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Il Gruppo europeo dei Cinque per l’Ucraina

Lanciato nel novembre del 2024 in risposta all’esigenza di coordinare al meglio il sostegno all’Ucraina aggredita da Mosca, il Gruppo europeo dei Cinque (E-5) ha finora riunito i titolari della Difesa delle maggiori potenze militari del vecchio Continente: con l’Italia, la Francia, la Germania, la Polonia e il Regno Unito. Quest’ultimo, non più membro dell’Ue, ha sempre partecipato a pieno titolo alle riunioni di un gruppo che resta informale nonostante varie proposte di elevarne lo status a “consiglio di sicurezza informale” per l’Europa.

di Salvatore Rondello | 25 Giugno 2026

Lanciato nel novembre del 2024 in risposta all’esigenza di coordinare al meglio il sostegno all’Ucraina aggredita da Mosca, il Gruppo europeo dei Cinque (E-5) ha finora riunito i titolari della Difesa delle maggiori potenze militari del vecchio Continente: con l’Italia, la Francia, la Germania, la Polonia e il Regno Unito. Quest’ultimo, non più membro dell’Ue, ha sempre partecipato a pieno titolo alle riunioni di un gruppo che resta informale nonostante varie proposte di elevarne lo status a “consiglio di sicurezza informale” per l’Europa.

La sigla E-5, del resto, racchiude i due elementi chiave della sicurezza europea: non solo il numero dei ‘grandi’ d’Europa che vi partecipano ma anche l’esplicito riferimento all’Art 5 del trattato Nato che prevede il principio cardine della difesa collettiva per cui un attacco a uno stato membro è considerato un attacco contro tutti gli altri.
Un articolo che, su proposta del governo italiano di Giorgia Meloni, dovrebbe rappresentare anche il fondamento delle garanzie di sicurezza future per l’Ucraina a prescindere della sua adesione all’Alleanza Atlantica, offrendo un valido deterrente e una protezione reale a prescindere da un percorso di adesione formale.

L’obiettivo esplicito del formato, quello di rafforzare la cooperazione politica e militare europea, ha fatto sì che nelle riunioni del passato fossero sempre presenti anche rappresentanti della Nato e dell’Ue. Soprattutto ha reso indispensabile il superamento della condizione di paese membro dell’Ue per parteciparvi. Con circa 183mila effettivi regolari all’attivo, una spesa per la difesa tra le maggiori d’Europa e una vasta esperienza negli interventi Nato, a fianco dell’alleato statunitense, le forze armate britanniche hanno un peso non marginale né eludibile quando sul tavolo ci sono dossier che vertono su difesa e costruzione della ‘gamba’ europea della Nato.

Non sfugge peraltro come l’E-5, proprio perché costituito dai soli Paesi pronti ad assumersi maggiori responsabilità su questo terreno e non vincolato alla rigidità delle regole Ue (in particolare quella del consenso unanime dei 27) potrebbe rappresentare il “primo passo strutturale verso un’Unione Europea della difesa”, basata sulla cooperazione rafforzata di pochi e allargata a Paesi extra comunitari come la Gran Bretagna e, potenzialmente, la Norvegia.

Va in questa direzione, infatti, il proposito fatto filtrare dal Commissario Ue per la Difesa e lo Spazio, Andrius Kubilius poco prima della videoconferenza del 12 giugno tra i ministri della Difesa dei 5 per discutere i preparativi in vista dell’incontro Nato di Ankara, in agenda il 7 e 8 luglio.

Come sostiene Alessandro Politi, direttore della Nato Defense College Foundation: “In campo di difesa è impensabile aspettare una concertazione a 27. Ben vengano allora delle concertazioni intergovernative a pochi soprattutto se improntate a raggiungere risultati concreti che mirano alla standardizzazione dei sistemi difensivi, a partire da quelli di fanteria, e ovviamente ad aumentare l’interoperabilità delle forze armate europee che attualmente contano oltre 170 tipi diversi d’arma. Un problema che è sempre stato presente ma mai realmente risolto”.

