– Chi non muore si rivede!
– Indubbiamente.
– Buon anno.
– Anche a te.
– Anzi, happy new year.
– Heri kwa mwaka mpya.
– Suppongo voglia dire: altrettanto a te.
- No, è la semplice traduzione di quello che hai appena detto tu!
– Ah, bene …. allora ho arricchito la mia cultura.
– Probabilmente …. dipende soprattutto da te.
– Ma, che lingua è? Siouan ….. Athabaska …… o forse Tsalagi?
– Niente di tutto questo ….. si tratta di una lingua autoctona ….. di un paese lontano ….. in cui quando qualcuno t’incontra ti dice: jambo!
– Mi stai prendendo giro, suppongo?
– Supponi male! ….. dove gli uomini li chiamano mabwana e le donne wanawake!
– Ma che buffo!
– Sì, ma è anche efficace, perché riescono a comunicare.
– Beh, è il minimo che dobbiamo aspettarci da una lingua.
– …. e quando danno il benvenuto a qualcuno, dicono: karibu e, se lo danno a più persone, dicono karibuni; mentre quando vogliono chiederti come va? ti diconono: habari gani? e se tutto va bene, rispondono: nzuri sana; se, poi, ti chiedono di fare qualcosa con comodo, ti dicono: polepole mentre, al contrario, se ti chiedono di farla in fretta ti dicono: haraka …..
– ….. interessante ….. e come dicono molte grazie?
– Asante sana, mentre quando ti salutano ti dicono: kwa heri e se quando vogliono metterti a tuo agio ti dicono sempre: hakuna matata!
– …. e questo cosa significa?
– Semplicemente, nessun problema!
– Sì, davvero un paese simpatico ….
– …. ma è anche un bellissimo paese …. ci sono tanti maua, tante miti delle specie più disparate, tante varietà di wanyama …. ma, soprattutto ci sono tanti watoto ….
– Ma, cosa significano?
– Ti ho voluto dire, nella loro lingua, che ci sono tanti fiori, tanti alberi, tanti animali e soprattutto tanti bambini …. e quando l’incontri ti danno il benvenuto cantando:
Jambo, jambo bwana,
Habari gani,
Mzuri sana.
Wageni, mwakaribishwa
Kenya yetu Hakuna Matata.
Kenya nchi nzuri,
Hakuna Matata
Nchi ya maajabu
Hakuna Matata
Nchi yenye amani,
Hakuna Matata (1)
– Sembra davvero il paese delle meraviglie!
– Lo è, anche se sta sperimentando una leggera decadenza ….
– …. mi vuoi dire che la gente non ha ideali?
– No, al contrario ne ha molti …. ma, per il momento sono stretti nella morsa tra il desiderio di realizzarli e l’impotenza di poterlo fare!
– Per quale motivo? Manca l’entusiasmo, forse?
– Non del tutto! Manca, piuttosto, la libertà!
– Ma, che mi dici! Esistono ancora paesi in cui le persone non sono completamente libere?
– Ti meraviglia? Ma, se perfino nel nostro paese, che appartiene a quelli più progerditi, le persone non sono completamente libere!
La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione.
Vorrei essere libero, libero come un uomo, come un uomo appena nato
che ha di fronte solamente la natura, che cammina dentro a un bosco
con la gioia di seguire un’avventura, sempre libero e vitale,
fa l’amore come un animale, incosciente come un uomo
compiaciuto della propria libertà.
La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia
che ha diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà
La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione.
Come un uomo più evoluto che s’innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.
La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione. (2)
– Senza partecipazione non esiste libertà ….. e in carenza di libertà, non esiste alcuna motivazione a costruire il proprio presente e subentra inevitabilmente la rassegnazione nello status quo!
– D’accordo, ma di chi è la responsabilità?
– Beh, è difficile poterlo dire con certezza, ma molto probabilmente essa risiede nell’incapacità degli uomini di trovare dei compromessi ragionevoli ….
– …. vuoi dire, regole di base condivise su cui fondare la convivenza?
– Più o meno. Talvolta sono proprio queste regole di base che mancano, o sono carenti in alcuni aspetti, oppure sono applicate in maniera distorta ….. così, accade che lo stato d’incertezza inibisca la partecipazione e renda gli uomini meno liberi di auto determinarsi. Al contrario, dove questa possibilità esiste, tutto risiede nelle capacità personali, allora ognuno diventa davvero faber fortunae sue:
Cosa vuol dire aver un metro e mezzo di statura,
te lo rivelan gli occhi e le battute della gente,
e la curiosità di qualche ragazza impertinente,
che ti avvicina solo per un suo dubbio impertinente:
vuole saper se e’ vero quel che si dice intorno ai nani,
che siano i più forniti della virtù meno apparente,
fra tutte le virtù la più indecente.
