E’ un film che attira o respinge ma è un film che va visto tenendo presente il proverbio ricordato da Garrone “chi cerca quello che non deve, trova quello che non vuole”.
Un fantasy che si commista volentieri con l’horror. Garrone vuole tre cose dagli spettatori: che sappiano “ ridere, emozionarsi, reagire “ e non commenta lo scarso entusiasmo della stampa al Festival di Cannes, aspetta la reazione del pubblico in sala.
Garrone vuole divertire il suo pubblico non certo annoiarlo e, per questo, lo invita ad entrare dentro l’emozione “più ti abbandoni, più ti lasci andare, più sarà facile emozionarsi” .
E’ un fantasy forse anomalo, almeno per il cinema italiano, ma è un fantasy che si tiene ancorato alla realtà, ha il linguaggio leggero della fiaba ma ha la forza visiva della paura, del sangue. Racconta di orchi, draghi, mostri, ma ci accorgiamo che sono tutti mostri, sia quelli acclarati, sia i re e le regine . E fa riferimento alla lussuria di un re che si innamora di una voce e smania per conoscere la fanciulla (?) la cui voce lo ha conquistato, all’eccesso di voglia di maternità di una regina che tutto sacrifica a questo suo desiderio, al comportamento infantile ed egoista di un altro re che riesce a danneggiare all’inverosimile il futuro della propria figlia.
Di cosa stiamo parlando? Dell’ultimo lavoro di Garrone, chiamato a rappresentare l’Italia, con Moretti e Sorrentino, al recentissimo Festival di Cannes. E’ il Garrone che ha già avuto riconoscimenti a Cannes con Gomorra e Reality, Garrone il pittore, Garrone che omaggia Cronemberg e Monicelli, Garrone che oltre che avvalersi di un cast di tutto rispetto , ha voluto, per le musiche, la collaborazione di uno dei più grandi compositori, candidato sette volte agli Oscar e vincitore nel 2015 con Grand Budapest Hotel: Alexander Desplat.
Ed è estremamente facile emozionarsi davanti alla immagini di Suschitzky , (che era anche sul set di A History of Violance e A Dangerus Method, e che ha lavorato con tutti grandi registi, da Cronemberg a Russell) che apre scenari di sogno e paura, riprende luoghi noti dal Palazzo Reale di Napoli a Palazzo Vecchio di Firenze, dal Labirinto del Castello di Donnafugata, in Sicilia, alle cave di Sovana (Toscana) e meno noti dalle Gole dell’Alcantara in Sicilia, a Civita di Banoregio (Lazio).
Una fotografia quindi che innamora per la sua bellezza visiva dove peraltro emergono le capacità e la ricerca pittorica di Garrone , sembra di assistere alle pennellate di chi sa e conosce la pittura , quella del Rinascimento e quella dell’età moderna. In un continuum di luoghi tanto fiabeschi da sembrare irreali, completamente inventati e invece più o meno vicini a noi, luoghi fantastici della nostra Italia, luoghi che sanno suscitare paura e stupore, terrore e desiderio irresistibile di esserci.
Il film, ispirato a tre novelle di Lo cunto de li cunti di Basile, è di difficile interpretazione, molto più facile lasciarsi prendere dalla bellezza barocca della visione, lasciarsi conquistare dai boschi senza uscita , invece che pensare che Garrone parla di potere anche se con le parole facili e semplici delle favole e che il suo lavoro è diretto non certo ai bambini o al pubblico frequentante le multi sale.
Ci sono mostri , non solo quelli tradizionali (orchi, draghi, streghe) ma tutti sono mostri nel film , mostri che tendono al possesso assoluto del potere. Potere che si afferma nei vincoli familiari (il padre che per mantenere la sua parola e quindi il suo potere, cede la figlia all’orco; le due sorelle che pensano di poter approfittare dell’infatuazione del re di Roccaforte per ottenere finalmente una sorta di potere e soprattutto la bellezza; il desiderio di essere madre della regina di Selvascura che , pur di ottenere la maternità mette a rischio e perde la vita del marito. Nascerà il figlio tanto desiderato e nascerà anche il bambino della serva e l’amicizia fra i due sarà osteggiata inutilmente dalla regina. Quindi il desiderio di continuare ad essere re , il desiderio di essere madre, , quello di essere belle delle due sorelle, tutti dettati dalla sete del potere.
Tre storie quindi e tre donne protagoniste, la ragazzina piena di sogni, la sposa che vuole assolutamente essere madre, la vecchia che crede di aver ottenuto la bellezz e la gioventù.
Pare che Garrone abbia l’idea di un sequel “ … abbiamo selezionato altre storie, mi piacerebbe un secondo film, oppure, come usa ora, una serie tv…”
E’ un film che attira o respinge ma è un film che va visto tenendo presente il proverbio ricordato da Garrone “chi cerca quello che non deve, trova quello che non vuole”. Spettatore avvisato, forse salvato? Meglio di no,non fosse altro che per la gioia degli occhi e del cuore che il film sa suscitare in chi “ si lascia andare”

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