Il risultato elettorale del centro destra, alle Europee e alle Amministrative, rappresenta una svolta. Ad una prima analisi i numeri, soprattutto quelli della consultazione per eleggere i rappresentanti italiani a Strasburgo, possono sembrare deludenti. Il 35 e rotti per cento appare un dato non esaltante sia perche’ si colloca due punti sotto il dato delle politiche del 2008 sia perche’ tutti, opposizione compresa, avevano finito per credere alle dichiarazioni antecedenti al voto di Berlusconi secondo le quali il PDL era dato stabilmente sopra il 40 per cento. In realta’ e’ vero esattamente il contrario. Vanno infatti considerati due fattori. Prima di tutto la forte astensione, molto superiore alle previsioni, che, come stanno dimostrando gli studi sui flussi elettorali, ha colpito soprattutto il centrodestra, secondariamente, e i due fatti sono collegati, la sostanziale mancata partecipazione alla campagna elettorale di Berlusconi. Il Presidente del Consiglio infatti ha toccato solo tre citta’, piu’ per onor di firma che per una reale volonta’ di mobilitare il corpo elettorale. E non importa stare a sottolineare quanto conti, nel centro destra, l’effetto Berlusconi sulla partecipazione al voto. Alla luce di queste considerazioni la perdita di soli due punti percentuali sul dato delle politiche del 2008 e’ davvero poca cosa. Anche perche’ il voto amministrativo ha subito provveduto a fare giustizia di una lettura riduttiva dei risultati del centrodestra. Il PDL ha piu’ che rovesciato, a suo vantaggio, il dato del 2004 strappando al PD la maggioranza delle province e dei Comuni interessati al voto. E la cosa e’ particolarmente significativa perche’ sta a dimostrare che il partito sta radicandosi sul territorio in un modo forse imprevisto. In pratica sta iniziando, a destra, il dopo Berlusconi. Sia chiaro. Il leader e’ sempre determinante ed e’ del tutto prematuro parlare di una successione, anche perche’ lui onestamente non dimostra certo di voler passare la mano, ma certo e’ che, a prescindere da lui, il PDL comincia a mettere radici. Questo avviato radicamento territoriale non manchera’ di produrre risultati. I terminali del partito sul territorio, grazie anche all’impulso che viene dagli uomini di AN abituati alla vita di partito, molto piu’ di quelli di Forza Italia, cominceranno presto a far sentire il loro peso e la loro voce. Il processo sara’ aiutato anche dal fatto che il Cav. e’ ininterrottamente sulla scena da 15 anni, non e’ piu’ giovanissimo, ed e’ impegnato allo spasimo in un’ azione di governo che lo terra’ impegnato, presumibilmente, fino al 2013. In questo lasso di tempo, il PDL crescera’ in quadri, uomini e politica locale. Le elezioni regionali dell’anno prossimo daranno una spinta ulteriore a questo processo. La successione sara’ lenta e indolore se nel frattempo i vertici del partito avranno la capacita’ e l’intelligenza di favorire questo meccanismo naturale. In fondo si sta avverando il sogno di Berlusconi: lasciare in eredita’ un grande partito moderato con un potenziale di consensi che oscilla dal 35 al 40 per cento. Una forza che, viste le difficolta’ dell’altro fronte, rischia di governare l’Italia per molti anni.
IL PDL SI RADICA SUL TERRITORIO. LO DIMOSTRANO I DATI DELLE AMMINISTRATIVE. NEL CENTRODESTRA E’ DI FATTO INIZIATO IL DOPO-BERLUSCONI
Il leader e’ sempre determinante ed e’ del tutto prematuro parlare di una successione, anche perche’ lui onestamente non dimostra certo di voler passare la mano, ma certo e’ che, a prescindere da lui, il PDL comincia a mettere radici. Di Giancarlo Magni

Certo ,con una sede e l’inserimento di giovani nel Partito ( per il quale la Sede è elemento fondamentale di coaugulo ) si può cominciare a sperare in una nuova era di vita politica.
Certo però, non con lo stile Verdini ! Ed avendo le elezioni regionali imminenti , la prevedibile autocandidatura di notabili poco raccomandabili non lascia troppo sperare ; l’astensionismo non si combatte con questi personaggi , nè tantomeno con l’impossibilità (nell’attuale sitema di voto )di “eligere” (che per i latini significava scegliere ) .Bisognerebbe farlo presente,a Berlusconi….mancando il suo “attivismo imprenditoriale”,cosa alimenterà l’entusiasmo al voto delle folle ? La fratellanza ?
Effettivamente si cominciano ad intravedere i primi frutti anche se ancora c’è tanto da fare.A Scandicci,per fare un esempio ci sono già dei giovani in Consiglio,uno di 21 anni.A chi ha esperienza ,ed io vengo da lontano,il Partito ha affidato il compito di “traghettare” questi giovani,di creare una struttura sul territorio.Penso di riuscirci,con sede,autofinanziamento ,l’inserimento e la partecipazione di altri giovani nelle strutture di Partito locali.Chi mi conosce sà che mantengo gli impegni.Lo dobbiamo anche per rispetto nei confronti del CAV che non si è mai risparmiato e continua col suo impegno ad essere un esempio per tutti noi.