Eccoci dunque all’ennesima furibonda e inutile rissa fra Renzi ed i suoi oppositori. L’oggetto del contendere è Denis Verdini. Il quale è politicamente un simpatico mariuolo. Mentre tutti gli altri si dannavano esaltando il bipolarismo, salvo prodursi in salti della quaglia da destra a sinistra e viceversa in quantità industriale, Denis coltivava una diversa vocazione: rappresentare l’eminenza grigia di questo ambaradan. E, infatti, è stato, ed è, una sorta di zona franca, terra di nessuno, ove gli opposti si incontrano e non si scontrano. In Toscana, alla nascita della seconda repubblica, dopo che nella prima non era riuscito a battere chiodo, questa sua qualità di essere unico forno a disposizione di tutti, emerse da subito. Serviva Forza Italia come capo supremo e, al tempo stesso, assicurava facili vittorie alla sinistra, contrapponendo ad ogni elezione candidati di bandiera. E, assieme a quelli che dovevano essere i suoi dirimpettai, scrisse una legge elettorale (anno 2004) talmente inciucista e conveniente per i cavoli di entrambi, che fu poi copiata pari pari, a livello nazionale, per il mitico porcellum. Una legge, quest’ultima, caduta in disuso solo perché dichiarata incostituzionale: se, infatti, il centrodestra l’aveva approvata, il centrosinistra non l’aveva avversata. Né aveva mai tentato di cambiarla quando poteva. Tutto ciò accadeva, in verità, quando Renzi era solo un ragazzo di belle speranze: e nessuno ricorda, all’epoca, atteggiamenti schifiltosi nei confronti di Verdini.
Oggi, invece, sembra che Verdini, da solo, abbia il potere di fare cambiare natura alla maggioranza. E qui il discorso si fa davvero serio. Si perdoni l’ingenuità della domanda: quale era la natura della maggioranza e quale è diventata con l’ingresso di Denis? La Costituzione, quella che non solo è la più bella del mondo ma ancora è in vigore, prevede che i governi si formino attraverso un voto di fiducia espresso tramite mozione motivata e votata per appello nominale. Insomma: si deve sapere perché i gruppi parlamentari appoggiano un governo; si devono offrire garanzie di stabilità; e votando palesemente si assume, addirittura, una responsabilità politica personale. Ora, se c’è una caratteristica che accomuna il governo Renzi a molti di quelli che lo hanno preceduto è che di quanto sopra si è spesso fatto a meno. L’andirivieni di deputati e senatori da una parte all’altra (e, spesso, con ritorno) non ha assunto proporzioni da scandalo solo perchè ha assunto livelli da barzelletta. Tutti questi apporti, spesso decisivi per la vita dei governi, non hanno mai seguito la via maestra del dibattito parlamentare. Il governo attuale non fa eccezione: in due anni di vita i senatori che, girando la casacca, hanno di volta in volta soccorso la pencolante maggioranza sono in numero dieci volte maggiore delle asserite riforme andate in porto.
Dispiace ripetersi: sono i guasti dell’oblio che avvolge ormai le regole della buona democrazia in Italia. Dove troppi, compresi i presidenti della repubblica, pensano ormai quasi esclusivamente alla governabilità e non al rispetto della volontà espressa dagli elettori, ai quali si dovrebbe, in definitiva, ricorrere nei momenti difficili e confusi. Senza facilitare o addirittura cercare i soliti giochetti di Palazzo. E Denis Verdini è solo uno dei tanti. Solo un po’ più briccone e magari un po’ più simpatico.

Il “simpatico” Verdini è la dimostrazione pratica che il buon Berlusca , per il quale non ho mai votato , può essere un profondo conoscitore delle donne ma non conosce gli uomini, e che se c’è un troiaio in giro lo raccatta sempre lui.
Cari amici: ne convengo, l’ironia è pericolosa. Talvolta non viene bene, talaltra c’è chi non la apprezza. E, poi, c’è anche il pericolo che diventi un’arma di distrazione: che ci si attacchi a quella per non affrontare il problema vero. Dovessi riassumere il mio articolo in una frase, direi: “guardate che Verdini fa quello che fa da tutta una vita. E scandalizza sempre e solo una parte: quelli che vengono danneggiati, mai i beneficiati da suo disinvolto comportamento”. Non sono stato capito da tutti? Colpa mia.
