
A proposito di un articolo apparso sul primo numero 2023 di Pensa Libero, è indispensabile fare chiarezza sul significato di usare i fondi del MES, sotto il profilo di un valore costituzionale, affidare o no le decisioni istituzionali ai cittadini conviventi.
Una quindicina di anni fa – in un periodo in cui si cercò di riportare l’idea UE a quella degli stati di potere antecedenti i Trattati del 1957 – i paesi dell’Eurozona (quelli UE che adoperano l’euro come moneta) pensarono di fronteggiare la recessione economica creando (maggio 2010) il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria, al fine di aiutare gli stati membri in difficoltà. Una società di diritto lussemburghese, con un capitale sottoscritto da tutti i paesi dell’Euro in proporziona a popolazione e a prodotto , una procedura di concessione dei prestiti secondo la logica dell’austerità ed imperniata sul negoziato con il paese richiedente affidato ad un organo a tre, la Commissione UE, la BCE e il Fondo Monetario Internazionale, una triade (conosciuta come la Troika), dei quali la BCE non è un organo dell’UE e il FMI è estraneo all’Europa. Dunque una triade assai lontana dai cittadini europei, il cui comportarsi corrisponde al rigoroso rispetto dei parametri economici in chiave teorica prescindendo dalle condizioni di fatto. E’ stato poi deciso di sostituire dal luglio del 2012, il FESF con il MES, una struttura del tutto analoga, dotata di un proprio Trattato e proprie regole, sempre distinte da quelle UE.
Neppure un mese dopo, la linea economica dell’austerità venne allentata un po’ alla volta, in base a quanto dichiarato da Draghi, da nove mesi nuovo Governatore della BCE: per fronteggiare la crisi finanziaria, perdurante nonostante le ricette dell’austerità, “costi quel che costi, l’euro sarà preservato”. Così, negli anni successivi la struttura istituzionale dell’austerità è restata la medesima, ma è mutata la politica economica realizzata, imperniandosi sul fornire ampie risorse al mondo delle imprese con oneri sempre più ridotti (tramite il sistema dell’acquisto dell’emissione dei titoli pubblici). In tal modo, l’utilizzo del MES è rimasto ai casi di Irlanda, Grecia e Portogallo.
Fino al termine del mandato (31 ottobre 2019), Draghi ha seguito un simile indirizzo , dimostrando la sua specificità di tecnico di alto profilo. Il quale appartiene sì all’ elite pubblica, ma non ne adotta le aspirazioni autoreferenziali dei provvedimenti distanti dai cittadini. Il suo punto di riferimento sono i fatti e pertanto non ha adottato la dannosa austerità ed ha attivato un funzionamento dell’economia dell’eurozona segnato dalla realtà dei rapporti civili. Ha ottenuto un buon successo, senza porsi però il problema di correggere l’impianto istituzionale del MES, del quale non è stata mutata l’impronta di diritto corrispondente all’austerità. A Draghi è subentrata la francese Lagarde, direttrice uscente del FMI, al quale era arrivata otto anni prima da Ministro francese dell’economia (Repubblicani, componenti del PPE). Sulla carta (e basta) un profilo meno elitario e più politico. Nello stesso periodo di questo avvicendamento, si è diffusa a livello mondiale la pandemia COVID-9 , che in pochi mesi ha indotto la BCE e più in generale la UE, a fare scelte molto innovative, ancor più staccate dall’austerità. In sostanza è stata imboccata la prima volta la via del mutualizzare gli impegni, per far fronte ai bisogni sanitari, sociali ed economici legati all’emergenza Coronavirus. Anche il MES ha definito una linea di credito per la spesa sanitaria (assunzione personale medico, approvvigionamento farmaci). Tuttavia non è bastato a superare le riserve strutturali di prima sul MES e nessun Stato vi ha ricorso.
In quei mesi, l’Eurogruppo ha iniziato a trattare alcune modifiche al Trattato del MES, specie per rafforzare la preparazione agli interventi, potenziare l’agire delle banche ed evitare il crescere delle piccole crisi. A fine novembre 2020 ha raggiunto l’accordo ed ha avviato il procedimento di ratifica negli Stati membri. Come si vede, le proposte di modifica non toccano le condizioni sopra segnalate che, con l’affidare un ruolo decisivo alla Troika, mantengono lontano dai cittadini la procedura di trattativa per i prestiti. A parte questo, la procedura di ratifica ha trovato difficoltà in Germania (c’erano stati problemi pure dieci anni fa) ove sette deputati liberali hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale, eccependo che le modifiche 2020 erano state varate senza rispettare il Trattato e dunque potenzialmente danneggiando anche il diritto tedesco.