Dalla sua istituzione, l’E-5 si è riunito a livello di ministri della Difesa sette volte (cinque volte nel 2025) ma i contatti nel Gruppo sono stati senza dubbio più numerosi per via del conflitto in corso in Ucraina, degli ‘sconfinamenti’ dell’aggressione russa e delle prospettive tuttora incerte di poter raggiungere una pace giusta e duratura per Kiev.
Berlino, convocando anche la prossima riunione, conferma il suo ruolo nel coordinamento politico dell’E-5. D’altra parte, la partecipazione di Meloni al meeting di domani riafferma l’interesse italiano verso questo tavolo, considerato più utile (rispetto ai paesi ‘volenterosi’) per discutere di posizionamento rispetto alla crisi ucraina, la sicurezza europea e il coordinamento con l’amministrazione Usa.

Ai partner del gruppo E-5 sono ben presenti due elementi fattuali: la volontà reiterata da Washington per un progressivo disimpegno americano nel Continente e l’evidenza che Mosca, per quanto indebolita da quattro anni di conflitto, resta la maggiore minaccia a lungo termine per la sicurezza.
Sul tavolo dei 5, a Berlino, arriverà il dossier della guerra in Ucraina giunta in una fase decisiva, con la Russia prostrata dagli attacchi di Kiev e dal caro benzina. I leader, come anticipato dal cancelliere Merz si confronteranno anche sulla postura da tenere nel prossimo vertice Nato di Ankara.

Merz ha assicurato: “Da questo punto di vista le recenti dimissioni del premier britannico Keir Starmer non impatteranno l’agenda dei lavori in modo significativo. Da una parte perché Starmer resterà in carica, comunque, fino a settembre e non si prevede che il successore avrà orientamenti diversi sulle strategie difensive. Dall’altra perché è prevista anche la partecipazione, in videoconferenza, del segretario generale della Nato Mark Rutte.

Se il G7 di Evian della scorsa settimana ha fatto esultare i leader dei 7 Grandi per l’accordo sulle forniture di equipaggiamenti extra per la difesa aerea di Kiev e l’inasprimento delle sanzioni contro la Russia, le aspettative sull’appuntamento di Berlino non sono da meno: la prima volta dei capi di stato e di governo in questo format dovrebbe aiutare se non altro a superare la dialettica sempre vivace tra i paesi Ue sulla postura da tenere con Mosca e sulla proposta di un inviato unico europeo per la guerra tra Russia e Ucraina.

Con la certezza, dopo gli attacchi scomposti del presidente Usa Trump verso i deludenti alleati europei, di dover fare qualcosa di più per riuscire a parlare già ad Ankara con una voce unica.
Riuscirà il gruppo E5 a trovare una soluzione per uscire dalle strettoie in cui si trova oggi l’Europa grazie alle politiche trumpiane? L’Unione Europea saprà costruirsi un futuro, o resterà vittima delle manovre geopolitiche di chi vorrebbe realizzare una dittatura globalizzata? Il ritorno della Gran Bretagna nell’Unione europea ed il suo ingresso nell’euro sarebbero indispensabili.

Salvatore Rondello

Il Gruppo europeo dei Cinque per l’Ucraina
Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Salvatore Rondello

Salvatore Rondello è nato a Trapani il 11 luglio 1954. Dal 1982 vive e lavora a Roma.
Dopo aver conseguito la maturità con il massimo dei voti, ha proseguito gli studi in economia e commercio presso l’Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari”.
Studioso di problematiche sociali, economiche e politiche con particolare attenzione alle tematiche del credito, del welfare e del mercato del lavoro, ha organizzato diversi convegni ai quali sono intervenuti importanti personalità del mondo accademico, politico e sindacale.
Opinionista, consulente artistico e poeta, ha coordinato diversi dibattiti culturali tra i quali sono annoverati diverse presentazioni di nuove pubblicazioni librarie.
Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati in diverse riviste e quotidiani. Da settembre 2016 collabora con la Redazione del quotidiano “Avanti on line”.
Nel febbraio 2015 pubblica per Aletti Editore la raccolta di poesie “Vagazioni” classificata finalista nella II edizione del Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”.
Si è sempre battuto socialmente per la tutela del patrimonio artistico e naturale, per la diffusione della cultura, per la difesa Resistenza dei diritti umani e dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza.

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