Caro Nicola, vorrai ammettere che molto singolare è che sia stato ripreso e che nessuno abbia dato atto della mia replica. O per te è solo una questione redazionale? A proposito, puoi dirmi come posso ritrovare l’articolo di Martelloni su Eco, sono talmente innamorato di me stesso che vorrei rileggermi. Quanto a Verdini, faccio mie le sacrosante considerazioni di Rita. Usare l’ironia rispetto a figure come un Verdini non ci copre le spalle, la volgarità non può essere simpatica senza se e senza ma. Verdini rassomiglia al Tamburini degli anni ’20, per chi non lo sapesse quello che prendeva a ceffoni chi non salutava il passaggio del gagliardetto, una delle tante luminose figure politiche fasciste e antifasciste della firenzina novecentesca.
Lungi da me riprenderti! Quanto al ritrovare l’articolo, nel menu alto trovi la voce SEZIONI. E lì, tra le varie, trovi LA VIGNETTA DI ENRICO MARTELLONI. Dunque anche quella su Eco
solo una domanda : a cosa è dovuto il passaggio repentino da pluriinquisito, artefice di fallimento della sua banca, molestatore e varie a candido salvatore della patria ovvero del governo Renzi? La candeggina usata per sbiancarsi l’anima ha reso l sua casacca piena di pezze di tutti i colori, pronti a dare una mano in ogni situazione e governo. Sarà un mariuolo, come dici tu Nicola, forse anche simpatico ma pericoloso per gli eventuali alleati che può lasciare moribondi sul campo (vedi Bersani che non lo vuole nel giardino del PD ma si è ancora accorto che lo ha , padrone, nelle camere più segrete della sua casa
I ” Nei del governo ” e “Bertolaso ” del caro Martelloni sono arrivati in fretta giusto per archiviare anzitempo il suo imbarazzante entusiasmo per Eco, ormai introvabile insieme alla mia replica. Ma allora si cela in Pensalibero una fanatica setta di sacerdoti di Eco. Pensalibero?????
Ogni settimana, talvolta due volte la settimana, gli articoli di Pensalibero vengono sostituiti. Insomma, siamo un settimanale. Possibile, Marzio, che dopo quasi tredici anni ti sia sfuggito? Dunque di sette si tratta (giorni), non di setta….
Pero’ non sarebbe male che sotto ciascuna Categoria, in fondo, ci fosse un “more” / “altri articoli” in cui scorrere quelli precedenti. Su WordPress, ecc. e’ la norma,, ed e’ strano che qui non ci sia. Se cio’ dovesse rispondere alla logica del “settimanale”, allora si dovrebbe poter accedere ad un numero precedente nella sua interezza, ma e’ un lavoro inutile, perche’ e’ la frequenza degli articoli che caratterizza un sito, non le soluzioni tecniche.
Attualmente gli articoli si raggiungono solo tramite gli autori, se ho ben capito.
In alto a sinistra nelle sezioni ci sono le categorie, tra le quali la vignetta, cliccabili per accedere ai loro archivi. Negli articoli cliccando sul nome della categoria che appare sotto alla fotografia si accede all’archivio. Nell’articolo vengono proposti in lettura altri dello stesso autore, più altri correlati per argomento. Non quelli della stessa categoria. Anche perché in editoriale, per esempio, troverei i due precedenti o successivi che sono riportarti anche sulla destra.
In genere prima di guardare alla politica, guardo all’economia. In questo caso Mps puo’ bastare.
Tralascio i “cambi di casacca” operati da singoli, che possono derivare dalle cose più immonde, ma le scissioni di gruppi, particolarmente del centro-destra, sono frutto della totale mancanza di democrazia, confronto e dibattito all’interno dei partiti/o. è proprio con riforma elettorale del 2004 che si sono creati i partiti padronali, non per nulla i nomi dei padroni sono apparsi sui simboli
“sono i guasti dell’oblio che avvolge ormai le regole della buona democrazia in Italia. Dove troppi, compresi i presidenti della repubblica, pensano ormai quasi esclusivamente alla governabilità e non al rispetto della volontà espressa dagli elettori”. C’è in effetti in queste parole la storia degli ultimi 25 anni. In Parlamento solo un inutile bivaccare, tanto per mantenere una parvenza di democrazia. E le decisioni prese altrove. Teoricamente la nostra sarebbe ancora una repubblica parlamentare… Ma il Parlamento ha altro da fare che ripristinare il rispetto della Costituzione. Il cane si morde la coda, avanti tutta!