Intanto, almeno dal 2019, andava sempre più aumentando la stretta monetaria sotto la spinta dell’andamento dell’economia USA e del nuovo Direttore della Federal Reserve Board. Un meccanismo controllato dai cittadini tramite la politica. L’economia americana era nel suo momento migliore da un decennio, con gli investimenti (e quindi la produttività) incentivati dalla riforma fiscale, peraltro conun tasso di interesse ancora troppo basso. Quindi la FED, al fine di imbrigliare l’inflazione, ha proseguito nel rialzare i tassi, ed ha proseguito a farlo visto che la ripresa dell’economia faceva crescere la domanda e insieme l’inflazione mantenendo bassa la disoccupazione. Però la manovra non è riuscita e l’inflazione ha continuato a galoppare, dato che l’aumento del prodotto faceva crescere anche le retribuzioni. Di conseguenza la stretta della FED è proseguita da allora, confermando l’abituale obiettivo di una Banca Centrale (la crescita stabilmente inferiore ma vicina al 2%) mentre negli USA è di varie volte superiore (con il pericolo dell’erosione del potere d’acquisto).
Nel frattempo, la BCE, dopo anni di tassi di inflazione molto ridotti ai limiti della deflazione, ha reagito come detto al COVID rivedendo la politica monetaria, rimanendo però lontana dal 2%, e nel 2022 ha iniziato ad essere toccata da una crescita dell’inflazione di dimensioni del genere statunitense. Quindi, da inizio settembre ‘22, la BCE ha deciso di far crescere in modo aggressivo i tassi di interesse adottando la linea della FED. Una mossa plausibile in un quadro internazionale di forti tensioni geopolitiche, ma che oggettivamente non tien conto della forte differenza esistente tra l’inflazione degli USA che è da domanda (ricorrere al rialzo dei tassi usa il criterio meno domanda prezzi al ribasso) e l’inflazione UE che è da costi frutto dell’aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime (oltretutto tendente ad una inflazione in assenza di crescita). Una simile scelta di politica monetaria restrittiva può perciò essere una scelta solo se affidata ad organi politici che la controllano e sono controllati dai cittadini. Cosa impossibile nella struttura operativa MES.
I primi di dicembre ’22 , la Corte Tedesca non ha accolto il ricorso perché mancava una spiegazione esaustiva della lesione dei diritti dei ricorrenti. Questo ha aperto la strada alla possibilità di ratifica in Germania e in Italia ha innescato una forte campagna delle grandi testate sospinte dalle consorterie elitarie perché il nostro paese faccia lo stesso. Va detto innazitutto che la sentenza della Corte di Karlsruhe non attiene alla struttura del MES , bensì alla sua modifica. E la modifica non aggrava la stortura originaria di esclusione dei cittadini europei. Ne consegue che l’immediata tutela degli interessi italiani passa dal non accedere ai fondi MES, non dalla loro esistenza. La loro esistenza riguarda il come si vuole intendere l’UE.
Ora il Presidente del Consiglio Meloni, una volta escluso l’accesso ai fondi MES, ha fatto un discorso articolato. “ prima di entrare sul dibattito sulla ratifica, possiamo rendere questo strumento utile? Il direttore del Mes (NdA, l’ex ministro del Lussemburgo Pierre Gramegna, nominato un mese fa) ha detto che sono aperti alla posizione dell’Italia, vorrei parlare con lui per capire se c’è un modo di prendere un fondo a cui nessuno accederà, sicuramente non l’Italia, e farne un fondo utile per qualcuno, con minori condizionalità, priorità diverse. Una cosa che non rischi di metterti un cappio al collo“. All’opposto dell’esaltata propaganda di Ezio Mauro su Repubblica del 27 dicembre, è una posizione assai realistica. La cultura liberale non accetta l’elitarismo della Troika, perché intende continuare a costruire l’UE sulle scelte dei cittadini e non su burocrazie autoreferenziali. Ma non fa danno concordare delle modifiche che in qualche maniera vadano verso quell’obiettivo.
Raffaello Morelli

Lascia un commento