Più che il derby dell’anno, il Derby dell’Arno. Il signor Rossi, nel senso di Enrico, in questo caso tutt’altro che sinonimo di un chiunque, che sfida il segretario nazionale del Pd, nonché premier, Matteo Renzi, per la guida del partito. Il governatore della Toscana Enrico Rossi ha scelto la formula della candidatura fai-da-te (anche perché finora i suoi accenni alla scesa in campo non se li era filati nessuno). Un tempo un’autocandidatura sarebbe stata sinonimo di trombatura certa. Tuttavia da un po’ di anni non è più così. Le regole dei partiti sono mutate profondamente. C’è perfino chi vince la selezione politica per una manciata di clic sul web. Ormai manca solo il televoto stile Sanremo.
Ma torniamo al “nostro eroe” che ha deciso di lanciare il guanto di sfida a Renzi precisando di non essere né renziano, né antirenziano, né arenziano e nemmeno diversamente renziano, ma più orgogliosamente “rossiano”. A ben vedere i due hanno alcune singolari analogie. Entrambi condividono la lettera “R” come iniziale del cognome e hanno lo stesso numero di lettere sia per il nome che per il cognome stesso. Entrambi sono toscani, ma proprio qui emerge la prima divisione, e non di poco conto dato il contesto. Il signor Rossi fa riferimento a Pisa (anche se è nato a Bientina), Matteo Renzi è come dire Firenze (anche se il comune natio è Rignano). Due città in lotta fra loro fin dall’epoca dei Medici e che nel tempo non hanno mai visto calare il livello di antagonismo, dal derby fra gli aeroporti (pur costretti ad una fusione a freddo) a quello sui campi di calcio (almeno fino a quando i nerazzurri hanno calcato il palcoscenico della serie A). Hanno in comune, piaccia o meno, il fiume che le attraversa. Ecco il Derby del’Arno.
Sulla carta il pronostico appare chiuso per il signor Rossi, la cui autocandidatura non sembra aver scaldato i cuori neanche della componente più a sinistra dell’ex Pci, partito dal quale lui stesso proviene. “Isolato più che autonomo” lo ha bollato il segretario regionale del Pd Dario Parrini. Il signor Rossi non è uno sprovveduto. Scetticismo e frecciatine li ha certamente messi in conto. Questa nuova sfida mulinava nella sua testa già da tempo. Non a caso a pagina 31 di “Viaggio in Toscana”, il libro che ha scritto nel 2014, si legge: “Nel prossimo futuro, con scarpe nuove e passo robusto, sarà un grande e indescrivibile piacere riprendere il cammino e scrivere nuove pagine”. Forse sarà il capitolo dedicato ad una terza via tra “filo” e “anti” Rottamatore. Il tempo (molto) che divide il Pd dal prossimo congresso gioca a suo favore. Avrà modo di riempire progressivamente di contenuti la propria autocandidatura e, magari, di sfruttare qualche inciampo dello strabordante avversario. Per il flemmatico signor Rossi è una maratona appena iniziata. Il trucco per arrivare in fondo senza andare in debito di ossigeno? Come suggerì ad un amico un arguto partecipante alla Firenze Marathon: partire piano e poi… rallentare.

Mosse scontate come quel gioco delle parti “sono/non sono d’accordo con Renzi”; ” sono/ non sono d’accordo con Rossi” che i due personaggi hanno intrapreso da cicra un anno. Sembra che l’accordo ci sia già, altrimenti figuriamoci se Rossi tirava fuori un coniglio nero dal cilindro.
Il fatto è che trattasi di una operazione ben congegnata. Rossi alla segreteria terrà buoni qualche ultimo turco o mohicano vagante tra i mendri della opposizione interna. Rossi lo può fare, è sempre stato esponente del PCI e ben lontano dai democristaianelli riciclati DEM
Concordo con il sig. Parrini. Aggiungerei alle cose da mettere dopo i suoi puntini di sospensione un esito insoddisfacente alle prossime elezioni amministrative di primavera.
Francesco Matteini (che è un giornalista esperto) descrive da par suo l’origine della candidatura di Rossi, che non potrà ricoprire l’incarico di Presidente della Toscana per un altro mandato. Obbiettivamente, anche se è vero che il tempo che ci separa dall’elezione del nuovo segretario del PD è molto, le possibilità di successo sono poche. A meno che…. Nei puntini di sospensione ci stanno molte cose: la bocciatura del referendum costituzionale, la dichiarazione di incostituzionalità della nuova legge elettorale, incidenti di percorso vari…
Insomma, Rossi non è persona da improvvisare le sue mosse, e chissà che non abbia fatto quella giusta.