TAGORE “POESIE D’AMORE” Newton Compton Roma 2012

La precarietà del legame amoroso è onnipresente in queste poesie. “…il dono dell’amore è timido/non dice mai il suo nome,/attraversa rapido l’ombra/diffondendo un fremito di gioia/attraverso la polvere./Coglilo al volo o perdilo per sempre./Ma un dono che si può afferrare/è soltanto un fragile fiore/o un lume dalla fiamma tremolante” Nulla è per sempre, tutto è adesso.
Ma il presente deve essere pieno di dedizione nei confronti dell’oggetto amoroso. “Tienimi alla tua porta, sempre/in attesa dei tuoi desideri/…/lascia ch’io tenga alta la testa/orgoglioso di essere il tuo servo.”
Amore, però, fa rima con dolore. Il dolore di chi ama senza essere riamato. “Chi è colei che dimora nel mio cuore/la donna dimenticata per sempre?/La corteggiai/ ma non riuscii a conquistarla./ L’ornai di ghirlande e cantai in sua lode./Un sorriso brillò per un momento/sul suo viso, e poi svanì. ‘Non trovo alcuna gioia in te’, gridò/la donna piena di tristezza” Un dolore che trasmette tanta tristezza all’altro.
E poi il tempo, gli anni che passano inesorabili e che annunciano l’autunno della vita. “Quando ero giovane/ la mia vita era come un fiore/un fiore che lascia cadere/uno o due petali dalla sua ricchezza/e non ne avverte mai la mancanza/quando la brezza della primavera/viene a mendicare alla sua porta./Ora, alla fine della giovinezza/la mia vita è come un frutto/che nulla ha da risparmiare/e attende di offrirsi completamente/con tutta la propria dolcezza.”
C’è una speranza ed è tutta riposta in una convinzione diffusa e alimentata dal déja vue “Credo che mi fermerò stupito/se c’incontreremo in un’altra vita/camminando alla luce d’un mondo remoto./Riconoscerò allora quegli occhi bruni, come le stelle del mattino/ma sentirò che sono appartenuti/a qualche obliato cielo vespertino/di una nostra vita precedente.”
Rabindranath Tagore è stato il poeta e filosofo indiano che ha fatto conoscere e apprezzare in occidente la grande spiritualità del suo Paese. E’ stato un idolo della mia generazione. Accanto a Neruda e a Prévert leggevamo Tagore e tentavamo di imitarlo nelle nostre poesie giovanili dedicate alle nostre compagne di scuola.
Questa immagine del “cuore che suona a distesa” come fosse una campana che comunica la gioia, ricorreva spesso in quegli umili componimenti. Era, per noi giovani spensierati, l’immagine di una gioia di vivere che con il tempo sarà notevolmente attutito e che raramente si risveglia con quasi lo stesso impeto.
Tagore fu insignito nel 1913 del nobel per la letteratura e fu apprezzato da W. B. Yeats e da Ezra Pound.
Una rilettura ci ha nostalgicamente fatto rivolgere un pensiero al nostro passato e prestato attenzione al nostro presente. Il futuro, come si dice, è sulle ginocchia di Giove.
INDICE: Premessa – Nota biobibliografica – La luna crescente – Raccolta di frutti – Il dono dell’amante – Attraversando il fiume – La fuggitiva ed altre poesie

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