Dal primo semestre 2008 al primo semestre 2012 sono stati persi, al Sud, 366.000 posti di lavoro (-5,5%).

L’amara constatazione e la ricetta per venirne fuori sono del presidente della Svimez, prof. Adriano Giannola, in occasione della presentazione del rapporto Svimez 2012 sull’economia del Mezzogiorno. Concetti espressi con altre parole anche dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio in cui ha espresso una grande preoccupazione per i dati relativi all’occupazione in tutte le aree del Paese, in particolare nel Mezzogiorno, per invitare le forze sociali ad un impegno urgente per la crescita, anche in collaborazione con l’UE.
Lo stesso Riccardo Padovani, direttore della Svimez, parla di “rischio di scomparsa di interi comparti dell’industria italiana nel Mezzogiorno, avvitato in una spirale di arretramento economico e sociale, a causa del progressivo abbassamento dei livelli dei consumi (connesso in larga parte alla drastica riduzione dell’occupazione e dei redditi delle famiglie), della scarsa ripresa degli investimenti e dal maggiore impatto al Sud delle manovre restrittive di finanza pubblica varate tra il 2011 e il 2012”. Tra il 2007 e il 2011 il Pil meridionale ha subìto una riduzione in termini reali del 6,1%, ed è variato in termini reali dello 0,1% nell’ultimo anno, con un’ulteriore riduzione del modesto tasso di crescita realizzato l’anno precedente (0,6%), aggravato dalla minore domanda interna, sia delle famiglie che delle imprese, da una flessione della spesa per consumi (pari al 4,3%), anche di beni essenziali (-4,9%, di cui –8,7% per alimenti e -6,2% per vestiti), attribuibili alle critiche prospettive del mercato del lavoro dell’area, tanto che, nel 2013, dovrebbe persistere una stagnazione”.
La situazione è tragica anche per quanto riguarda l’occupazione, come illustrato da Luca Bianchi, vice-direttore Svimez. Dal primo semestre 2008 al primo semestre 2012 sono stati persi, al Sud, 366.000 posti di lavoro (-5,5%), nel Mezzogiorno c’è il 27% di occupati e un 69% di perdite. I più colpiti sono i giovani tra i 15 e i 34 anni, la cui occupazione è in calo del 21% (pari a 433mila). Aumenta, invece, quella degli ultra 35enni, di un +1,5% al Sud (67mila). Il tasso di occupazione scende, così, al Mezzogiorno dal 37,2% del II semestre 2008, al 31,3% del II semestre 2012. In calo anche il tasso d’istruzione: diminuiscono, infatti, sia laureati (-14%) che diplomati (-11%). Notevole, tra Nord e Sud, il differenziale delle quote di classi a tempo pieno. Penalizzate, nel Mezzogiorno, soprattutto le donne, sebbene più e meglio scolarizzate. Dato che neppure la laurea riesce a proteggere dalla crisi, diminuisce l’iscrizione all’Università. Si registra, inoltre, la ripresa del pendolarismo di lungo raggio, di cui 65.271 (46,7%) giovani tra 15 e 34 anni e 39.000 (27,9%) laureati. In aumento il fenomeno della cosiddetta “fuga di cervelli”: 1.350.000 sono gli emigrati dal Sud, di cui 440.000 (70%) giovani tra 15 e 34 anni, e 150.400 (25%) laureati. Solamente 720.000 i rientrati.

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