Passano gli anni i mesi, e se li conti anche i minuti.
E’ triste ritrovarsi adulti senza essere cresciuti,
la maldicenza insiste, batte la lingua sul tamburo,
fino a dire che un nano e’ una carogna di sicuro,
perché ha il cuore troppo troppo vicino al buco del culo.
Fu nelle notti insonni vegliate al lume del rancore
che preparai gli esami e diventai procuratore,
per imboccare la strada che dalle panche di una cattedrale
porta alla sacrestia quindi alla cattedra di un tribunale:
giudice finalmente, arbitro in terra del bene e del male..
E allora la mia statura non dispensò più buonumore
a chi alla sbarra in piedi diceva “Vostro Onore”
e di affidarli al boia con un piacere del tutto mio,
prima di genuflettermi nell’ora dell’addio,
non conoscendo affatto la statura di Dio. (3)
– Credere nelle proprie possibilità, prima di tutto, dunque!
– Direi, senz’altro di sì! Anche se non tutto dipende da noi stessi!
– Assolutamente! Certe disfunzioni non sono completamente eliminabili e ogni cosa presenta certamente un suo rischio.
– Ovviamente, ma questo troppo spesso diventa un assillo e, conseguentemente, ci rifugiamo nell’immobilismo, nel timore di sucitare reazioni, per altro indesiderate …. invece, dobbiamo sempre tenere presente che abbiamo una missione da compiere, indipendentemente dal fatto che nel nostro cammino troveremo qualche scalmanato disposto a tirarci delle pietre:
Well, they’ll stone ya when you’re trying to be so good,
They’ll stone ya just a-like they said they would.
They’ll stone ya when you’re tryin’ to go home.
Then they’ll stone ya when you’re there all alone.
But I would not feel so all alone,
Everybody must get stoned.
Well, they’ll stone ya when you’re walkin’ ‘long the street.
They’ll stone ya when you’re tryin’ to keep your seat.
They’ll stone ya when you’re walkin’ on the floor.
They’ll stone ya when you’re walkin’ to the door.
But I would not feel so all alone,
Everybody must get stoned.
They’ll stone ya when you’re at the breakfast table.
They’ll stone ya when you are young and able.
They’ll stone ya when you’re tryin’ to make a buck.
They’ll stone ya and then they’ll say, “good luck.”
Tell ya what, I would not feel so all alone,
Everybody must get stoned.
Well, they’ll stone you and say that it’s the end.
Then they’ll stone you and then they’ll come back again.
They’ll stone you when you’re riding in your car.
They’ll stone you when you’re playing your guitar.
Yes, but I would not feel so all alone,
Everybody must get stoned.
Well, they’ll stone you when you walk all alone.
They’ll stone you when you are walking home.
They’ll stone you and then say you are brave.
They’ll stone you when you are set down in your grave.
But I would not feel so all alone,
Everybody must get stoned. (4)
– Ah! OK, colgo la sottigliezza! L’importanza delle azioni ….
– Certo. A volte diamo troppo più significato alle parole piuttosto che alle azioni per indecisione, per impreparazione o altro, mentre invece, più spesso, sarebbe necessario agire e, in alcuni casi, in fretta, per non perdere l’attimo, come diceva il sommo poeta:
– Tu ne quaesieris (scire nefas) quem mihi, quemtibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Vt melius quicquid erit pati!
Seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
5 quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum, sapias, uina liques et spatio breui
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero. (5)
– Non perdere l’attimo, o you are of the cat, vero!
– Hai colpito nel segno:
On a morning from a Bogart movie
In a country where they turn back time
You go strolling through the crowd
like Peter Lorre.
Contemplating a crime
She comes out of the sun in a silk dress running
Like a watercolor in the rain
Don’t bother asking for explanations
She’ll just tell you that she came
in the year of the cat
She doesn’t give you time for questions
As she’s lockin’ up your arm in hers
And you follow ‘till your sense of which direction
Completely disappears
By the blue tiled walls near the market stalls
There’s a hidden door she leads you to
These days, she says, I feel my life
Just like a river running through
The year of the cat
And she looks at you so cooly
And her eyes shine like the moon in the sea
She comes in incense and patchouli
So you take her, to find what’s waiting inside
The year of the cat.
