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D’Orsi, il professore delle attenuanti

​Sotto la Mole ha garantito un centro sociale raccontandone soprattutto i meriti e relegando le violenze a incidente marginale. E ora si prepara ad andare in Russia come osservatore di elezioni dalle quali l’opposizione autentica è stata espulsa. Ieri il Consiglio regionale del Piemonte ha discusso per l’ennesima volta della TAV. Il presidente Cirio ha tagliato corto: «Quanto costa questo dibattito ai cittadini?». Vedere le istituzioni tornare a interrogarsi su un’infrastruttura «decisa, approvata a livello nazionale, francese ed europeo, finanziata, appaltata al 100%, realizzata al 35%», ha aggiunto, non è il migliore spot per chi dovrebbe investire in Piemonte.

di Marco Taradash | 17 Settembre 2026

​Sotto la Mole ha garantito un centro sociale raccontandone soprattutto i meriti e relegando le violenze a incidente marginale. E ora si prepara ad andare in Russia come osservatore di elezioni dalle quali l’opposizione autentica è stata espulsa

Ieri il Consiglio regionale del Piemonte ha discusso per l’ennesima volta della TAV. Il presidente Cirio ha tagliato corto: «Quanto costa questo dibattito ai cittadini?». Vedere le istituzioni tornare a interrogarsi su un’infrastruttura «decisa, approvata a livello nazionale, francese ed europeo, finanziata, appaltata al 100%, realizzata al 35%», ha aggiunto, non è il migliore spot per chi dovrebbe investire in Piemonte.

Ma non ha convinto la sinistra. Come riferisce Lo Spiffero, il Movimento 5 Stelle continua a definire la Torino-Lione «inutile, costosa e dannosa» e parteciperà alla marcia No Tav del 3 ottobre contro la tratta Avigliana-Orbassano. AVS chiede addirittura che la Regione intervenga per fermarla.

E poi c’è il PD, che è Sì Tav ma sta nello stesso schieramento di chi la TAV non la vuole. Ha evitato di riaprire il confronto sull’opera e ha spostato il tiro su compensazioni, tratte di adduzione, intermodalità, trasporto regionale e ritardi. «Discutere come completare meglio la Tav è politica. Tornare a chiedersi se completarla è archeologia», commenta saggiamente il quotidiano online.

Vedremo se il 3 ottobre si ripeteranno le violenze della marcia precedente. O se saranno anticipate al 27 settembre, quando a Torino si svolgerà la manifestazione promossa da Europa Radicale a sostegno della TAV. Tutto può essere, in una città con una lunga tradizione di violenza e di comprensione ZTL verso la violenza.

In un’intervista alla Stampa, la procuratrice generale del Piemonte e della Valle d’Aosta Lucia Musti è tornata sull’«area grigia di matrice colta e borghese» che circonda la galassia antagonista con «benevola tolleranza». Non accusa quegli intellettuali di lanciare pietre, ma di fornire le parole con cui le pietre vengono minimizzate.

«Minimizzano, non stigmatizzano», dice Musti. «Ma quando si devasta una città non si può parlare di ragazzi che sbagliano».

La procuratrice non fa nomi. Il professor Angelo D’Orsi, assiduo difensore delle ragioni del Cremlino, sembra però essersi candidato spontaneamente al ruolo. È stato membro del comitato di garanzia del progetto per trasformare Askatasuna in “bene comune” e ne ha difeso pubblicamente l’attività, contrapponendo alle violenze i corsi gratuiti, le iniziative culturali e i servizi offerti al quartiere. Ma un doposcuola non cancella una molotov e una conferenza non assolve chi aggredisce un poliziotto. Il problema indicato da Musti nasce precisamente quando il bilancio sociale viene usato come certificato di buona condotta politica.

Dopo l’assalto alla redazione della Stampa del 28 novembre 2025, D’Orsi fu intervistato da Radio Onda d’Urto in una trasmissione dedicata al «cosiddetto assalto squadrista». La presentazione riduceva l’accaduto a «due scritte sui muri, letame lasciato davanti alla sede, qualche foglio di carta buttato per terra».

Non raggiunse le vette di comprensione di Francesca Albanese – «Che questo sia anche un monito alla stampa per tornare a fare il proprio lavoro» – ma poche settimane dopo, a Quarta Repubblica, D’Orsi tornò a difendere Askatasuna e riservò la formula più indignata non all’irruzione nel giornale, ma allo sgombero del centro sociale: «Un atto di una violenza incredibile».

Difendere Askatasuna non significa approvarne ogni comportamento, né D’Orsi può essere considerato responsabile delle azioni altrui. Ma è proprio questo il punto sollevato da Musti: non la partecipazione materiale alla violenza, bensì la costruzione di un racconto che la ridimensiona, la contestualizza e la diluisce fino quasi a farla scomparire.

Da domani D’Orsi sarà a Mosca come osservatore di elezioni dalle quali l’opposizione autentica è stata espulsa. A Torino ha garantito un centro sociale raccontandone soprattutto i meriti e relegando le violenze a incidente marginale. Cambiano la città e la causa, ma il professore conserva la specializzazione: non giustifica mai, per carità. Trova soltanto le attenuanti.

Marco Taradash

Pubblicato in : Editoriale

Info Marco Taradash

Marco Taradash, livornese è un giornalista, liberale di tendenza radicale, già deputato europeo e nazionale coi radicali, poi con Forza Italia, presidente della Commissione Rai dal 1994 al 1996. Fondatore e promotore della Convenzione per la Riforma Liberale (1995) con Giuliano Ferrara, Lucio Colletti, Dario Antiseri, Marcello Pera, Piero Melograni, Giorgio Rebuffa, Raimondo Cubeddu, Gaetano Quagliariello e altri, poi dei Riformatori liberali (2005) con Peppino Calderisi, Benedetto Della Vedova, Emilia Rossi, Carmelo Palma. Promotore di vari referendum, da quello per la depenalizzazione dell’uso personale di droghe proibite (1993) a quello per l’abolizione della quota proporzionale delle legge detta Mattarellum (1999, per l’uninominale secca, insomma). Votò sì alla riforma costituzionale il 4 dicembre 2016. Non condivise poi l’alleanza della Lista Bonino-+Europa col Pd e fondò Centromotore. Partecipò alla successiva nascita del partito +Europa, si candidò alle Europee, sostenne il voto contrario di +Europa al governo giallorosso. Crede alla necessità di una forza liberaldemocratica alternativa al fasciosovranismo e al populismosinistro.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Luca Bagatin

    17 Settembre 2026 alle 15:57

    Il prof. D’Orsi è l’unico che oggi meriti il voto. Dice le cose come stanno, oltre le sciocche propagande.
    Lui, il prof. Giancarlo Elia Valori e l’on Dario Rivolta. Altro non vedo.

    Rispondi

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