno taciuto, tutto ciò emerge ora perché la redazione viene chiusa. E nessuno dei colleghi, valent’uomini, a quanto pare, di primissima qualità, si è mai sognato di contestare questa situazione.
Confessiamo che riesce persino difficile commentare questi fatti; non sappiamo se chiederci come abbiamo fatto, noi donne, ad arrivare a questo punto senza neanche tentare di porre un freno a simili derive, o se fare una chiamata di correità, che deve pur esserci stata. Perché non si chiede mai conto ai partiti delle loro perniciose scelte nelle candidature femminili?! Perché le discriminazioni sul lavoro non vengono quasi mai denunciate e, se accade, le donne ci rimettono sempre, perché si sa che l’accusa di mobbing è una delle più difficili da dimostrare?! Perché il solo fatto di lavorare in una redazione giornalistica che attiene al Vaticano deve comportare l’osservanza dell’astinenza sessuale?! Ma, soprattutto, perché le giornaliste che godono di stampa, attenzioni e spazi illimitati appena aprono bocca, gente come la Rodotà e la Palombelli, tanto per fare due nomi di fiori all’occhiello dei padroni del vapore, sono tanto pronte a recensire l’ultimo libro di Veltroni quanto a girare la faccia dall’altra parte di fronte a queste cose?! Noi ci proviamo, ma non godiamo della stessa ribalta mediatica. Però non vogliamo morire Elisabetta Gardini. E questa è una promessa.
Chiara Boriosi

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