Caro Nicola,
riscontro il Tuo articolo sull’informazione ai tempi dell’Unione significandoTi che scrivo su Pensalibero sempre volentieri proprio perché so, ed è noto, che la testata è libera ed è “…al di fuori dei due poli…” dove politicamente mi colloco io stesso. Non rinuncio alla libertà di stampa e con essa ad un confronto serrato sia esso sulle scelte politiche che sui diritti dei cittadini, dalla privacy di qualche squallido maschio incapace di conquistarsi una donna al diritto urinario – pure messo onorevolmente in discussione – di qualche deputata sperando che si metta mano, su Pensalibero ed altrove, anche ad un confronto serio sui diritti dei lavoratori stranieri in Italia e sui diritti delle vittime giornaliere della mala giustizia.
Caro Nicola, arrivo al secondo punto e sono anche io contrario al governo Prodi, ma per questo nessuno si permetta di collocarci di ufficio tra i “…cripto berlusconiani…”. L’osservazione che ponevo, e che pongo ancora, è uno stimolo ad essere contrari al governo, ma pregnanti. Vedo troppa ironia su Prodi e consorteria e resto dell’idea che con l’ironia non si fa politica, tanto meno opposizione.
Argomento volentieri sulla Tua posizione sul possibile governo delle c.d. “larghe intese”. La stagione politica è intensa ed in continua evoluzione, ma questo era prevedibile anche per chi, sia pure di malavoglia e con molti mal di pancia, ha votato questo centrosinistra visto che non ce n’era un’altro. I bisogni degli italiani stanno cozzando contro consociazioni e poteri che, Tu sottolineavi, hanno alle spalle testate di “… importanti giornali e ambienti della finanza…” che devono farci stare con gli occhi aperti, ma non condivido che “…l’interesse nazionale richiedeva un governo di larghe intese che approvasse una finanziaria seria e rigorosa, qualche altra legge, magari anche in materia elettorale, per poi ricondurci tutti alle urne…”
No per due motivi: primo perché l’attuale classe politica non è all’altezza del compito da Te indicato visto che è composta di gente, da Berlusconi a D’Alema fino al senatore De Gregorio, che non somigliano in nulla a Parri o De Gasperi. Buona parte dei nostri onorevoli si occupano solo della moltiplicazione dei gabinetti ministeriali o dell’uso di quelli di Montecitorio (lo scrivo senza ironia, ma con rabbia!). Secondo perchè Prodi e consorteria hanno ottenuto la maggioranza alla Camera ed al Senato (158 Senatori elettivi contro 156 della CdL e c’è un indipendente) e devono governare di diritto. Inoltre mi auguro che governino almeno ancora un po’ perché, con le capacità dimostrate ad oggi, il cattocomunismo di cui sono espressione arriverà al capolinea storico!
Poi, alla caduta di Prodi, in questa legislatura (che sono convinto che durerà cinque anni solo perché i signori odierni parlamentari non rinunceranno al lauto onorevole stipendio di parlamentari; essi non si chiamano né Nenni né Malagodi né Antonio Cariglia, permettimi), le alternative saranno due e riguardano anche il Polo laico, liberale e socialista: o il governo delle larghe intese (una variante potrebbe essere una piccola aggiunta ad un centrosinistra ritoccato di qualche settore della CdL) o un nuovo governo del centrosinistra preceduto da uno sconvolgimento dello stesso centrosinistra.
Con il governo delle larghe intese assisteremo ad una “restaurazione democristiana allargata a D’Alema” cui lavorano in molti soprattutto nella margherita e nel centrodestra. Nello scenario delle larghe intese gli Italiani hanno poco da guadagnare, tanto meno una finanziaria seria o un nuovo sistema elettorale. La collocazione del nostro Polo laico, liberale e socialista sarà marginale.
La seconda ipotesi, di un possibile sconvolgimento dello stesso centrosinistra durante questa legislatura, è altrettanto attuale, interessante e deve farci discutere perché potrebbe aprirci spazi politici. Ma è argomento che vorrei preventivamente discutere in Direzione.
Fraterni saluti
Gino Di Maro

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