
È famoso soprattutto per le canzoni sboccate e ironiche (L’Alluvione, La Lallera), tuttavia nel suo repertorio si trovano anche canzoni popolari e canti religiosi.
Anche nei contesti più vicini al cabaret, Marasco rivela una cultura profonda e un amore per la storia della propria terra fuori dal comune. Come nel caso de “L’ammucchiata”, una lunghissima descrizione di un’orgia, a cui partecipano i più grandi nomi del potere fiorentino e della cultura rinascimentale.
Pensalibero, ha intervistato il noto cantastorie fiorentino, in ricordo della canzone che scrisse sull’alluvione di 40 anni fa.
Signor Marasco, perché ha scritto una canzone ironica su una vicenda così drammatica?
<< La scrissi perché l’ispirazione mi sembrava bella, e perché io sono un cantastorie. Perciò, pensavo fosse una cosa che avrebbe avuto una positiva accoglienza da parte del pubblico. Noi toscani siamo abituati a sdrammatizzare, è quasi come un esorcizzare la sfortuna, è come un rito antimalocchio. La canzone si ispira alla tradizione toscana, che è sempre stata quella di tramandare fatti e vicende in chiave ironica, scanzonata e sdrammatizzante. E poi, la scrissi perché rappresentava sì un momento tragico, ma un momento tragico che anche io -come tutti i fiorentini – avevo vissuto in prima persona. Se non avessi vissuto l’alluvione sulla mia pelle, non sarei mai stato in grado di scrivere quella canzone >>.
Come ha vissuto l’alluvione?
<< L’ho vissuta in un osservatorio privilegiato. La notte dell’alluvione, ero di picchetto in quanto ufficiale dell’Aeronautica. Mi trovavo tra l’Arno e il Mugnone, alle Cascine, alla Scuola di Guerra Aerea. Quella notte ero in giro per la base ma nessuno, neanche noi militari, sapeva cosa stesse succedendo e cosa fosse tutta quell’acqua.
Il giorno seguente ci dotarono di imbarcazioni anfibie, con cui potei raggiungere i viali ed avvicinarmi il più possibile al centro della città.
Nei giorni successivi, alternavo le ore di servizio al recupero della base, e le ore libere al recupero del centro storico della città.
Dopo qualche settimana ebbi il congedo, e potei unirmi agli angeli del fango, trasferendomi nel loro centro operativo di via Ghibellina.
Io, in quanto proveniente dalle forze armate, ebbi anche un ruolo dirigenziale nelle operazioni. Tutto ciò durò fino a dopo Pasqua, quando gli enti locali decisero di chiudere il centro prematuramente, forse per dare una repentina immagine di rinascita della città, anche se i problemi erano ancora molti e i lavori di ripristino della normalità non erano affatto conclusi.
Angelo Marinazzo
ASCOLTA L’ALLUVIONE
L ‘Alluvione è una delle più celebri canzoni di Riccardo Marasco, cara a tantissimi fiorentini: un vero must per le generazioni di giovanissimi che si sono succedute dal ’66 ad oggi. Aderente allo spirito di una città abituata a shernire i propri nemici ma anche incline all’autoironia.
Per ascoltarla clicca qui….

Ma fai pena te!
Marasco è un grande!
Caro Puccio,
arrivi come il cacio sui maccheroni. Nacqui purtroppo in viale dei Mille e non nella sagrestia di S.Giovanni dove per lo meno immagino tu sia nato. Invidio da pazzo il tuo purissimo sangue fiorentino, che io invece, essendo di viale dei Mille non posso certo possedere. Tu fiorentino di vera razza fiorentina sei il cacio sui maccheroni. E non perdo tempo a spiegarti come sono cucinati questi maccheroni. Solo ti ricordo che nessuno mai dubitò essere la sagrestia di S.Giovanni sede del Ku Klux Klan locale, per carità un KKK buono e accogliente, tutto votato al volontariato e al sociale, il KKK della razza fiorentina dei cattolici disinibiti, variamente dispersi nelle mescite di destra e di sinistra, ossia della sola destraccia che comanda da sempre questa città travestita in mille sottopanni politici. Grazie d’essere il cacio su maccheroni che non mangerai mai. Antonio Dani.
Non so quando questo Dani si sia trasferito a Firenze ,ma certo non vi è nato . Se il “fiorentinismo risaputo” esiste ,è solo sulla bocca di chi viene da fuori e , invidioso ,cerca di inserirsi. E’ vero che oramai a Firenze ,di fiorentini sembra ne siano rimasti molto pochi . Purtroppo , a forza di osannare chiunque arrivi a mantenere alto il tasso di natalità ,il risultato è questo : tocca sorbirsi le risapute esternazioni del primo Dani di turno ! Avendo subito e sopportato numerose alluvioni -coraggio ! -supereremo anche il saputello “daniforme”, che mi par simile –visto il suo riferimento storico musicale,che solo lui comprende- al comunista rosso dello stesso periodo.
Debbo confessare che io non sono punto invidioso di questi esemplari ,che hanno capito già tutto. Troppo saputoni…….
Tipica espressione d’un fiorentinismo risaputo, L’alluvione di Marasco fa davvero pena. Oltretutto rassomiglia agli stornelli fascisti degli anni trenta. Antonio Dani