Well morning comes and you’re still with her
And the bus and the tourists are gone
And you’ve thrown away the choice
and lost your ticket
So you have to stay on
But the drumbeat strains of the night remain
In the rhythm of the newborn day
You know sometime you’re bound to leave her
But for now you’re going to stay
In the year of the cat.
In the year of the cat. (6)
– Te lo confesso: adesso mi sento più a mio agio ….. più tranquillizzato, più rilassato!
– Sono contento per te. Almeno ha un senso anche la mia vita ….. ma, non rilassarti troppo, ora è arrivato il momento di prendere decisioni importanti, non puoi sottrarti ai tuoi doveri ….. dimostrati responsabile, affronta la situazione ….. lo so, non è facile, ma devi prendere il toro per le corna o sarà lui che inevitabilmente ti incornerà! “Dum loquimur, fugerit invida aetas”.
– D’accordissimo!
by Picche
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(1) Salve, salve signore,
come stai?
molto bene.
Stranieri, siete i benvenuti,
nel nostro kenya non ci sono problemi.
Il Kenya è un paese bellissimo,
nessum problema.
Un paese meraviglioso,
nessun problema.
Un paese pacifico,
nessun problema.
(2) Giorgio Gaber, La libertà, 1973.
(3) Fabrizio De Andrè, Non al denaro non all’amore né al cielo, 1971.
(4) Bob Dylan, Blonde on Blonde, 1966,
Rainy Day Women 12 & 35,
Bene, ti tirano pietre quando tenti di essere buono
ti tirano pietre, proprio come avevano promesso
ti tirano pietre quando tenti di tornartene a casa
ti tirano pietre quando te ne stai tutto solo
ma io non mi sentirei del tutto solo
tutti quanti finiamo per essere lapidati
Insomma, i tirano pietre quando cammini per la strada
ti tirano pietre quando cerchi di tenerti il tuo posto
ti tirano pietre quando cammini per la stanza
ti tirano pietre quando attraversi la porta
ma io non mi sentirei del tutto solo
tutti quanti finiamo per essere lapidati
Ti tirano pietre mentre sei seduto a fare colazione
ti tirano pietre quando sei giovane e forte
ti tirano pietre quando cerchi di guadagnare qualche dollaro
ti tirano pietre e poi ti dicono “buona fortuna”
ti dico questo, io non mi sentirei del tutto solo
tutti quanti finiamo per essere lapidati
Insomma, i tirano pietre e ti dicono che è l’ultima volta
allora ti tirano (ancora) pietre e quindi ritornano indietro
ti tirano pietre mentre stai guidando la tua macchina
ti tirano pietre mentre stai suonando la tua chitarra
Sì, ma io non mi sentirei del tutto solo
tutti quanti finiamo per essere lapidati
Insomma, ti tirano pietre quando te ne stai tutto solo
ti tirano pietre quando te ne torni a casa
ti tirano pietre e dopo dicono che sei forte
ti tirano pietre quando riposi nella tua tomba
ma io non mi sentirei del tutto solo
tutti quanti finiamo per essere lapidati.
(5) Carmina, Orazio, libro I, ode XI
a Leucònoe
Non chiedere anche tu agli dei
il mio e il tuo destino, Leucònoe:
non è lecito saperlo,
come indagare un senso
fra gli astri di Caldea.
Credimi, è meglio rassegnarsi,
se Giove ci concede molti inverni
o l’ultimo sia questo
che ora infrange le onde del Tirreno
contro l’argine delle scogliere.
Pensaci: bevi un po’ di vino
e per il breve arco della vita
tronca ogni lunga speranza.
Mentre parliamo, con astio
il tempo se n’è già fuggito.
Goditi il presente
e non credere al futuro.
(6) Al Stewart, The year of the cat, 1976
Ua mattina in un film di Bogart
in un paese in cui il tempo si è fermato
camminavi rilassata tra la folla come Peter Lorre
studiando un omicidio
Lei è corsa fuori al sole con un vestito di seta
come un acquerello nella pioggia
non preoccuparti di chiedere spiegazioni
lei ti dirà semplicemente che è venuta nell’anno del gatto
Lei non ti da tempo di fare delle domande,
sta imprigionando le tue braccia nelle sue
e tu la segui finchè non perdi completamente l’orientamento
A fianco del muro dipinto di blu vicino a delle bancarelle
c’è una porta nascosta in cui lei ti introduce
in questi giorni, dice, sento la mia vita
proprio come un fiume che scorre
nell’anno del gatto
Lei ti guarda gelidamente
e i suoi occhi risplendono come la luna nel mare
lei arriva avvolta dal profumo d’incenso e patchouli
così la prendi, per capire cosa sta aspettando
nell’anno del gatto
Viene mattina e tu sei ancora insieme a lei
gli autobus e turisti sono andati via
tu hai rinunciato a fare una scelta
e hai perso il tuo biglietto
Così devi restare
Ma i forti rumori notturni del tamburo rimangono
Nel ritmo del giorno del nuovo giorno
Lo sai, qualche volta vorresti lasciarla
ma per ora stai insieme alei
nell’anno del gatto
nell’anno del gatto.

