Che esistono a Firenze dal 1993 e di cui Punto e a Capo si impegna ad ampliare la gestione a tutti coloro che ne faranno richiesta e non soltanto a vecchi e pensionati.
L’ironia suscitata dalla pensata del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali che regalerebbe un pezzo di terra coltivabile alla nascita del terzo figlio, come panacea di tutti i mali, mi ha spinto a saperne di più. E credo che questa semplice ricerca sarebbe stata utile anche in sede governativa.
Mi astengo dalle battute più o meno carine o spietate ma sempre esilaranti, perchè non mi entrano nella cartella. Mi accingo invece a sottolineare , ai pochi che non lo sanno, Giggino compreso, che “nihil novi”.
I primi Orti Urbani nascono nell’ 800. Verso la metà del secolo, i primi “Kleingarten” tedeschi, spazi riservati ai bambini. Verso la fine del secolo l’idea inizia stabilmente a diffondersi attraverso i “Jardin Ovrieurs”. Nati dall’attività del Monsignor Jules Lemire, politico ed uomo di grande cultura, questi giardini operai avevano l’obiettivo di coltivare l’orto come possibile fonte di risorse economiche ed alimentari, nonchè come forma di sviluppo e di arricchimento del rapporto familiare, così come sintetizzava quello che era il motto di tale iniziativa.
“Il giardino è il mezzo, la famiglia è lo scopo”.
In Italia, in piena guerra mondiale, il duce lancia la campagna per gli orticelli di guerra dove tutto il verde pubblico veniva messo a disposizione della popolazione per coltivare verdure e legumi con l’obiettivo finale di non lasciare incolto “neppure un lembo di terra”.
Dopo decenni di latitanza si è ripensato a questa risorsa sociale, educativa, economica.
A Firenze, la prima deliberazione del Consiglio comunale è la n. 2032/259 del 30.06.1993, con annesso regolamento per la gestione degli orti urbani su terreni di proprieta’ del comune e gestiti dai Quartieri , ciascuno con proprie normative e regole.
Se fino a oggi gli orti erano destinati agli anziani over 65 e ai pensionati, nell’anno in corso per la prima volta anche le famiglie, con precedenza a quelle con figli e alle persone in mobilità lavorativa sopra i 50 anni, potranno coltivarli gratuitamente, almeno in una parte di città. L’iniziativa è del quartiere 4 che ha lanciato il nuovo bando per affidare i piccoli appezzamenti di terreno alla cura dei cittadini, e del Campo di Marte, nel quartiere 2 che ha pubblicato il bando ma sempre e solo riservato agli over 60.
Le funzioni principali che svolgono gli orti sociali interessano vari settori.
Urbanistico, con la trasformazione di spazi degradati o abbandonati in luoghi utili migliorando il paesaggio e aggiungendo arre verdi ad ogni quartiere.
Ambientale, creando un filtro alla contaminazione, e migliorando la qualità dell’aria.
Terapeutico, dato che l’attività all’aria aperta offre benefici alla salute e benessere alla persona, aiutando a diminuire lo stress attraverso un esercizio fisico moderato. Nonchè sostenendo persone affette da vari livelli di disabilità , problemi psicologici, tossicodipendenza, o sostenuti da programmi di assistenza sociale.
Sociale, come grande opportunità di attività di gruppo, familiare associativo o come semplice hobby, dunque a carattere ricreativo, per chi si incarica della coltivazione nel tempo libero o durante le vacanze.
Culturale, in una sorta di aggregazione e fusione fra l’attività tradizionale agricola e la new generation dell’agricoltura sociale.
In ultimo ma non meno importante, come fonte di sussistenza con la funzione principale di fornire alimenti in autosufficienza.
Ecco perchè il ministro dell’innovazione delle politiche sociali ha scoperto l’acqua calda. Manifestando ancora una volta la sua ignoranza sulla realtà che lo circonda. Mentre l’idea è buona se gestita a livello locale, a livello nazionale diventerebbe, con molta probabilità, il solito guazzabuglio di regole burocratiche.
Peccato che i figli non si fanno per un pezzetto di terra da coltivare ma quando si possono mantenere decorosamente con un lavoro e un reddito adeguato e non con le mancette che fanno comodo per un periodo limitato. E questo è l’obiettivo primario e il reale progetto innovativo che il Governo dovrebbe proporsi.
Carla Ceretelli

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