Confindustria ha la struttura, le dimensioni e il potere di un grande partito di massa, con il vantaggio di non essere costretta a presentarsi al giudizio elettorale. Rappresentante di 142 imprese, con circa 4mila dipendenti e organizzata come un sistema politico diretto da una presidenza con pieni poteri, Confindustria si struttura in maniera simile, per complessità, a quella del partito comunista cinese. Come i partiti, è divisa in una destra in un centro e una sinistra e, dal cuore di Roma, controlla i giochi economici e detta le regole alla politica italiana.
I mass-media parlano poco delle lotte intestine che la dividono e dei giochi di alleanze attraverso cui le famiglie italiane più ricche controllano i propri feudi. Filippo Astone ha il merito di sottrarre dall’ombra la più micidiale macchina di potere del Paese e di mostrarne le logiche di dominio, di cui familismo, nepotismo, corruzione, scatole cinesi e fondi neri sono la costante; nonché di illuminare le carriere di uomini di riconosciuta fama, evidenziando quanto il loro successo sia dovuto alle conoscenze giuste molto più che al merito; uomini che sono parte di una casta retta da 75 individui che hanno in mano tutto e il doppio di tutto.
Milton Rogas
IL PARTITO DEI PADRONI
Filippo Astone, Longanesi, 383 pagg., 17,60 euro

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