IL MIGLIOR RIMEDIO PER LE IDEE E’ L’ENTUSIASMO ………… e, aggiungerei, la vigilanza sul nostro passato!
26.01.08: L’ASSE MILANO-TORINO NELLA CULTURA
Questa mattina, sulla rete “LA 7”, ho avuto modo di ascoltare uno spezzone di intervista del giornalista Alain Elkan al sindaco di Torino Chiamparino. In questo breve stralcio si parlava dell’intenzione, ormai attuata da tempo, dalle due amministrazioni di Milano e Torino, di promuovere una valorizzazione culturale delle due città (in corso il coinvolgimento anche di Genova) attraverso l’arricchimento delle proposte, da quella ambientale a quella culturale (musica, arte, letteratura, teatro, storia, etc.) per incrementare il turismo in questi importanti centri.
Fin qui tutto bene. Chi potrebbe vedere qualcosa di sbagliato in questo? In un periodo, inoltre, in cui la Cultura è così in ribasso?………. Ma, c’è un ma!……… A scapito di chi viene fatto?
Ovviamente a scapito dei tradizionali centri artistico-culturali (Firenze, Roma, Venezia) che detengono da soli più del 60% del patrimonio nazionale.
Come ottenere questo? Semplice: con la ragione della forza economica che ribalta la percentuale suddetta a favore del Nord.
Nel mio piccolo osservatorio scolastico ho avuto modo di vedere come, ad esempio, sia sempre più frequente l’adozione di testi di Storia dell’Arte, rigorosamente diffusi da case editrici del nord, nei quali fasi fondamentali per la comprensione culturale della nostra storia, come ad esempio il Rinascimento, non seguano più le metodiche di analisi e “lettura” classiche.
Invece dei riferimenti “basilari”, mutuati dai maggiori studiosi del settore e largamente seguiti anche all’estero (che hanno accertato da tempo la funzione di Firenze quale centro innovatore e propulsore dell’epoca moderna, una sorta di nuova Atene del V° secolo a.C.), si adottano interpretazioni a dir poco “fantasiose” dello sviluppo artistico italiano.
Così, in questi libri di testo, il periodo Romanico viene proposto prevalentemente nelle sue espressioni europee, dimenticando che, per una corretta lettura dello sviluppo artistico, occorrerebbe sottolineare le modalità formali italiane e le ragioni filosofiche che le hanno generate (prime fra tutte quelle di origine platonica); lo stile Gotico va ad occupare uno spazio decisamente “fuori scala” rispetto al suo reale valore artistico e rispetto all’Umanesimo, padre del successivo Rinascimento, con il suo senso di riscoperta della classicità, della proporzione e del senso di armonia greche traslate dai romani ai secoli successivi; il Rinascimento, anche nella sua fase iniziale (prima metà del XV° secolo), viene proposto come un movimento diffuso in Italia (con particolare attenzione, guarda caso, al nord) e non concentrato a Firenze con Brunelleschi, Donatello e Masaccio………… Ubi maior minor cessat: quando emergono alla Storia i valori espressivi di questi tre geni fiorentini il resto perde di valore, non perché non ne abbia, bensì per il fatto che da questo momento il mondo occidentale cambia ed esce definitivamente dai retaggi culturali medievali, introducendo il mondo moderno.
Cosa fanno la Toscana, e Firenze in particolare, per contrastare questo “sfacelo” culturale e questo futuro danno economico per il nostro turismo? Propongono di spostare il David dalla sua sede ormai universalmente acquisita a un luogo decentrato, ancora da costruire, come il nuovo “parco della musica”. Vi immaginate di spostare da San Pietro al nuovo Auditorium di Roma la prima Pietà di Michelangelo?………..
Andrea, Firenze
Bene, e dopo la quarta o sesta liceo che si fa? M.S.
La libertà e l’entusiasmo vanno ricercati in se stessi!!!